Nel momento in cui Brescia sta decidendo come cambierà nei prossimi dieci-vent’anni, la dirigente dell’Urbanistica cambia città. Elena Todeschini ha vinto una procedura di mobilità al Comune di Monza: tra quattro mesi (questi i tempi del preavviso) lascerà Palazzo Loggia e, soprattutto, gli uffici di via Marconi alle prese con la scrittura del nuovo Piano di governo del territorio (la quinta variante generale).
L’annuncio in conferenza stampa
I rumors sul possibile addio di Todeschini a Brescia tengono banco da tempo, ma ieri mattina - con la chiusura della procedura a Monza - si sono fatti più insistenti. Fino all’ufficializzazione, in conferenza stampa. «La decisione è stata molto sofferta, ma ci sono motivi personali» confessa la dirigente dimissionaria che conferma che seguirà ancora il Pgt nella fase che resta (più che altro, «finché» sarà in carica).
Ma l’impegno iniziale era arrivare in fondo. La sindaca Laura Castelletti lo ricorda, parla in modo schietto, non prova a far finta che sia un passaggio indolore: «L’architetto aveva preso l’impegno di completare il percorso del Pgt. Così non è: sinceramente ci contavo, non sono contenta». E non potrebbe esserlo. Il Piano di governo del territorio non è un dossier come un altro, disegna il futuro (urbanistico, economico, sociale, culturale) della città e simbolicamente potrebbe riannodare le idee pianificate in questo mandato alla sfida per un bis in Loggia nel 2028. Tanto che, sul finire dell’anno scorso, la sindaca aveva chiesto all’assessora Michela Tiboni di dedicarsi al Piano a tempo pieno.
A stemperare il momento, ci pensa il direttore generale Marco Baccaglioni che riporta tutto alla fisiologia: la pubblica amministrazione è un mercato «liquido», gli enti si contendono i dirigenti, la mobilità è diventata strutturale. Nei mesi di assenza di Todeschini a causa di un infortunio ortopedico, «l’area ha funzionato sotto la mia supervisione, con la reggenza di Elisabetta Begni. Funzionerà anche adesso, le figure interne non mancano di certo» garantisce. Non è ancora scritto se la Loggia intenda riaprire un bando dirigenziale oppure se si riassetterà senza questa necessità: «Dateci il tempo di riorganizzarci, la notizia è di oggi» è la risposta schietta.

Le prossime tappe del Piano
Dal canto suo, l’assessora Tiboni è determinata a certificare una stabilità organizzativa che prescinde dal divorzio breve da Todeschini.
Elenca tappe e numeri come si fa quando si vuole dimostrare che la rotta è tracciata: 350 persone coinvolte negli incontri del percorso «Pgt InFormazione», il 27 maggio la sintesi pubblica, il 5 giugno la presentazione del lavoro legato ad Agenda 2050, poi la seconda conferenza Vas (Valutazione ambientale strategica) con gli enti coinvolti nel procedimento: «Abbiamo una squadra determinata». Il messaggio è: il piano cammina con le sue gambe, a prescindere da Todeschini.
Tensioni e rumors
D’altro canto non è un segreto che negli uffici del settore non si respirasse un clima da luna di miele: più di qualche tensione ha varcato i cancelli di via Marconi e ha fatto capolino anche nell’Aula del Consiglio comunale, sotto forma di interrogazioni presentate ciclicamente dalle opposizioni. Accelerazioni, attriti, qualche tensione fisiologica in un settore che «maneggia» scelte strutturali.

In un caso specifico, il nome di Todeschini era già finito al centro di uno scontro politico serrato durato settimane. A marzo dell’anno scorso, quando era emersa la sua partecipazione a un bando del Comune di Milano, il centrodestra aveva parlato di «dirigente pronta a lasciare mentre la variante generale entrava nel vivo». Il botta e risposta con Fabio Rolfi era stato duro, la sindaca stessa si era esposta liquidando questa possibilità come «infondata». Oggi la mobilità è realtà. Non Milano, ma Monza.
L’attacco dell’opposizione
L’opposizione non si fa certo sfuggire l’occasione di mettere il dito nella piaga e attacca: «La notizia non ci sorprende affatto, anzi ce l’aspettavamo. Da inizio anno è già il secondo caso in cui uno dei tecnici di riferimento della variante lascia il Comune di Brescia per andare a lavorare altrove. Perché tutti se ne vanno?».
Il riferimento riporta il calendario a gennaio, quando a salutare lo staff è stata l’architetto Laura Treccani, punto di riferimento della variante. In quel caso, però, c’era sul tavolo un avanzamento di carriera (a Montichiari Treccani ha conquistato infatti il posto di dirigente). Ora tocca alla dirigente arrivata meno di due anni fa da Bergamo.

Non è uno scandalo, ma è un passaggio che pesa: il Pgt non è un allegato tecnico, è la mappa politica della città futura. I consiglieri di opposizione seduti nella Commissione urbanistica, Mariachiara Fornasari (FdI), Fabio Rolfi e Michele Maggi (Lega) insistono: «Non possiamo che accogliere con profondo disappunto e preoccupazione il fatto che la dirigente lasci gli uffici nel bel mezzo di un procedimento così delicato per la nostra città. Ci è stato detto che l’opposizione è bugiarda e dipinge una situazione degli uffici che non esiste, al contrario, i fatti restituiscono l’immagine di uffici nel caos e privi di un riferimento credibile».
Banco di prova
La maggioranza insiste sulla solidità del gruppo, sul metodo partecipativo, sulla continuità amministrativa; l’opposizione parla di caos e di uffici svuotati. In mezzo c’è un piano strategico che decreterà la direzione futura della città.
Quattro mesi di preavviso non sono un terremoto, ma nemmeno un dettaglio. Il Pgt è un banco di prova importante per questa amministrazione. Ora lo sarà un po’ di più.




