Il Giubileo dal punto di vista dei giovani

Grazie al Laboratorio di giornalismo della Facoltà di Lingue dell’UniCatt di Brescia gli studenti si sono confrontati sul tema
Giovani pellegrini bresciani al Giubileo di Roma - © www.giornaledibrescia.it
Giovani pellegrini bresciani al Giubileo di Roma - © www.giornaledibrescia.it
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Si è conclusa la quinta edizione del Laboratorio di giornalismo della Facoltà di Lingue dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – sede di Brescia, un percorso formativo che unisce didattica universitaria e pratica professionale, offrendo agli studenti un’esperienza concreta nel mondo dell’informazione.

Il laboratorio è coordinato dalla docente Marina Villa con il supporto del collega Paolo Carelli, con la collaborazione di Giornale di Brescia e Teletutto, e la consulenza del giornalista Fabio Gafforini, figure che affiancano gli studenti nel lavoro di ricerca, scrittura e produzione di contenuti giornalistici.

Al centro di questa edizione tre temi di grande attualità e rilevanza sociale: il Giubileo della Speranza raccontato dallo sguardo dei giovani, il rapporto tra overtourism e turismo esperienziale, con un focus sul caso Brescia, e lo sport oltre il podio, in un percorso di avvicinamento alle Paralimpiadi, tra inclusione, storie e nuovi linguaggi.

Un laboratorio che si conferma spazio di confronto, sperimentazione e crescita, capace di mettere in dialogo università, territorio e professione giornalistica, formando nuove voci consapevoli e attente alla complessità del presente.

Il Giubileo 

Di Beatrice Arnaboldi, Simone Bola, Irene De Biasi, Tomasoni Rachele, Maria Teresa Campana. Giulia Duina, Alessandra Feola

«La nostra vita è un pellegrinaggio: un cammino alla ricerca della felicità» Papa Francesco. Le parole del vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada, hanno messo in luce l’antica origine del Giubileo: «Per me il Giubileo è un'occasione per prendere coscienza di quelle che sono le caratteristiche fondamentali della vita cioè la bontà di Dio, la sua misericordia, il suo desiderio di perdonare, di donare senza pretendere nessuna ricompensa».

La cattedrale di Santa Maria Assunta a Brescia - © www.giornaledibrescia.it
La cattedrale di Santa Maria Assunta a Brescia - © www.giornaledibrescia.it

Cosa sanno i giovani sul Giubileo? Quanto sono informati sulle proposte organizzate dalla parrocchia, diocesi o unità pastorale? Queste sono solo alcune delle domande rivolte direttamente ai giovani attraverso un questionario: un campione di circa 400 risposte di ragazzi dai 18 ai 30 anni. Le risposte provengono da giovani della provincia di Brescia ma non solo. La panoramica si è rivelata più ampia del previsto, riuscendo a varcare i confini regionali.

A fronte del 71 % di giovani che ha dichiarato di sapere cosa sia il Giubileo, c’è un 27% che afferma di averne sentito parlare, ma di non aver ben compreso di cosa si tratti e vorrebbe che venissero usati i social come canale principale di informazione.

Il 50% dei giovani crede che le tematiche di questo Giubileo siano attuali per il contesto storico in cui viviamo e dichiara di conoscere le iniziative organizzate dalle Parrocchie, dall’unità pastorale, dai movimenti o dalla diocesi per l’Anno Santo e, tra coloro che andranno a Roma per il Giubileo, la maggioranza sceglie di muoversi con la parrocchia.

Il diario del pellegrino all’interno della cattedrale di Santa Maria Assunta - © www.giornaledibrescia.it
Il diario del pellegrino all’interno della cattedrale di Santa Maria Assunta - © www.giornaledibrescia.it

Esperienza che arricchisce

Interessante l’attenzione riservata dai giovani nel rispondere anche alle domande aperte del questionario, che erano opzionali. Il 64% di questi crede che l’esperienza del Giubileo possa arricchire la propria vita, ma perché? Tra le molteplici risposte ricevute, eccone alcune particolarmente emblematiche e significative:

  • «Il Giubileo è un anno di grazia e la grazia di Dio è l'esperienza più piena che l'uomo possa fare. Conferisce una dignità e una felicità straordinaria (la felicità di essere figli amati a costo della vita stessa di Cristo)»
  • «È un'occasione per riflettere sulla speranza cristiana (cioè la vita eterna), che è il fine e il senso della nostra vita terrena»
  • «È un'occasione per ottenere l'indulgenza, per avere la certezza che io sono molto più dei miei sbagli»

È inoltre emersa l’importanza del cammino, dell’essere «pellegrini di speranza»: «Credo possa essere un modo per sentire, anche fisicamente, la percezione di un passaggio, di una scelta. Da uomini, credo che anche questa dimensione fisica sia indispensabile per fare passi».

Chi dice di no 

Tra il 36% dei ragazzi che ritiene che il Giubileo non possa arricchire la propria esperienza di vita, alcuni non credenti hanno escluso la possibilità di trarre utilità o beneficio dalla partecipazione ai pellegrinaggi o alle altre iniziative organizzate per l’Anno Giubilare: «Non sono cattolica, rispetto il Giubileo, ma non mi interessa particolarmente e non penso possa arricchirmi».

Altri ragazzi hanno invece comunicato la possibilità di scoprire bellezza in questo Giubileo, pur non essendo credenti. Quasi la totalità dei giovani che sceglie o ha scelto di partecipare al Giubileo è spinta dal desiderio di vivere un’esperienza di comunione e comunità oltre che per arricchire il proprio percorso spirituale.

Le tre interviste

Le interviste fatte al Vescovo di Brescia Pierantonio Tremolada e a tre rappresentanti della Chiesa (Don Mauro Cinquetti, assistente pastorale della sede di Brescia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore; Don Luca Montini, vicario parrocchiale Stocchetta in Brescia e il frate carmelitano Lorenzo Olivato) hanno permesso di far emergere con chiarezza gli aspetti e i temi centrali del Giubileo, offrendo uno sguardo lucido e approfondito.

L’intervista al Vescovo Tremolada

Cos’è il Giubileo, come lo sta vivendo e che cosa rappresenta per lei?

«L'origine del Giubileo è biblica, dalla tradizione ebraica: il Levitico dice che il popolo, su indicazione del Signore Dio, ogni cinquant'anni deve celebrare un anno speciale, che può essere definito anche un Anno Santo. Quest’anno si apre con il suono di un corno, che nella lingua ebraica veniva chiamato jobel. Giubileo deriva da qui. L’ Anno Santo era l'anno nel quale doveva essere ancora più evidente che Dio si rivolgesse al suo popolo in un atteggiamento di misericordia. La parola misericordia è composta da due termini: miseria e cuore. La misericordia è il cuore grande di chi incontra la situazione di miseria di qualcun altro Sono i poveri quelli che vanno considerati destinatari della misericordia. La miseria ha anche una connotazione morale. Uno può sbagliare nella vita, quindi la misericordia è l'incontro di questo cuore con la situazione di chi ha sbagliato. Il Giubileo è quindi l'anno in cui rendere ancora più evidente tutto questo: si fanno delle scelte che hanno valore simbolico».

«Nella tradizione ebraica chi aveva dei debiti se li vedeva condonati: chi era stato assunto come servitore ritornava libero, chi aveva dovuto cedere dei terreni, li riceveva indietro. Laddove c'erano dei contrasti molto forti all'interno delle famiglie, l’invito era a riconciliarsi e se c'era qualcosa da perdonare, bisognava perdonare. C'era un'altra pratica molto interessante, quella della gratuità, cioè fare in modo che si percepisca che Dio si pone nei confronti del suo popolo con questo desiderio di promuovere la sua vita senza chiedere niente: l'amore gratuito. E qual era il segno che doveva far capire questo? Nell'anno del Giubileo non bisognava coltivare i campi. Non si doveva intervenire sulla terra, semplicemente si doveva ricevere quello che la terra spontaneamente dava e si faceva lo sforzo di contenere i propri bisogni. È la logica contraria a quella dell'accumulo».

«Come sto vivendo io il Giubileo? Ecco, per me il Giubileo è un'occasione […] per prendere coscienza di quelle che sono le caratteristiche fondamentali della vita in una prospettiva che per noi è religiosa, cioè la bontà di Dio, la sua misericordia, il suo desiderio di perdonare, il suo desiderio di riscattare. Il suo desiderio di donare senza pretendere nessuna ricompensa. Il Giubileo è l'anno in cui tutto questo tu lo dovresti cogliere ancora meglio. Noi siamo particolarmente invitati alla riconciliazione. Poi l'attenzione ai più poveri è venire incontro a chi ha bisogno e farlo senza pretendere nulla in cambio, la gratuità».

Cosa può rappresentare per i giovani il tema della speranza?

«Secondo me il Giubileo può anche essere definito come l'occasione per riaccendere, ottenere ancora più viva la speranza. A me pare che se la realtà la guardiamo con misericordia, come Dio guarda la realtà, allora c'è speranza per il mondo; se la guardiamo in modo diverso, per esempio senza la gratuità, ma per interessi, senza la capacità di perdonare, ma nella logica della vendetta, senza l'attenzione ai più poveri ma anzi l'oppressione e addirittura lo sfruttamento, perché è chiaro che sono più deboli; se non riusciamo a guardare la situazione di chi ha sbagliato, la possibilità di un riscatto, di speranza ne vedo poca per il futuro».

«Speranza secondo me è una delle parole più belle perché chiama in causa il futuro e quindi è una parola che si adatta soprattutto a voi che siete giovani […] Io credo che oggi ci sia un gran bisogno di speranza e c’è il rischio di perderla, e cioè di vivere il presente nella tristezza e di guardare avanti con un sentimento che fondamentalmente è quello dell'ansia, se non addirittura della paura. […] Il Giubileo ci ricorda che possiamo dare alla nostra società la possibilità di vivere un'esperienza di misericordia e di benevolenza nei suoi vari aspetti. Noi mettiamo le radici, le basi per un futuro che non ci fa paura ma che ci mantiene sereni».

Come si pongono i giovani nei confronti del giubileo. Lei percepisce un sincero interesse a riguardo?

«Da un lato la mia impressione è che forse non stiamo riuscendo a far capire bene ai giovani che cosa sia il Giubileo, dall’altro vedo una buona risposta da parte dei giovani. C'è un'esperienza che in occasione del Giubileo è molto importante: quella del pellegrinaggio, che può avere diverse forme. Il pellegrinaggio per eccellenza è quello che si fa a Roma, poi c’è quello verso la Terra Santa. Il pellegrinaggio del Giubileo è a Roma dove c'è il Papa, ma soprattutto c'è la tomba di Pietro quindi il cuore della cristianità. Questo diventa un'occasione importante per stare insieme in un certo modo, per vivere un'esperienza anche di fede e di preghiera. Il cammino è molto importante, camminare insieme è molto significativo. Noi proponiamo l'esperienza del pellegrinaggio a Roma, ma ci sono anche alcuni pellegrinaggi, cammini o percorsi che vengono proposti a livello territoriale in collegamento con quelle che abbiamo identificato come le chiese giubilari: 9 nella nostra diocesi».

I nuovi fragili sono sempre più anziani e malati - New Eden Group © www.giornaledibrescia.it
I nuovi fragili sono sempre più anziani e malati - New Eden Group © www.giornaledibrescia.it

«Abbiamo le opere segno, segno del Giubileo, e quindi della misericordia di Dio. La prima riguarda i carcerati, i detenuti, quindi un aiuto a chi, concludendo la pena, deve reinserirsi nella società. Un'altra opera riguarda gli anziani soli, che è un punto molto delicato: tanti anziani vivono e sono soli. Qui si crea la misericordia, dando l'attenzione a chi ha bisogno. La terza è l'assistenza sanitaria a chi, senza fissa dimora, ha problemi sanitari piuttosto seri, però non se la sente di andare in pronto soccorso. Ci siamo organizzati in modo tale da consentire loro una visita sanitaria abbastanza regolare con l’aiuto di alcuni medici della Poliambulanza. L’assistenza ai senza fissa dimora coinvolge un bel gruppo di giovani, qui sì che vediamo che ci sono. Mi piacerebbe che più giovani venissero coinvolti nell'altra opera, quella dell'assistenza agli anziani, perché il dialogo intergenerazionale secondo me è un bel valore che andrebbe coltivato, perché gli anziani hanno molto da dare ai giovani e viceversa».

Avete organizzato un pellegrinaggio verso Roma o una chiesa giubilare? Ne avete organizzato uno dedicato solo ai giovani? Se sì, avete riscontrato un’elevata partecipazione?

«Abbiamo pensato a un Giubileo per i preadolescenti e i giovani. Abbiamo avuto davvero una bella partecipazione. Siamo scesi a Roma con duemila preadolescenti. L’esperienza è stata vissuta bene: i nostri ragazzi sono stati molto bravi. Abbiamo attraversato la Porta Santa, abbiamo fatto tutta la Via della Conciliazione e loro erano in silenzio. Una Basilica piena di ragazzi che entra in silenzio impressiona molto. Io credo che dobbiamo avere il coraggio di fare alcune proposte perché i ragazzi hanno un grande desiderio dentro, desiderio di una vita vera».

Nel mondo moderno, in costante cambiamento e così frastornante, che modalità sta adottando o può adottare la Chiesa per avvicinarsi ai giovani?

«Qualcuno mi dice: “Dovete un po’ svegliarvi, il mondo è cambiato e poi, oggi, che cosa va per la maggiore? I social”. Io non sono così convinto che per arrivare ai giovani e instaurare il giusto rapporto con loro abbiamo bisogno di fermarci ai social.

Secondo me c’è un desiderio della persona umana che i social non sono in grado di esaudire: quello di una relazione calda, vera e del dialogo. La presenza è insostituibile. Come Chiesa, mi piacerebbe creare occasioni dove i giovani, con libertà, si possono ritrovare. Ambienti, momenti, dove si sa che lì si può vivere una bella esperienza […] perché puoi parlare di libertà, perché le persone sono affidabili, perché ci si vuole bene, ci si aiuta… quelle che io chiamo delle “Oasi”. Bisognerebbe un po’ capire come offrire queste possibilità puntando sulla qualità; senza dare l’impressione di catturare le persone».

Lei crede che sia positivo che alcuni membri della Chiesa si servano dei social come mezzo per diffondere il messaggio di fede?

«Riconosco che qualcuno è molto bravo, è molto capace e ha l’intenzione giusta. Vedo qualche altro caso che mi preoccupa. Io credo che, chi entra nel mondo dei social e ne fa uso, ha delle responsabilità e deve esserne consapevole. Ritengo che si debbano avere delle qualità particolari che non tutti hanno. Nel momento in cui uno riconosce di averle deve dire: “Io non voglio diventare un personaggio “. Se diventi un personaggio, il Signore viene dopo. Le persone devono incontrare il Signore, non te. Attraverso di te. Giovanni il Battista diceva che lui era l’amico dello sposo, colui che accompagna la sposa. Lui non c’entra niente con la sposa e deve avere un grande rispetto. E poi è felice quando il suo amico, lo sposo, cresce. E lui deve diminuire. Non è molto semplice perché il mondo dei social ti spinge nella direzione opposta: tu diventi importante e allora sei caduto nella trappola».

Intervista a Don Mauro Cinquetti

Avete organizzato degli incontri in preparazione al Giubileo e in particolare per spiegare meglio ai giovani di che cosa si tratti?

«L’Università cattolica, per volere della rettrice, ha voluto che tutte le facoltà di tutte le sedi dedicassero qualcosa al tema della speranza. Da parte dell'università c'è stata una grande attenzione. Come centro pastorale dell'Università cattolica è in programma un pellegrinaggio a Roma tra luglio e agosto che sarà la settimana dedicata ai giovani, quindi sarà il Giubileo dei giovani. Come Università Cattolica, da tutte le sedi, ci sarà un gruppo che parteciperà al Giubileo dei giovani».

Papa Leone XIV alla messa conclusiva del Giubileo dei giovani - © www.giornaledibrescia.it
Papa Leone XIV alla messa conclusiva del Giubileo dei giovani - © www.giornaledibrescia.it

Oltre ai pellegrinaggi verso Roma di cui ci ha parlato, ce n'è uno in particolare verso una chiesa giubilare che sia qui nella provincia di Brescia?

«Il Giubileo è sempre stato a Roma, è stato Papa Francesco che, probabilmente anche perché lui non è europeo di nascita, ha introdotto la possibilità che ci fosse un Giubileo anche a livello locale».

Come si pongono i giovani in rapporto al Giubileo e, soprattutto, c'è un sincero interesse a riguardo?

«I giovani in generale credo che non sappiano esattamente che cosa sia il Giubileo, ne sentono probabilmente parlare perché i loro genitori forse hanno partecipato. Alcuni si accostano all'idea di andare al Giubileo come un'occasione per fare un'esperienza di qualche giorno a Roma con alcuni amici. Gli atteggiamenti sono sempre diversi perché i giovani sono un mondo molto articolato».

Perché crede che questo tipo di esperienze possano essere importanti per il percorso di fede di un giovane e cosa li distingue da un qualsiasi viaggio?

«Il pellegrinaggio nella tradizione della Chiesa è sempre un'esperienza significativa perché ci si mette in cammino. Si è sempre ritenuto che il pellegrinaggio sia sinonimo di un cammino dell'anima e il fatto che la meta è Roma dà una finalità particolare a questo pellegrinaggio. Roma è comunque una città piena di significati per coloro che credono. Nel caso del Giubileo dei giovani c'è la possibilità di vedere la vivacità della Chiesa che vive anche in altre nazioni. Il fatto di incontrare altri giovani di altri paesi fa percepire il senso dell'universalità della Chiesa, allarga molto gli orizzonti».

Intervista a Don Luca Montini

Avete organizzato degli incontri in preparazione del Giubileo per spiegare meglio ai ragazzi che cos'è? Come si pongono i giovani in rapporto al Giubileo se c'è un sincero interesse a riguardo?

«La domanda vera, secondo me, ai ragazzi che mi sono donati è sapere cosa interessa loro il mio Giubileo. La risposta è assolutamente nulla. Paolo VI diceva: “La Chiesa oggi non ha bisogno di maestri ma di testimoni”. Ma il testimone chi è? È qualcuno che ha visto, ha toccato con mano qualcosa di grande e attraverso parole e gesti lo ripropone alle persone. I padri della Chiesa usavano sempre un'immagine per parlare o della Chiesa o della Madonna o dell'anima dell'uomo. Questi elementi erano paragonati alla luna: un sasso che fluttua nell'aria. Di per sé non ha alcuna proprietà luminosa, ma riflettendo la luce del sole, diventa luminoso a sua volta».

«Ciò a cui siamo chiamati non è far finta di essere luminosi, siamo chiamati a tenere lo sguardo fisso su Gesù, che poi ci rende luminosi a nostra volta Io penso che l'unica proposta che valga la pena fare ai ragazzi è che io, Don Luca, mi innamori di più di Gesù e allora dopo i ragazzi si innamoreranno a loro volta».

Ci può dire tre parole che descrivono il rapporto tra i giovani e questo Giubileo? Se vuole estenderlo anche alla fede in generale.

«È come chiedere a uno di descrivere una sedia che però è avvolta da una nube di fumo. Come si fa a pretendere che te la descrivano? Faccio fatica a trovare tre aggettivi».

Don Luca Montini in missione
Don Luca Montini in missione

Intervista a Frate Lorenzo Olivato

Crede che questa esperienza possa essere significativa per il percorso di fede di un giovane?

«Il viaggio a Roma per il Giubileo diventa significativo, per i ragazzi, se si parte fin dall’inizio ponendo l’attenzione sulla fatica che si affronta quando andiamo a trovare qualcuno, e lo facciamo mossi da una motivazione importante».

Il tema del Giubileo, ovvero la speranza, è una tematica attuale tra i giovani?

«Viviamo in un tempo in cui il senso di angoscia è dilagante tra i giovani. La parola “speranza” ci fa pensare al futuro, ma non esiste futuro senza una speranza nel presente, che ci spinga a muoverci. È fondamentale saper ascoltare questo grido che viene dai giovani e camminare con loro».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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