Musica

Il «professore» Vecchioni incanta ancora una volta Brescia

Al Teatro Grande concerto benefico per l’associazione «Un Medico X Te». Il cantautore premiato dalla sindaca Castelletti con una medaglia d’oro con incisa la Vittoria Alata
Enrico Danesi
Il concerto di Roberto Vecchioni al Teatro Grande
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Il concerto di Roberto Vecchioni al Teatro Grande

Poetico, intimo, umanistico, ricco di sentimento, commosso e infine anche premiato. Narratore e affabulatore da sempre, Roberto Vecchioni ieri al Teatro Grande non ha certo trascurato melodie e armonizzazioni (era d’altronde accompagnato da una band di fuoriclasse) ma ha soprattutto accarezzato le parole.

Nel massimo cittadino è andata in scena una tappa speciale del tour Tra il Silenzio e il Tuono, con la particolarità dell’evento rappresentata dalla causa benefica che sostiene, a cui l’artista si è prestato gratuitamente: l’incasso del concerto organizzato da Lamberto Cremonesi è stato interamente devoluto all’associazione bresciana «Un Medico X Te», che attraverso un centinaio di medici volontari offre assistenza sanitaria a persone in condizione di fragilità economica e sociale.

Il live comincia con un richiamo all’attualità: Vecchioni recita alcuni versi, tradotti in italiano, di «Streets of Minneapolis», che Bruce Springsteen ha scritto in merito all’«occupazione della cittadina del Minnesota da parte dell’Ice» (il parlato tornerà più tardi, con le liriche di «Ho conosciuto il dolore»). Poi i temi diventano personali e universali allo stesso tempo, con i personaggi attraverso i quali il cantautore milanese canta del mondo e di sé, una sorta di narrazione in più capitoli, cuciti insieme da un fil rouge emozionale, che li rende in un’unica storia che artiglia il cuore e fa luccicare gli occhi, anche quando sfiora la retorica.

Le emozioni non invecchiano, spiega Vecchioni, rammentando come abbia dovuto eliminare tutti i vizi, mantenendo però quello di «guardare con amore mia moglie Daria, innamorato da quarantacinque anni, rubati all’invidia del tempo», concetto fissato anche in «Ogni canzone d’amore».

Quindi arrivano «La mia ragazza» e «Vincent», brano su Van Gogh («un pittore che dipingeva con l’anima»), che consente all’artista di accennare alla Fondazione Vecchioni, costituita insieme alla moglie contro lo stigma della malattia mentale (la Fondazione Vecchioni, nata il 20 gennaio 2026 per «trasformare il dolore in impegno condiviso» nel ricordo del figlio Arrigo, ndr). Scorrono pagine al femminile come

«Cappuccio rosso» (sulla tragedia della combattente curda Ayse Deniz), «Celia de la Serna» (la madre del Che) e «Figlia», quindi «Velasquez», «Sogna, ragazzo, sogna» (il testamento da docente), «Chiamami ancora amore».

Con la sindaca

A questo punto c’è un divertente siparietto con la sindaca Laura Castelletti, che consegna al Professore della canzone italiana (anche in virtù di un legame con la città che dura da tempo) una medaglia d’oro con incisa la Vittoria Alata. Quindi accomuna in un sentito ricordo Evaristo Beccalossi e Alex Zanardi, cantando «Ti insegnerò a volare», che aveva scritto nel 2018 proprio per quest’ultimo. E conclude tra la fatalità, il rimpianto e la gioia, con il canto in principio sommesso, poi trionfale, di «Luci a San Siro» e «Samarcanda».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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