Per i due poli maggiori è il momento della caccia ai partitini. Al fine di superare la soglia del 42%, necessaria per avere il premio di maggioranza e governare, è importante acquisire il supporto di più soggetti politici minori. Nel centrodestra entra Sud chiama Nord, che porterà circa l'1% dei voti; frattanto si parla anche di Marattin, ma ancora nulla è certo. Sul versante del campo largo, il problema non è far entrare nella coalizione soggetti politici centristi (nonostante la richiesta di Conte alla Schlein di «garantire» che Renzi non sfasci la coalizione dopo le elezioni) ma è quello di organizzare le sigle in uno, al massimo due grandi contenitori, anche per superare il problema delle firme da raccogliere per presentare le liste.
Renzi ha Casa riformista, nella quale – insieme a Italia viva – potrebbero entrare Più uno di Ruffini e Gabrielli. Resta in dubbio l'adesione di Più Europa: intanto è stata presentata da Riccardo Magi alla Camera la richiesta di costituzione di un gruppo parlamentare, per ridurre il numero di firme da presentare. Così i radicali possono decidere se correre da soli o con Casa riformista: Magi preferirebbe la prima ipotesi, mentre Dalla Vedova – suo rivale in vista dell'imminente congresso del partito – caldeggia la seconda scelta (si vuole una lista con Renzi, Spatafora e Più Europa sul modello di «Stati uniti d'Europa» che si presentò alle europee del 2024). In ogni caso, Casa riformista e Più Europa sono dalla parte della Schlein, alle primarie.
Tutti i sondaggi dicono che il centrosinistra è avanti di un soffio e che il voto di Italia Viva fa la differenza. Paradossale, vero? Per anni tutti a ironizzare sul 2,5% e poi scopriamo che è esattamente quello che serve per vincere. Io non dico più una parola sul tema: il centrosinistra può vincere. Per farlo servono misure concrete per le famiglie a cominciare dalle proposte che abbiamo lanciato alla Leopolda su quattordicesima, anticipi delle partite IVA, Start Tax, sicurezza, innovazione. Io non chiedo posti: a decidere chi deve stare in Parlamento saranno i cittadini con i voti, non gli alleati di coalizione. Ma chi come me è abituato a far politica sa che è meglio prendere il 2,5% ed essere decisivo per la vittoria rispetto a prendere il 5% da sconfitti. È il momento di salvare l’Italia mettendo da parte le polemiche e l’ego.
— Matteo Renzi (@matteorenzi) October 15, 2026
Diverso è il caso di Onorato col suo Progetto civico Italia: l'assessore capitolino si è alleato con Avanti-Psi e con Controcorrente di La Vardera. Questo gruppo centrista guarda con favore alla candidatura di Conte alle primarie: non è un caso che, alla presentazione del nuovo soggetto politico, siano andati tanti esponenti del campo largo (fra i quali Conte, Fratoianni, Gualtieri e Manfredi), ma non Renzi, Schlein, Ruffini e Magi. Ricordiamo che la nuova legge elettorale non vieta più – come si prospettava all'inizio – di conteggiare i voti dei partiti sotto il 3% per stabilire la percentuale comune utile per superare il 42%, però avranno eletti in Parlamento solo i soggetti politici con almeno il 3% e il partito più votato fra quelli sotto il 3%.
Ciò creerà problemi, perché se Casa riformista (con eventuali alleati in lista) supererà il 3%, anche Progetto civico Italia-Avanti Psi avrà propri parlamentari, altrimenti entrerà solo il gruppo renziano-radicale; più probabile, invece, che uno nel centrodestra fra Noi moderati e Sud chiama Nord (entrambi intorno all'1-1,5%) sia destinato a restare senza seggi.
Fuori dai poli, sempre al centro, c'è Azione di Calenda, che però conta di superare da solo lo sbarramento e di porsi come terza forza rientrando eventualmente nel grande gioco delle alleanze governative se nessun polo superasse il 42%. Nel centrosinistra la Schlein vorrebbe un solo soggetto politico centrista, federato. In effetti, negli ultimi tempi Silvia Salis, sindaca di Genova, è molto presente mediaticamente: alcuni hanno ipotizzato una sua candidatura alle primarie del campo largo, in nome dei riformisti della coalizione. Però, ad oggi, pare che la battaglia si svolgerà solo fra Conte e Schlein (in questo caso a turno unico; se invece si presentassero altri candidati, sicuramente la segretaria democratica chiederebbe il ballottaggio, perché nella prima tornata della consultazione i «terzi incomodi» toglierebbero verosimilmente voti a lei).
Il mio intervento questa mattina agli Stati generali di Progetto Civico Italia https://t.co/jHGUKJp9ks
— Giuseppe Conte (@GiuseppeConteIT) October 24, 2026
Alla Salis sembra destinato un ruolo di federatrice delle liste e dei soggetti centristi, cosa che potrebbe andar bene a Conte (facendo passare Renzi in secondo piano) ma non a tutti i leader dei tanti frammenti moderati ai quali si è fatto cenno in precedenza. Nella Prima Repubblica, il centro era fortissimo (la Dc si è mantenuta ben sopra il 30% fino a tutti gli anni Ottanta) e presidiato dal partitone democristiano. Oggi, secondo i sondaggi, la galassia centrista vale un 12%, distribuita in parti uguali fuori dai poli e col campo largo, con un 2-2,5% nel centrodestra: stiamo parlando di Italia viva, Più Uno, Più Europa, Progetto civico Italia, Azione, Sud chiama Nord, Noi moderati e altre sigle minori. All'apparenza irrilevanti, tutti questi partiti contano, perché possono spostare l'ago della bilancia del confronto fra i poli a favore di uno o dell'altro, come si diceva. Ma, ad oggi, si tratta di un'area in assestamento piena di cantieri aperti.




