Scontro sul Pgt di Brescia, la sindaca: «Nessuno stallo»

L’opposizione attacca, la sindaca ribatte colpo su colpo per respingere quella che definisce «una narrazione distorta» sul futuro Piano di governo del territorio di Brescia. «L’opposizione ha lo sgradevole vizio di tirare in ballo i tecnici per colpire la politica, probabilmente perché è molto debole nella proposta. È uno stile che si sta rivelando perdente da tempo, ma continuano a non azzeccarne una», afferma Laura Castelletti. Il rischio, avverte, è uno solo: «A furia di sparare balle si finisce per confondere i cittadini».
Il bersaglio è l’accusa, rilanciata in Loggia, di un Pgt fermo, rallentato o addirittura privo di presidio tecnico. Una ricostruzione che l’amministrazione respinge punto per punto. «Il lavoro del settore Urbanistica prosegue a pieno ritmo e nel pieno rispetto del cronoprogramma previsto per la variante generale del Pgt. Le letture allarmistiche non trovano riscontro nei fatti».
Ma di cosa si parla, concretamente, quando si dice variante generale al Pgt? È il punto da cui partire per capire il senso dello scontro.
Cos’è (e perché conta) il Pgt
La variante generale al Piano di governo del territorio è lo strumento che ridisegna le regole dello sviluppo urbano della città: stabilisce dove e come si può costruire, quali aree si rigenerano, quali si tutelano, come si governa il suolo nei prossimi anni. Non è un atto ordinario: è un procedimento complesso, che intreccia pianificazione urbanistica, valutazioni ambientali e partecipazione pubblica. E che, per sua natura, richiede tempo e continuità amministrativa.
Su questo punto l’assessora all’Urbanistica Michela Tiboni rivendica il lavoro svolto fin dall’inizio del mandato. «Abbiamo un Pgt nato nel 2013: è lontano nel tempo, ma ha comunque visto realizzate alcune previsioni importanti, penso ad esempio a Oltre la Strada» spiega. «Il primo lavoro è stato capire cosa ereditavamo dal passato, perché molte previsioni non sono partite e valutare cosa farne».

Una fase di analisi che precede qualsiasi riscrittura e che si inserisce in un quadro più ampio: l’avvio dell’Agenda urbana Brescia 2050, il lavoro sulla sicurezza e sul rischio idraulico, la coerenza con gli obiettivi europei di sostenibilità e rigenerazione urbana.
Uffici, pensionamenti e continuità
Un altro fronte dello scontro politico riguarda l’organizzazione interna del Comune. Pensionamenti, cambi generazionali, l’uscita dell’architetta Laura Treccani: elementi che l’opposizione ha letto come segnali di paralisi. Anche qui, la replica è netta.
Il direttore generale Marco Baccaglioni ricostruisce la sequenza: «A luglio 2023, appena arrivato, ho avviato una verifica sull’anzianità di servizio. È evidente che ci sarà un cambio generazionale consistente». Ai pensionamenti, ammette, «si sono aggiunte alcune uscite non previste», ma senza effetti sulla macchina comunale: «La continuità è sempre stata garantita».

Oggi il presidio tecnico sulla variante al Pgt è composto da cinque dipendenti del servizio Pianificazione strategica, due dirigenti - uno con funzioni di responsabile d’area - e un team di professionisti esterni che affianca l’Ufficio di Piano. Il bando per la nuova Elevata qualificazione è già chiuso e la nomina è attesa entro l’inizio di febbraio. Nel frattempo, le responsabilità sono formalmente assegnate e operative.
I numeri della città
Se il Pgt guarda al medio-lungo periodo, la trasformazione urbana quotidiana passa dai piani attuativi, dai permessi di costruire convenzionati e dalle opere di urbanizzazione. Ed è qui che il Comune chiama in causa i numeri.
Dall’inizio del mandato sono stati approvati interventi strategici come Pertusati in via Triumplina, l’ex Fatebenefratelli in centro storico, i comparti Trivellini in via Carducci, il piano di via Buffalora e la variante di Sanpolino che ha sbloccato il nuovo palazzetto dello sport, una palestra olimpica e 69 alloggi di housing sociale. Le opere di urbanizzazione collegate valgono quasi sei milioni di euro, a cui si aggiungono oltre 4,5 milioni per parchi, piste ciclabili e spazi pubblici.

Sul fronte edilizio, i dati raccontano di centinaia di sopralluoghi ogni anno, migliaia di Scia depositate e quasi mille provvedimenti urbanistici emessi. Una mole di attività che, per la sindaca, smentisce l’idea di uffici fermi o improvvisati.
Uno scontro politico, prima che tecnico
Dietro il dibattito sul Pgt, però, c’è più di una disputa procedurale. C’è il tema di come Brescia immagina il proprio futuro: rigenerazione invece di consumo di suolo, sicurezza idraulica, qualità dello spazio pubblico, servizi di prossimità. È su questo terreno che la maggioranza accusa le opposizioni di usare i tecnici come clava politica.
La sindaca lo dice senza mediazioni: «È un modo scorretto di fare opposizione. Il lavoro c’è, è documentabile e va avanti». Il Pgt resta così terreno di scontro, ma anche banco di prova di una visione urbana che prova a guardare oltre il rumore quotidiano e a rimettere ordine con strumenti complessi, tempi lunghi e scelte destinate a pesare nel tempo.
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