Il Castello del futuro avrà più alberi, meno asfalto e (sorpresa) anche meno automobili. Sui primi due punti il Comune sa già cosa fare, sul terzo manca ancora un verdetto operativo: emettere il «decreto di sfratto» per via Alexander Langer, dove oggi si accomodano (anche se non potrebbero) circa una novantina di vetture, oppure per via del Castello. La scelta comincerà a prendere forma venerdì, quando il settore Ambiente e verde si siederà al tavolo con la parte tecnica e politica dell’assessorato alla Mobilità per capire come far convivere il nuovo disegno del colle Cidneo con due dei suoi usi più consolidati: arrivare fin quasi sotto le mura e parcheggiare gratis e sfruttare le sue curve per dribblare il traffico. Per quanto riguarda il dibattito pubblico e l’impatto, non è difficile indovinare quale dei tre interventi abbia maggiori possibilità di far discutere.
Un verde più sano
«L’idea è restituire spazio alle persone, ma anche al Castello la sua identità e la sua storia», spiega l’assessora Camilla Bianchi. Tradotto in opere significa più alberi, meno superfici impermeabili e meno spazio occupato dalle auto. Sul verde il progetto è già definito, sulla sosta resta da scegliere dove intervenire.

I numeri raccontano la dimensione del cambiamento. Il Piano aria e clima mette sul tavolo 1,1 milioni per il Cidneo: 800mila euro nel 2027 per via del Castello e 300mila nel 2028 per via Brigida Avogadro. Si aggiungono agli 80mila già investiti nel Giardino della biodiversità sulla Montagnola, al centinaio di alberi piantati nel 2025 grazie all’intervento finanziato da Italmark e ai 400mila euro destinati alla messa in sicurezza della salita da San Faustino.
La trasformazione più evidente partirà da via del Castello. Le robinie piantate attorno agli anni Cinquanta sono arrivate a fine ciclo: sette sono state abbattute nel 2024, dodici nel 2025 e molte delle superstiti sono inclinate o compromesse. Durante un temporale una è già caduta su un’auto: a bordo non c’era nessuno, circostanza che il Comune preferirebbe non affidare una seconda volta alla sorte.
Nel 2027 – in autunno – le circa 95 rimaste saranno sostituite in blocco da 125 sofore, specie più resistente alla siccità. Non sarà però un semplice ricambio di alberi. Verrà tolto asfalto, nasceranno aiuole permeabili continue lungo i filari e, vicino alla rotondina, sarà recuperato l’affaccio sulla città. Gli alberi nuovi saranno alti cinque o sei metri. Per ritrovare le dimensioni di quelli vecchi serviranno anni: è «il piccolo inconveniente di lavorare con materiale vivo» per dirla con le parole del responsabile del Verde, Graziano Lazzaroni.

Fin qui siamo nel territorio relativamente pacifico degli alberi. Poi ci sono i parcheggi. Via Alexander Langer offre già una discreta sintesi della questione: era stata pensata come affaccio sulla città ed è diventata nel tempo un parcheggio gratuito da una novantina di posti. Bianchi parla di «una contraddizione in termini». E, in effetti, dedicare a uno dei padri dell’ambientalismo italiano una strada e riempirla di automobili è una di quelle ironie che la pubblica amministrazione riesce talvolta a produrre senza bisogno di volerlo.
Fattore mobilità
Che una parte della sosta sul Castello debba sparire è ormai acquisito: resta da decidere quale. Venerdì Ambiente e Mobilità cominceranno a confrontarsi sulle alternative: recuperare via Langer liberandone l’affaccio oppure intervenire su via del Castello. In parallelo, si ragiona su come tutelare i residenti, anche attraverso posti riservati (alias: strisce gialle). «Vogliamo privilegiare i residenti, ma dobbiamo scegliere in quale zona togliere i parcheggi e come contemperare gli spazi con i parcheggi in struttura» conferma Bianchi.

Lazzaroni mette però un confine tra ciò che è già progettato e ciò che deve ancora esserlo: i lavori finanziati riguardano alberi e marciapiedi, non intervengono sulla sosta. Sarà il piano della mobilità a dover entrare nel merito e stabilire dove lasciare spazio alle auto. E la riflessione arriverà anche al grande parcheggio in quota. Una parte resterà necessaria, ma l’Amministrazione vuole ragionare anche sulla sua estensione. «Non ci sono tante situazioni in cui si riesce ad arrivare con la macchina fin sotto le mura di un Castello», osserva Bianchi. Senza contare che nel 2027 dovrebbe entrare in funzione l’ascensore: se cambia il modo di raggiungere il colle, cambia inevitabilmente anche il ragionamento sulla sosta.
Gli studi sulla mobilità serviranno a misurare flussi e utilizzi. Oggi il sistema, del resto, è piuttosto persuasivo: si sale in auto, si parcheggia gratis a pochi metri dalla meta e via del Castello viene utilizzata anche come scorciatoia per attraversare la zona. I bresciani, ammette Bianchi, sono abituati a usarla quasi come una «tangenziale interna». Ed è un’abitudine con la quale il nuovo Castello dovrà fare i conti.

Nel 2028 toccherà infine a via Brigida Avogadro: saranno conservati i 54 aceri ancora sicuri e ne verranno aggiunti altri 76, scegliendo l’acero campestre e intervenendo sulle scarpate per dare alle radici più spazio. È così che il Castello dovrebbe cambiare pezzo dopo pezzo: alberi, suolo, accessi, sosta. Per le piante la Loggia ha già scelto specie, quantità e tempi. Resta l’affaire automobili: per quello, evidentemente, la «selezione» è politicamente più complicata.




