Opinioni

La fede cristiana alla prova della modernità

Adalberto Migliorati
La religione rimane oggetto di discussione quindi ricopre ancora una funzione vitale
La Natività di Lattanzio Gambara (particolare) - © www.giornaledibrescia.it
La Natività di Lattanzio Gambara (particolare) - © www.giornaledibrescia.it
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Si avvicina il Natale e si moltiplicano le pubblicazioni, le inchieste, le analisi che si chiedono e cercano di rispondere al fatto: siamo oppure no un paese ancora di cattolici? Noi che abitiamo non in una delle periferie del mondo, ma in quello che era il centro pulsante della cristianità. Istituzionale, con il Vaticano e il Papato, e nella pratica della gente comune, cresciuta nella fede dei padri ed in una società che si modellava sui valori cristiani, anche come riferimento del vivere civile.

Punto di contrastanti opinioni è se la fede individuale sia una opportunità di uscita dal disincanto collettivo, oppure una fuga pericolosa da una comunità cristiana che preserva da sbandamenti individuali e collettivi. Le statistiche fotografano una pratica della messa e delle funzioni religiose in continuo declino numerico.

Anche se il dna di fede permane presente in un numero consistente di persone e i momenti forti, come il Natale, continuano ad essere considerati, nonostante le logiche consumistiche, occasioni per rivisitare la stato della fede personale, ereditata dalle generazioni che ci hanno preceduto, non solo giornate di vacanza. Fa tremare i polsi la prospettiva che la fede cristiana non possa coniugarsi ed appartenere alla modernità, come fosse il frutto del disagio storico e sociale. Da qui l’impegno della gerarchia ecclesiale, ai diversi livelli, per mettere in correlazione il sacerdozio esercitato con gli appuntamenti di vita delle singole persone. Si sostiene, infatti, che proprio quanti hanno per funzione primaria magisteriale la diffusione del messaggio evangelico non riescano più a comunicare adeguatamente con uomini e donne. Preoccupa che il mondo femminile, da sempre veicolo fondamentale di trasmissione della fede, sia in contestazione pratica crescente con le indicazioni catechistiche. Nondimeno fa problema che i giovani abbiano altri riferimenti comportamentali. Che significa essere testimoni praticanti di fede oggi?

Ormai gran parte delle famiglie devono confrontarsi con accadimenti prossimi, che poco hanno a che fare con il modello proposto dall’esperienza cristiana. La concretezza della condizione pratica finisce per fare premio sui modelli etici, che appaiono teorici. Fino a privarli del valore di modelli. Per costruire una architettura della vita che risponde ad altre e diverse coordinate.

Papa Francesco cerca di portare le periferie nel cuore del mondo e della cristianità. Deve misurarsi con la logica delle guerre, a pezzi sempre più numerosi, e del successo, che comporta l’affermazione del vincitore nel declinare ciò che è giusto e va interpretato. Fin quando la fede cristiana rimane oggetto di discussione significa che continua a ricoprire una funzione vitale. Tocca a quanti vogliono chiamarsi cristiani e cattolici praticare l’attualità del messaggio di cui intendono farsi portatori nel tempo, e nel luogo, che loro appartiene. In fondo il Natale è proprio il farsi vita per abitare la storia, con la capacità di modellare a propria immagine il futuro. Non solo nelle periferie, ma dove si costruisce pure la loro potenziale centralità.

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