Opinioni

Quel conflitto invisibile che mina la democrazia

Cyberattacchi come quelli che in questi giorni hanno trasformato freezer in forni a microonde possono diventare anche un modo per testare le conseguenze sociali e le reazioni dell’opinione pubblica occidentale di fronte a fenomeni fino a ieri impensabili
Carlo Muzzi

Carlo Muzzi

Vicedirettore

Un supermercato svedese i cui frigoriferi hanno subito un cyberattacco - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Un supermercato svedese i cui frigoriferi hanno subito un cyberattacco - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che l’attacco alle democrazie occidentali potesse arrivare fino nei congelatori dei supermercati europei. Eppure la guerra ibrida non è fatta solo di sorvoli di droni sopra gli aeroporti o di attacchi cibernetici a istituzioni e banche. Azioni come quelle che hanno trasformato freezer in forni a microonde possono diventare anche un modo per testare le conseguenze sociali e le reazioni dell’opinione pubblica di fronte a fenomeni fino a ieri impensabili.

È come tenere costantemente una società sulla corda e verificarne la tenuta in un momento in cui la classe politica, i partiti e le istituzioni democratiche sono sempre più al centro delle critiche dei cittadini, che si sentono sempre meno rappresentati. La questione ruota attorno al senso di insicurezza quotidiano oggi provocato dai supermercati mezzi vuoti e domani, magari, da un aeroporto chiuso per il sorvolo di un drone e per un sistema radar in tilt.

A questo si aggiunge la natura stessa della guerra ibrida: appunto un’azione ostile silenziosa che si può tradurre in sabotaggi, attacchi informatici, campagne di disinformazione e interferenze nei processi democratici. Il tutto senza che il nemico sia facilmente riconoscibile e che vi sia una condizione di conflitto conclamato. In fondo ciò che ha messo in pratica la Federazione russa in particolare lungo il fronte est dell’Unione europea, quello più esposto politicamente (e militarmente se si pensa alla guerra in Ucraina).

Se nel mirino finiscono anche i supermercati, e non soltanto le campagne elettorali, significa che la guerra ibrida può compiere un ulteriore salto di livello: dal cittadino elettore al cittadino consumatore. Il fine ultimo non deve quindi necessariamente essere quello di provocare un danno materiale particolarmente grave. Può essere sufficiente incrinare la fiducia dei cittadini nella capacità delle istituzioni di garantire sicurezza e continuità ai servizi essenziali. Il consumatore (che è anche elettore) perde la già esigua fiducia nei confronti delle istituzioni.

Un hacker
Un hacker

Tuttavia l’attenzione non deve essere solo su chi vuole colpire le democrazie, ma anche su chi dovrebbe difenderle. È in questo contesto che assume un significato particolare anche il voto americano di ieri. Milioni di cittadini degli Stati Uniti sono stati chiamati alle urne per le elezioni di midterm, destinate a rinnovare la Camera dei rappresentanti e un terzo del Senato.

Un appuntamento cruciale per gli equilibri politici americani e per la seconda parte del mandato di Donald Trump, ma anche un banco di prova per la tenuta delle istituzioni democratiche statunitensi, ormai sotto stress costante. È chiaro che l’esito delle urne potrebbe influenzare le scelte in politica estera della Casa Bianca e avrà un effetto sulla politica internazionale, ma non è questo il tema centrale in questo caso.

Proprio mentre le minacce cibernetiche si estendono alle infrastrutture civili e ai processi democratici, l’amministrazione Trump ha progressivamente smantellato una parte significativa del sistema federale di protezione delle elezioni, ridimensionando la Cisa, l’agenzia per la cybersicurezza istituita dallo stesso Trump durante il suo primo mandato (ma con cui si è consumato uno strappo durante le Presidenziali che hanno visto primeggiare Biden). Una scelta che appare tanto più controversa alla luce delle interferenze straniere che i servizi di intelligence americani hanno continuato a monitorare per il voto di midterm.

Se da un lato tale votazione ci porta a ragionare sulla qualità della democrazia americana, allora la guerra ibrida riguarda direttamente la qualità delle nostre liberaldemocrazie. Le società aperte si fondano sulla libertà di circolazione delle informazioni, sulla fiducia nelle istituzioni e sulla possibilità di esercitare i diritti politici senza intimidazioni. Sono caratteristiche che rappresentano la loro forza, ma che possono trasformarsi in punti di vulnerabilità quando vengono sfruttate da chi intende destabilizzarle.

La guerra ibrida, dunque, non si combatte soltanto ai confini dell’Europa. Può manifestarsi nei gesti più ordinari della vita quotidiana e nei momenti più importanti della partecipazione democratica. Dai frigoriferi dei supermercati alle urne elettorali, cambia la natura degli obiettivi. Resta una domanda alla quale le liberaldemocrazie occidentali devono trovare una risposta: come difendere società sempre più interconnesse senza rinunciare alle libertà che le definiscono?

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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