Papa Leone XIV e la nuova giovinezza della Chiesa

Un milione di volti, di voci, di colori, di bandiere, di giovani, ragazzi e ragazze da tutto il mondo per un giubileo che è anche una Gmg, che è anche, a cento giorni dall’elezione, una sorta di inizio mondiale, di inizio di massa del pontificato di Leone XIV. Dall’inizio, a piazza San Pietro, alla fine, nella grande spianata di Tor Vergata, c’è il sigillo dello stile del Papa e del dialogo con i suoi giovani. Un dialogo esigente, un dialogo controcorrente, un dialogo coerente. Che ha già un appuntamento ulteriore, a Seoul. Tra due anni, su un tema che rilancia i discorsi di questi giorni: «Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo».
Perché, lo ha detto all’inizio e lo ha ripetuto alla fine, «voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo». Vangelo allo stato puro, certo, ma che presuppone un dialogo, un discorso, una comprensione reciproca, un dinamismo che è stato il messaggio culturale (e si può dire pedagogico) di queste giornate. Per preparare convenientemente all’azione, alla testimonianza, all’impegno.
Prima di tutto, il realismo dell’analisi. Non ha fatto sconti nei suoi discorsi, a proposito dell’analisi dell’oggi, della cultura dominante, del contesto di violenza. Ma nello stesso tempo ha mostrato che questa cappa, che richiama peraltro interessi bene precisi, può essere squarciata: «un mondo diverso è possibile», ha esclamato all’Angelus che ha concluso la giornata, in un inglese che tutti hanno capito molto bene.
Ci sono certo accenti wojtyliani, in questo luogo evocativo del grande giubileo del 2000, ma c’è anche l’eco, rivisitata, dei sue successivi pontificati, quella sinesi propositiva, prospettica, che papa Leone sta interpretando, nel senso dell’unità e della proiezione della Chiesa. Che appunto ha bisogno di una nuova generazione di interpreti, che è chiamata ad esprimere una nuova giovinezza.
Di qui l’appello alla pace. Oggi più che mai urgente e cruciale. Un appello incarnato. Che forse è il messaggio più forte di queste giornate. Papa Leone parla di pace e invita i giovani di tutto il mondo a farsene portatori, protagonisti di pace. Un parlare come testimone, non come predicatore. Non in senso ideologico, o, peggio strumentale, come troppi oggi, ma sostanziale.
Ci sono qui allora proprio i caratteri del pontificato, un pontificato di dialogo, a partire dalla chiarezza ritrovata delle premesse, dei punti di partenza. In questo senso il ritorno della dottrina sociale, che in questo giubileo dei giovani è stato evidente, assume un significato preciso: collega pensiero a azione, dimensione spirituale e concreta operosità, incontro con il Signore e senso di comunità e di amicizia, personale e sociale.
La semina è stata abbondante, dovrà implicare necessariamente dimensioni e scelte anche organizzative coerenti, relativamente alle tantissime articolazioni della chiesa cattolica in tutto il mondo, quei 150 Paesi rappresentanti nel coloratissimo e avvolgente giubileo. Tutte le diverse realtà, della struttura territoriale, come delle associazioni, dei movimenti, delle congregazioni religiose, tutte chiamate a cooperare e a dialogare con tutto il mondo.
Un forza gentile, non violenta, nell’epoca della violenza ostentata. Ma una forza determinata. La speranza, tema di questo giubileo, non è un sentimento, ma una persona, il recupero del rapporto con Cristo, che genera novità, frutti comunque imprevisti. E copiosi.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.






