Una giornata sulle Coste di Sant’Eusebio. Dopo il tragico schianto della scorsa settimana, le polemiche, le campagne di controlli e le ordinanze che ne sono seguite (da mercoledì è vietata la sosta e la fermata lungo tutto il tratto della Sp237), è l’occasione per raccontare una strada su cui, ogni fine settimana da aprile a ottobre, ci sono almeno quattro mondi che provano a convivere.
Quello di chi quell’arteria stradale la usa per spostarsi, chi la vive per turismo, chi per il brivido della velocità e chi, infine, prova a far rispettare il Codice della Strada e ad evitare tragedie. Ieri i primi tre mondi, forse anche con la consapevolezza e la responsabilità che i recenti fatti di cronaca, oltre al gran caldo, hanno ispirato a ciascuno, sono riusciti a convivere, anche per la presenza, costante, organizzata e strutturata, del quarto.
La mattina
Fino alle dieci del mattino il tratto di ex Statale 237 del Caffaro tra Nave e Odolo è in gran parte a disposizione dei ciclisti. Di sabato non ci sono i mezzi pesanti diretti alle aziende della Valsabbia e anche il numero di pendolari in auto è decisamente ridotto. Chi pedala ha scelto questi orari per evitare il gran caldo.

Insieme a loro ci sono gli appassionati di mototurismo, quelli che a sera avranno fatto anche 500 chilometri. Un gruppo di Como, fermo a Nave per controllare gli zaini, ha in programma il giro dei tre laghi: Idro, Ledro e la sponda bresciana del Garda. La Guardia di Finanza ha una pattuglia davanti all’ex ristorante Miramonti, una Ducati ha la revisione scaduta: verbale e carta di circolazione ritirata.
Sulla strada c’è anche una pattuglia della Polizia stradale: è la comandante Federica Deledda che sta effettuando una ricognizione dopo le riunioni istituzionali dei giorni scorsi. Altre pattuglie sono sulla Sp 48 tra Iseo e Polaveno, un’altra arteria stradale che vive le stesse situazioni delle Coste.
Il pomeriggio
Dopo le 15 lo scenario cambia. I ciclisti, complice il caldo torrido, stanno tornando assieme ai mototuristi, un ragazzo di Castegnato sta scendendo dalle Dolomiti dopo Comano e Morbegno, 450 chilometri dal mattino. Hanno lasciato spazio ai camperisti: una famiglia olandese è diretta verso un campeggio di Idro, ha fatto da «tappo» al primo gruppo di moto sportive che hanno affrontato le Coste. Sfilano lente davanti alla Polizia provinciale.

La pattuglia della Stradale di Salò si è piazzata su una curva tra Odolo e Vallio. La prima moto che è ferma prende il primo verbale: gomme lisce e scarichi da verificare. Il traffico è più sostenuto anche se non è paragonabile a quello che gli stessi agenti hanno visto nei primi fine settimana di maggio.
I controlli si susseguono, mentre una coppia è ferma a bordo strada, il capoequipaggio nota che una Yamaha ha la targa piegata, non si legge. Congeda velocemente il motociclista, ripone paletta e tablet e la pattuglia parte all’inseguimento. Prima di Odolo intercetta la moto e la accompagna al punto del posto di controllo. Le verifiche certificano che, con la targa in quella posizione, non si può circolare. Scatta il verbale e il fermo del mezzo per tre mesi. Al ragazzo non resta che tornare a Capriolo e mettere la moto in garage e valutare un eventuale ricorso.

Il pomeriggio non è tranquillo solo per l’afa e per la risonanza che le notizie sulle campagne di controlli delle forze di polizia hanno avuto nei giorni scorsi. Sui tanti canali social di chi frequenta le Coste, dal mattino, è segnalata la presenza delle pattuglie ma anche una app di navigazione, agli utenti in transito, prima segnala la presenza del controllo e poi, quando rileva che il veicolo ha superato il punto preciso, chiede di cliccare la risposta sotto alla domanda «è ancora lì». E ringrazia per il contributo dato agli altri utenti.
Infrastrutture da ripensare
Le Coste sono forse uno dei punti in cui il sistema delle infrastrutture mostra in modo più evidente di essere alla corda. Ma lo stesso, senza aspettare una tragedia della strada, si può dire della 45Bis Gardesana Occidentale o della 510 Sebina così come della SS42 del Tonale. Strade che sono sostanzialmente rimaste quelle di due o tre decenni fa mentre Brescia, per fortuna, conosceva una nuova leva si sviluppo, quella turistica, accanto a quella storica industriale e dei servizi.
Non significa solo più traffico. Significa un traffico diverso che non deve solo andare dal punto A al punto B. Turisti e vacanzieri cercano anche angoli panoramici per una foto, aree ristoro per una pausa e – gli esercenti del territorio ci contano – bar e ristoranti per mangiare e negozi in cui fare acquisti.
Le grandi vie di comunicazione in cui devono convivere tutte queste diverse tipologie di vivere il viaggio, e le necessità che si portano dietro, hanno bisogno di essere pensate, o come nel nostro caso ri-pensate, per un’utenza che è cambiata non solo in termini di numeri ma anche di abitudini e aspettative.




