Cultura

L’anno da Capitale della Cultura «ha cambiato il brand di Brescia»

Nicola Rocchi
Alberto Bonisoli, ministro dei Beni e delle Attività culturali nel primo governo Conte: «Non è più percepita esclusivamente come la città industriale, ricca, dove si lavora tanto»
Il logo di Capitale della Cultura in piazza Loggia - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
Il logo di Capitale della Cultura in piazza Loggia - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
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Alle capitali della cultura è dedicato uno degli approfondimenti di «Impresa Cultura», il 21º Rapporto Annuale 2025 di Federculture, contenente un’ampia analisi del fenomeno del turismo culturale in Italia. Nel Rapporto – che sarà presentato a Brescia domani, lunedì, alle 17 nell’auditorium Santa Giulia – c’è anche un contributo di Francesca Bazoli: la presidente della Fondazione Brescia Musei evidenzia come l’esperienza di Bergamo-Brescia Capitale della cultura abbia segnato nel 2023 per la nostra città un punto di svolta, moltiplicando i visitatori, consolidando e valorizzando una politica di «recupero e restituzione» del patrimonio culturale cittadino avviata da decenni.

Un’ulteriore conferma viene da Alberto Bonisoli, già ministro dei Beni e delle Attività culturali nel primo governo Conte, ora direttore dell’Ufficio studi di Federculture. Bonisoli interverrà all’incontro bresciano; in questa intervista evidenzia alcuni aspetti significativi emersi nella ricerca.

Dottor Bonisoli, quale valore aggiunto porta la designazione a Capitale della cultura?

Il primo aspetto positivo è nel fatto stesso di candidarsi. La costruzione della candidatura aggrega soggetti diversi che non sempre hanno facilità ad interagire tra loro, in città che non sono vocate da tempo al turismo culturale, e costringe l’amministrazione a una pianificazione di medio periodo. Il secondo aspetto è il corollario del primo: quando si vince, si attira un’attenzione ogni anno crescente dal punto di vista mediatico.

Alberto Bonisoli - Foto Ansa/Ettore Ferrari © www.giornaledibrescia.it
Alberto Bonisoli - Foto Ansa/Ettore Ferrari © www.giornaledibrescia.it

E nel caso di Brescia?

C’è qualcosa di più, ha cambiato il brand della città. Conosco bene Brescia, ho lavorato qui molti anni fa. Allora l’immagine, per gli stessi bresciani, era quella di una città industriale, ricca, dove si lavora tanto, ma con gli aspetti culturali sullo sfondo. Oggi non è più così: il lascito della Capitale della cultura è stato un avvicinarsi al brand di Bergamo, città simile a Brescia ma conosciuta anche dal punto di vista paesaggistico e architettonico.

Il vostro Rapporto mostra che il turismo culturale è il principale motore della crescita del turismo negli ultimi anni.

Andrei oltre, direi che in questo momento è il solo motore. Senza di esso il turismo sarebbe fermo, con numeri analoghi a quelli di una decina di anni fa. Il turismo culturale è il principale driver del turismo internazionale, e in Italia le presenze in crescita sono appunto quelle degli stranieri, mentre calano gli italiani.

Come favorire questa tendenza?

Oltre a occasioni come quelle delle capitali della cultura, un altro suggerimento che diamo riguarda i festival.

Sono ormai numerosi anche nel Bresciano…

E questa è un’ottima notizia, perché guardando le mappe dell’Istat si nota che in Lombardia, una superpotenza culturale a livello nazionale, uno dei problemi è l’eccessiva focalizzazione su alcuni punti nevralgici, in primo luogo Milano ma non solo. Nella provincia di Brescia, così diversificata tra lago, montagna e pianura, il festival può essere un modo per innescare la conoscenza di un certo territorio o di uno specifico patrimonio culturale.

Sono interessanti le osservazioni sull’Art Bonus, uno strumento adottato anche dai musei bresciani.

La cosa buona è che sempre più aziende lo utilizzano. Quando è partito, era quasi esclusivamente in mano a fondazioni ed enti non profit. Oggi è utilizzato per metà da non profit e per l’altra metà da aziende. Si rendono conto che l’investimento in cultura, l’attenzione al singolo bene del territorio, aiuta ad avere un’immagine distintiva sul mercato.

Un altro dato: l’insieme delle amministrazioni locali contribuisce più del ministero al finanziamento della cultura…

Era ora, lo dico anche alla luce della mia esperienza personale. Ci sono beni, come Venezia o Pompei, che rappresentano tutto il Paese e chiaramente di quelli deve occuparsi lo Stato. Ma in gran parte dei casi non è possibile dal centro fare un apprezzamento concreto. Sono convinto che gli ultimi giudici dell’efficacia culturale delle iniziative debbano essere le persone appartenenti alla comunità in cui esse hanno luogo. Il centro deve giustamente coordinare e distribuire risorse; ma i Comuni sempre di più si accorgono di poter fare la differenza.

L’incontro

Il 21º Rapporto Annuale 2025 di Federculture sarà presentato domani a Brescia, con inizio alle 17, nell’auditorium Santa Giulia in via Piamarta 4. La sindaca Laura Castelletti e le assessore regionali alla Cultura e al Turismo, Francesca Caruso e Debora Massari, porteranno i saluti istituzionali.

Andrea Cancellato, presidente di Federculture, e Alberto Bonisoli, direttore dell’Ufficio studi dell’ente, converseranno poi con Francesca Bazoli, presidente della Fondazione Brescia Musei. Coordinerà l’incontro Francesco Spano, direttore di Federculture. Seguirà la presentazione del rapporto «I musei come autonomie funzionali della cultura: la Fondazione Brescia Musei», realizzato dal Consorzio Aaster insieme alla Fondazione. Ne parleranno Stefano Karadjov, direttore di Brescia Musei, e Aldo Bonomi, fondatore di Aaster.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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