Mentre i funerali di Andrea Mazzotti sono stati fissati per giovedì alle 15.15 nella parrocchiale di Santa Maria Assunta di Ghedi, un’intera comunità di amici piange la tragica scomparsa del 31enne morto domenica in uno schianto tra un’auto e una moto sulla strada delle Coste. «Andrea era una persona che lavorava in quota, su tetti e cornicioni, per installare linee vita alla Sicurlive di Poncarale. Era un lavoratore che si ancorava a una fune, coscienzioso e prudente: mai si sarebbe esposto a rischi o pericoli inutili», ricordano i colleghi dell’azienda di Poncarale.
E mentre passano le ore dalle terribili immagini del suo corpo steso a terra sull’asfalto, con accanto i cinque ragazzi che hanno assistito allo schianto dalla curva e il collega di lavoro che viaggiava dietro di lui in moto e che ha cercato inutilmente di rianimarlo, dai rilievi e dalle testimonianze emerge una cruda realtà.
Le testimonianze

«Abbiamo osservato il ragazzo che arrivava in curva senza piegare esageratamente e, pensando che fosse una persona conosciuta, ci siamo concentrati sulla sua Yamaha R1 blu. Abbiamo così visto che la 500L allargava in curva oltre la riga, sino a quando il motociclista ha urtato la parte anteriore sinistra dell’auto con il casco e la spalla. È stato un boato: il 31enne è rimasto a terra e la moto ha continuato la corsa per alcuni metri, poi è caduta. Sentito il 118, abbiamo assistito il ragazzo applicando il massaggio cardiaco e seguendo le indicazioni che di volta in volta ci venivano date. Un medico si è fermato in auto e ci ha aiutato, alternandosi nel massaggio. Poi sono arrivati i volontari del 118», racconta Manuel.
Le sue parole, come quelle delle persone che erano con lui, sono finite agli atti dei carabinieri della Compagnia di Salò. Saranno parte dei rilievi tecnici sul luogo dello schianto, che descrivono la dinamica dell’incidente e che ne confermerebbero l’ipotesi di un’invasione di corsia da parte dell’utilitaria.
«La moto di Mazzotti non ha oltrepassato la riga, l’auto sì, per almeno una ventina di centimetri», argomenta un altro testimone. I segni di gesso lasciati sull’asfalto dai militari sembrerebbero suffragare questa ricostruzione fatta da ragazzi che non conoscevano il 31enne. L’uomo alla guida dell’auto, un 72enne, offrirebbe una ricostruzione diversa dei fatti. «Certamente la moto non procedeva a bassa velocità, ma su quella curva spesso si vedono auto che prendono traiettorie tali da invadere la corsia opposta, anche se solo parzialmente», racconta un altro testimone.
Le misure
Ora sullo sfondo resta il tema della pericolosità intrinseca della strada, un argomento che emerge già dalle cronache degli anni Cinquanta del nostro giornale e che periodicamente torna d’attualità, come accade nelle lettere al direttore con le denunce di gruppi di ciclisti che lamentano il rischio di percorrere il Colle di Sant’Eusebio, ancorché in fila indiana.
Per questo, da alcune settimane, la Provincia di Brescia sta valutando con la Prefettura l’ipotesi di introdurre dei divieti di fermata per limitare il fenomeno della presenza di pubblico e fotografi, elemento che induce alla spettacolarizzazione del percorso in questo tratto di strada. Misure forse palliative, ma che testimoniano l’attenzione rivolta a tratti stradali caratterizzati da un elevato indice di incidenti mortali.




