Togliere asfalto e cemento per lasciare spazio al verde. E far respirare le città, mitigando anche gli effetti del caldo. In inglese questa pratica di rigenerazione urbana si chiama «depaving» e rimanda proprio all’azione di depavimentare gli spazi pubblici cittadini. In molte città d’Europa e in Italia azioni sono state promosse azioni di questo tipo negli ultimi anni e l’ondata di caldo estremo di queste settimane ha riportato in auge il dibattito sulla depavimentazione: se si pensa che nelle città – tra cui Brescia – si stanno toccando picchi di calore da record, l’idea di riportare il verde al posto dell’asfalto negli spazi urbani per mitigare il caldo estivo è senz’altro una questione di attualità.
I benefici della depavimentazione
Ma quali azioni, in particolare, fanno parte della pratica del «depaving»? «Depavimentare vuol dire capire in quali parti della città, tra spazi pedonali, strade, marciapiedi, parcheggi e altri luoghi, è possibile sostituire le pavimentazioni artificiali e impermeabili che sono state utilizzate nel corso dei decenni, in particolare l’asfalto», spiega Stefano Zenoni, urbanista, ex assessore a Bergamo e tra i consiglieri del Comune di Brescia nella definizione degli interventi del Piano aria e clima.
All’asfalto e al cemento si sostituiscono «soluzioni che in un certo senso guardano al passato delle città, come la terra battuta o il verde: tutte soluzioni che permettono di avere un suolo in grado di assorbire l'acqua, capace quindi di aiutare la città nei momenti di precipitazioni estreme e, soprattutto, di scaldarsi meno, perché non c'è nulla di più bollente dell'asfalto colpito dal sole»
Contro il caldo
Uno deli aspetti fondamentali del depaving è proprio il contenimento della temperatura: «Una superficie in asfalto può essere più calda di 20-30 gradi e arrivare anche a 60-70 gradi col sole rispetto a una superficie non asfaltata – continua l’urbanista Zenoni –. E questo comporta anche il rilascio di calore nelle ore notturne».
Da questo punto di vista, le città italiane scontano un problema storico: «Siamo uno dei paesi che più di tutti fa i marciapiedi in asfalto, mentre all'estero in moltissime città, anche in periferia, il marciapiede raramente è in asfalto – dice Zenoni –. Noi abbiamo semplificato in questo modo, ma forse oggi ne paghiamo le conseguenze oggi: è un aspetto su cui si dovrebbe tornare indietro».
Gli esempi in Europa
In Europa azioni di depavimentazione sono state messe in atto da diverse città. Tra queste ci sono Amsterdam, Anversa, Berlino e Parigi, per citarne alcune. Nella capitale francese, in particolare, da diversi anni molti spazi cittadini sono stati rinverditi con parchi, aiuole e nuove piantumazioni (un caso emblematico è la trasformazione di Place de la Nation).
Le azioni di depavimentazione possono arrivare a coinvolgere anche gli stessi cittadini. Un esempio in questo senso viene dai Paesi Bassi, dove in diverse città, tra cui la capitale Amsterdam, i cittadini stessi si attivano per rimuovere loro stessi dai giardini tutto ciò che copre il suolo: con questa pratica, chiamata in olandese «Tegelwippen» – «togliere le mattonelle» – gli abitanti contribuiscono alla mitigazione del caldo e a ridurre l’impermeabilizzaizone dei centri urbani.
E non c’è solo il verde come soluzione: «In molte città europee ci sono piazze, anche storiche, che sono state depavimentate e ripristinate in terra battuta – spiega l’ex assessore del Comune di Bergamo –. A Barcellona stanno realizzando molte piazze in questo modo, anche laddove noi facciamo molta fatica culturalmente a immaginarci che non ci sia qualcosa di solido. All’estero c'è una cultura che noi qui in Italia abbiamo un po' perso, perché in realtà anche le nostre città anticamente non erano pavimentate. Tant'è vero che le piazze a Venezia si chiamano campi, proprio perché non erano largamente pavimentate».
E Brescia?
A Brescia è stato da poco presentato il Piano aria e clima (Pac), a cui ha lavorato anche Zenoni come consulente. In quali zone, in città, si potrebbe depavimentare? «Secondo le indicazioni del Piano aria e clima, un luogo interessante è il Castello: c'è un'azione specifica di ripensamento del Colle Cidneo, per far diventare questo luogo un parco urbano con meno presenza di parcheggi ed autovetture. Questo intervento porterebbe con sé la possibilità di rivedere gli spazi intorno e capire se esiste la possibilità di modificare le superfici nell'ottica del depaving».

Un altro ambiente urbano «depavimentabile» è il «ring»: «C'è un'azione di visione più prospettica in questo caso, che ha a che fare con i grossi viali che circondano il centro storico». E poi la stazione: «Un'azione molto interessante è quella del masterplan della stazione ferroviaria che propone questo tipo di approccio in tutte le aree intorno alla stazione, in particolare le vie che la separano dal centro storico, che sono delle vie ancora oggi votate allo scorrimento automobilistico».
Oltre a questi tre luoghi, aggiunge Zenoni, «per ogni quartiere servirebbe un approfondimento specifico, per arrivare a capire in quali casi la presenza di asfalto può essere facilmente rimossa e sostituita, a seconda dei casi, col verde o con la terra battuta».
Azione delicata
In generale, conclude Zenoni, ogni azione di questo tipo richiede studio e attenzione al territorio: «Sicuramente la depavimentazione è una cosa molto positiva – dice –, si può fare anche in modo molto esteso, ma non si può fare ovunque: questa è una cosa importante da sapere, perché la funzione che ha uno spazio urbano condiziona le possibilità o meno di depavimentare. Bisogna anche considerare che in ambito urbano a volte ci sono dei contesti particolarmente delicati dove la depavimentazione va fatta con molta attenzione perché può darsi che il suolo al di sotto della superficie sia compromesso per tante ragioni, legate al passato industriale. Quindi, se si spacca, non si sa cosa si trova. È quindi un’azione che richiede attenzione e responsabilità: ma si può fare in molti luoghi».




