L’ennesima tragedia sulle Coste di Sant’Eusebio riapre il dibattito sulla sicurezza stradale in una provincia già segnata da quindici vittime in più nel 2026 rispetto ai primi sei mesi dell’anno scorso.
«Un periodo drammatico – conferma Roberto Merli, presidente dell’associazione Condividere la strada della vita, che preferisce parlare di sinistri e non di incidenti –. Perché nulla è casuale. Si fa sempre una scelta, che sia quella di alzare la velocità o di fare un sorpasso azzardato. C’è un grande eccesso e sicuramente grande superficialità che non tutela la vita di chi viaggia in strada».
L’associazione, che da anni tiene accesi i riflettori sull’emergenza nel Bresciano, da tempo ha inoltrato alcune richieste all’Osservatorio per l’incidentalità stradale controllato dalla Prefettura di Brescia.
E proprio sulla complessa situazione sulla ex statale 237 dice: «Non si può chiudere tutto o mettere dei dissuasori in qualche curva, perché alla curva successiva il problema si ripropone. Ma crediamo che anche i rilevatori di velocità in specifici tratti non siano efficaci. Per questo abbiamo chiesto l’installazione di speed check su pali con telecamere a distanza di circa 200 metri l’uno dall’altro, che possano rilevare la velocità. Crediamo che siano strumenti più efficaci».
Ma tra le richieste inoltrate da Condividere la strada della vita ad ampio raggio sulle strade bresciane c’è anche l’avvio di una sperimentazione nelle gallerie, con l’utilizzo di delineatori flessibili, elementi usati per delimitare i sensi di marcia e per circondare zone di lavoro ed operazioni di manutenzione di lunga durata. «Dove sono stati installati come a Grottammare, nelle Marche, gli incidenti si sono azzerati. Si potrebbe cominciare da un paio di gallerie anche in provincia».




