L’Agenda urbana Brescia 2050: il valore del public program

Immaginare la città del futuro è l’essenza stessa dell’urbanistica. Pianificare significa esercitare la cura della città, prendersi carico della sua evoluzione e della sua dimensione collettiva, con l’ambizione di fare «una piccola predizione di futuro». Partendo dal presente, occorre immaginare una condizione possibile, desiderabile, e compiere scelte che la rendano realizzabile.
Da questa convinzione, che sta alla base del mio ruolo di assessora alla Rigenerazione Urbana per lo Sviluppo sostenibile e alla Pianificazione urbanistica della nostra città, è nato il lavoro per l’Agenda Urbana Brescia 2050, che ho avviato all’inizio dell’anno insieme al Laboratorio coordinato dall’architetto Valerio Barberis. Un percorso che fin da subito ha coinvolto l’intera Amministrazione comunale con la sindaca Laura Castelletti, la giunta e il consiglio comunale con la commissione urbanistica.
Il lavoro svolto in questi mesi ha permesso di approfondire dati e progetti e di raccogliere contributi e opinioni da cittadini, associazioni, professionisti e soggetti del mondo civile, coinvolgendo l’intera struttura operativa del Comune di Brescia. Ora questo percorso entra in una nuova fase, più aperta e partecipata: quella del public program, un ciclo di quattro incontri pubblici dedicati alle missioni che comporranno l’Agenda – Sostenibilità, Lavoro, Insieme e Cultura – per confrontarci insieme sul futuro di Brescia. Tutti gli assessori saranno protagonisti dei dialoghi pubblici di ottobre e novembre, portando nei diversi incontri la visione e le esperienze dei propri ambiti di governo.
Abbiamo scelto di costruire un’Agenda urbana europea, prima tra le città medie italiane a farlo, perché oggi è indispensabile che le città sappiano guardare e parlare all’Europa. Dopo la stagione del PNRR, la capacità di intercettare le nuove risorse che la Commissione europea destinerà alle imprese, all’housing e alla rigenerazione urbana sarà decisiva per continuare a far crescere Brescia. È un orizzonte che la sindaca Castelletti ha indicato con forza: quello di una città che si misura con le sfide europee, che vuole contare nei tavoli dove si decide il futuro delle città.
L’Agenda Brescia 2050 è quindi anche uno strumento di posizionamento strategico, capace di tradurre la nostra visione locale in linguaggi e obiettivi condivisi a livello continentale. Come ha detto Paola Pierotti , che ha moderato ieri l’evento introduttivo del dialoghi, è un progetto «Brescia/Europa andata e ritorno», un viaggio di confronto, apprendimento e restituzione, dove le esperienze internazionali diventano occasione per ripensare e rafforzare il nostro modello urbano.
Ma nessuna visione può realizzarsi senza il coinvolgimento degli attori che danno forma alla città. L’Amministrazione, come agente collettivo, ha il compito di guidare e coordinare le scelte che riguardano il bene comune, ma anche i singoli, siamo essi cittadini, imprese, associazioni, professionisti, partecipano ogni giorno alla trasformazione urbana attraverso le decisioni che prendono, i luoghi che abitano, le attività che promuovono. Conciliare questi diversi punti di vista, trovare un equilibrio tra interessi individuali e visione collettiva, è la vera sfida. Credo che si debba governare il cambiamento senza imporlo, costruire consenso senza rinunciare all’ambizione, gestire i conflitti che le decisioni inevitabilmente generano, trasformandoli in occasione di crescita condivisa.

Il nostro lavoro entra quindi in una nuova fase, che porterà alla stesura dell’agenda, attraverso un ciclo di incontri pubblici per discutere insieme le quattro missioni dell’Agenda (Sostenibilità, Lavoro, Insieme, Cultura), un public program che, tra ottobre e novembre, offrirà occasioni di dialogo e confronto con esperti, istituzioni e cittadini. Ogni tappa approfondirà un ambito strategico, con l’obiettivo di mettere in rete esperienze, politiche e azioni concrete che daranno forma all’Agenda, ospitando anche contributi dalle città europee gemellate.
Costruire l’Agenda Brescia 2050 significa, in fondo, costruire una nuova consapevolezza collettiva, che ci aiuti a riconoscere la città come bene comune, condividere una direzione e trasformare la visione in azione. So bene che è un percorso ambizioso, ma credo sia necessario per affrontare le sfide del nostro tempo e immaginare insieme una Brescia del 2050 giusta, sostenibile, attrattiva e responsabile, capace di guardare al futuro senza perdere il legame con la sua identità.
Michela Tiboni - Assessore all’Urbanistica del Comune di Brescia
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