Economia

Cordua: «Le Pmi tengono il passo ma resta il nodo dell’energia»

L’indagine di Confapi Brescia evidenzia segnali di stabilizzazione per le piccole e medie imprese, nonostante il persistere del caro energia e delle tensioni internazionali
Anita Loriana Ronchi
Il presidente Pierluigi Cordua con l’assessore Andrea Poli
Il presidente Pierluigi Cordua con l’assessore Andrea Poli

Arrivano segnali di stabilizzazione dalle Pmi bresciane, anche se il contesto rimane fragile e condizionato da forti pressioni sui costi. È quanto emerge dall’analisi congiunturale del primo trimestre 2026 condotta da Confapi Brescia su un campione di 100 imprese associate, rappresentativo del tessuto associativo: forte la presenza del comparto metalmeccanico (circa il 50%), il 75% delle aziende ha tra i 10 e i 50 dipendenti e il 70% registra fatturati inferiori ai 5 mln di euro.

Dopo una fine 2025 caratterizzata da un rallentamento diffuso e da una prevalenza di dinamiche negative, l’inizio del 2026 evidenzia un riequilibrio: cresce il numero di imprese che dichiara stabilità nei principali indicatori economici. Nel dettaglio, il 31% delle imprese segnala un aumento del fatturato, ma una quota più ampia (39%) registra una contrazione, mentre il 30% resta stabile. Dinamiche analoghe per la produzione (26% in crescita, 35% in calo) e per gli ordinativi, con un saldo negativo (33% in aumento contro il 41% in riduzione).

Il punto

Il dato più critico riguarda i costi di produzione, in aumento per il 77% delle imprese: il 70% riguardante rincari energetici, per il 68% delle materie prime.

Tengono i livelli occupazionali: l’81% delle aziende manifesta stabilità, il 14% ha incrementato il personale e solo il 6% ha registrato riduzioni. Un segnale positivo anche sul fronte degli investimenti: il 46% conferma i piani senza variazioni rispetto all’anno precedente, il 37% li aumenta e il 17% li riduce.

«I dati – commenta il presidente di Confapi Brescia, Pierluigi Cordua – descrivono un sistema produttivo che continua a dimostrare capacità di tenuta anche in un contesto complesso, ma che deve fare i conti con fattori esterni sempre più pesanti. Il tema dei costi energetici resta centrale: per la grande maggioranza delle imprese rappresenta una voce in crescita che incide direttamente sulla competitività, sui margini e sulla capacità di programmare investimenti. Occupazione e investimenti tengono ed è un segno importante della solidità e responsabilità delle nostre Pmi. Tuttavia, il quadro internazionale resta molto critico, anche alla luce delle tensioni legate alla crisi del Golfo Persico».

Lo scenario

Sul fronte dei mercati, il 38% delle imprese segnala in effetti una crescita del fatturato domestico, in lieve miglioramento rispetto al trimestre precedente. Migliorano anche i mercati esteri, in particolare Europa (28% in aumento) ed extra Ue (23%), pur restando significativa la quota di imprese che registra cali.

Il grado di utilizzo degli impianti si mantiene su livelli medi: il 47% delle aziende opera tra il 70% e l’85% della capacità produttiva, l’11% dichiara livelli prossimi alla saturazione; non manca una fascia di sottoutilizzo (12%) che segnala criticità. «In tale scenario – sottolinea Cordua –, il fattore tempo è determinante: più a lungo permane l’instabilità, maggiore sarà economiche sul nostro territorio, in particolare per il sistema manifatturiero. Occorrono risposte rapide e concrete, soprattutto a livello europeo, mettendo davvero al centro la competitività delle nostre aziende sui mercati internazionali».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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