Arrivano segnali di stabilizzazione dalle Pmi bresciane, anche se il contesto rimane fragile e condizionato da forti pressioni sui costi. È quanto emerge dall’analisi congiunturale del primo trimestre 2026 condotta da Confapi Brescia su un campione di 100 imprese associate, rappresentativo del tessuto associativo: forte la presenza del comparto metalmeccanico (circa il 50%), il 75% delle aziende ha tra i 10 e i 50 dipendenti e il 70% registra fatturati inferiori ai 5 mln di euro.
Dopo una fine 2025 caratterizzata da un rallentamento diffuso e da una prevalenza di dinamiche negative, l’inizio del 2026 evidenzia un riequilibrio: cresce il numero di imprese che dichiara stabilità nei principali indicatori economici. Nel dettaglio, il 31% delle imprese segnala un aumento del fatturato, ma una quota più ampia (39%) registra una contrazione, mentre il 30% resta stabile. Dinamiche analoghe per la produzione (26% in crescita, 35% in calo) e per gli ordinativi, con un saldo negativo (33% in aumento contro il 41% in riduzione).
Il punto
Il dato più critico riguarda i costi di produzione, in aumento per il 77% delle imprese: il 70% riguardante rincari energetici, per il 68% delle materie prime.
Tengono i livelli occupazionali: l’81% delle aziende manifesta stabilità, il 14% ha incrementato il personale e solo il 6% ha registrato riduzioni. Un segnale positivo anche sul fronte degli investimenti: il 46% conferma i piani senza variazioni rispetto all’anno precedente, il 37% li aumenta e il 17% li riduce.
«I dati – commenta il presidente di Confapi Brescia, Pierluigi Cordua – descrivono un sistema produttivo che continua a dimostrare capacità di tenuta anche in un contesto complesso, ma che deve fare i conti con fattori esterni sempre più pesanti. Il tema dei costi energetici resta centrale: per la grande maggioranza delle imprese rappresenta una voce in crescita che incide direttamente sulla competitività, sui margini e sulla capacità di programmare investimenti. Occupazione e investimenti tengono ed è un segno importante della solidità e responsabilità delle nostre Pmi. Tuttavia, il quadro internazionale resta molto critico, anche alla luce delle tensioni legate alla crisi del Golfo Persico».
Lo scenario
Sul fronte dei mercati, il 38% delle imprese segnala in effetti una crescita del fatturato domestico, in lieve miglioramento rispetto al trimestre precedente. Migliorano anche i mercati esteri, in particolare Europa (28% in aumento) ed extra Ue (23%), pur restando significativa la quota di imprese che registra cali.
Il grado di utilizzo degli impianti si mantiene su livelli medi: il 47% delle aziende opera tra il 70% e l’85% della capacità produttiva, l’11% dichiara livelli prossimi alla saturazione; non manca una fascia di sottoutilizzo (12%) che segnala criticità. «In tale scenario – sottolinea Cordua –, il fattore tempo è determinante: più a lungo permane l’instabilità, maggiore sarà economiche sul nostro territorio, in particolare per il sistema manifatturiero. Occorrono risposte rapide e concrete, soprattutto a livello europeo, mettendo davvero al centro la competitività delle nostre aziende sui mercati internazionali».



