Dagli hub al teatro Romano, Brescia città inclusiva e vivace

Al Teatro Borsoni presentate le linee guida della comunità del domani e i contorni del Piano strategico per la cultura 2030 a Palazzo Loggia
Rosario Rampulla

Rosario Rampulla

Vicecaporedattore

I protagonisti della serata al Teatro Borsoni
I protagonisti della serata al Teatro Borsoni

Ridisegnare i confini di una città inclusiva, vivace, che non dimentichi le fasce più giovani, e che sappia offrire occasioni di crescita, confronto. Ma anche di dibattito.

Del Piano strategico per la cultura 2030 a Palazzo Loggia si era già parlato. Ma quella andata in scena ieri sul palco del teatro Borsoni è stata qualcosa in più di una presentazione ufficiale. In bilico tra dialoghi e monologhi, la Giunta guidata dalla sindaca Laura Castelletti ha voluto fornire – fuori dalle normali liturgie politico-amministrative – una visione personale e ambiziosa, una sorta di città ideale dove «ridefinire la geometria della Brescia che c’è e, soprattutto, che verrà».

Amarcord e progetti

Dopo aver dedicato, con il contributo di Alberto Belgesto (responsabile della Festa della Musica di Brescia), un toccante ricordo a Jean-Luc Stote, morto lo scorso settembre, la presentazione è entrata nel vivo. E lo ha fatto mettendo a confronto alcuni aspetti essenziali del piano, questo dopo l’incipit affidato a Stefano Massini.

Se la mediatrice culturale Sara Tarout ha enfatizzato l’importanza «dell’incontro e della relazione nel processo di mediazione tra le persone», il dialogo tra l’assessora alle Pari opportunità Anna Frattini e la vicepresidente di Fondazione Cariplo Valeria Negrini ha spostato ha spostato l’asse sul tema della disuguaglianza. «Sui giovani – ha evidenziato Frattini – occorre investire perché c’è in gioco la crescita della nostra comunità». «Come Fondazione – ha aggiunto Nergini – siamo concentrati su tre filoni progettuali dedicati rispettivamente ai minori stranieri non accompagnati, al bando pensato per i Neet (giovani che non studiano né lavorano, ndr) e alle iniziative della Fondazione della Comunità bresciana».

Stimolante poi i l dialogo tra Vittorio Angelini, soprintendente del teatro Grande, e il rapper Frah Quintale, concordi nella necessità di «fare della commistione tra generi musicali» una bussola per meglio orientarsi in un orizzonte che deve abbattere le distanze (anche geografiche) tra i generi. Anche per ribadire come la differenziazione tra musica colta e musica popolare sia sempre meno sostenibile. Meglio sarebbe utilizzare un approccio - diciamo così - più laico, puntando sulle commistioni tra i generi.

Visioni e realtà

Difficile infine condensare la strategia di Palazzo Loggia in poche righe. Certo, c’è l’ambizione di arrivare a investire, entro il 2030, il 4,7% della spesa corrente in Cultura. Numeri a parte, meglio concentrarsi su alcuni capisaldi della Giunta. Si parlava di una nuova geometria delle città, da sviluppare attorno a cinque hub culturali nelle diverse aree geografiche di Brescia. Un qualcosa da creare insieme ai ragazzi delle scuole. Perché – su questo la sindaca ha insistito molto – il contributo della cittadinanza «è assolutamente fondamentale. La partecipazione è imprescindibile».

Prima di lei, una breve introduzione affidata a Francesca Bertoglio, responsabile del Piano strategico, che ha introdotto il concetto di «cultura come infrastruttura civica».

La videoinstallazione dedicata al progetto sul Teatro Romano
La videoinstallazione dedicata al progetto sul Teatro Romano

Un momento particolarmente suggestivo è stata la breve videoinstallazione – firmata Bao/Varius – dedicata a quello che sarà il Teatro Romano, la cui rinascita è affidata ad un complesso progetto di valorizzazione affidato a David Chipperfield. Una gemma che andrà a incastonarsi in una rete museale in continuo sviluppo. Ecco che quindi l’arte, la bellezza diventano ricetta salvifica per una città che vuole proporsi come polo a livello internazionale. E già questo è un progetto ambizioso. Ma, numeri e dichiarazioni a parte, la visione della Giunta pare improntata a costruire una Brescia dove trascorre bene il proprio tempo. E dove i giovani possano trovare luoghi di incontro. Non a caso l’assessora Frattini ha annunciato la riproposizione degli Stati generali dedicati proprio a loro, «alla generazione che costruirà il nostro futuro».

La strada, da qui al 2030, è ancora lunga e piena di incognite, ma la rotta da seguire è piuttosto chiara. Per oggi e, soprattutto, per domani.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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