Cronaca

Brescia lotta contro il caldo: rifugi climatici, più ombra e meno asfalto

Bollino rosse in 27 città e e ondate di calore che impongono nuove risposte. Il Comune rafforza la rete degli spazi freschi e prepara la città a un clima sempre più estremo
Stefano Zanotti

Stefano Zanotti

Giornalista

Una veduta aerea di Brescia
Una veduta aerea di Brescia

Oggi 27 città su 27 sono da bollino rosso. Cosa vuol dire? Che in tutte le città monitorate dal sistema di sorveglianza sulle ondate di calore del ministero della Salute l’allerta è massima. E non era mai successo. Ma vuol dire soprattutto che il caldo può causare gravi problemi di salute.  Insomma, fa troppo caldo ovunque e ovunque – secondo le previsioni meteo – farà troppo caldo almeno fino al 18 agosto. Non che prima sia andata meglio. Questa infatti è la quarta ondata di calore del 2026: la prima è arrivata in anticipo a fine primavera, poi c’è stata quella di metà giugno (quello di quest’anno è stato il più caldo mai registrato nell’Europa occidentale secondo Copernicus), successivamente quella di metà luglio e infine quella che stiamo vivendo ora. 

La nostra provincia, com’è facilmente intuibile, non è esclusa da tutto ciò. Pochi giorni fa abbiamo scritto che stiamo vivendo un’estate eccezionale: alla stazione meteo di Ghedi si sono registrati il terzo mese di giugno più caldo e il quarto mese di luglio più caldo di tutta la serie storica. È stato definito maltempo anticiclonico. E per il maltempo si mettono in campo misure importanti, anche drastiche. 

In città

A Brescia la risposta passa dal Piano aria e clima, dalla creazione di una rete di rifugi climatici e da interventi capaci di aumentare il verde, l’ombra e la permeabilità del suolo.

Uno dei pilastri del Piano è l’«adattamento». Tra gli obiettivi specifici compaiono il contrasto alle ondate di calore, l’aumento del raffrescamento naturale degli spazi pubblici e l’incremento del capitale naturale urbano. L’idea è trasformare Brescia in una città più verde, permeabile, ombreggiata e preparata ad affrontare gli effetti del cambiamento climatico.

Le proiezioni contenute nel Piano mostrano la dimensione della sfida. Nel periodo 2041-2060 la temperatura media potrebbe aumentare tra 1,1 e 1,8 gradi rispetto al periodo di riferimento 1996-2015, a seconda dell’efficacia delle politiche di mitigazione. I giorni con temperature superiori ai 25 gradi potrebbero salire da 126 a 136 all’anno, mentre le notti tropicali, durante le quali il termometro non scende sotto i 20 gradi, potrebbero passare da 81 a 101.

Una rete di 70 rifugi climatici

La misura più immediata è la guida «Il tuo rifugio dal caldo», che individua 70 luoghi pubblici, gratuiti e liberamente accessibili nei quali trovare condizioni più favorevoli durante le giornate di afa. Sono 38 gli spazi all’aperto e 32 quelli al chiuso.

Tra i principali rifugi figurano il Castello, il Parco delle Colline, il Monte Maddalena e il bosco di Sant’Anna. Non tutti i 160 parchi cittadini sono stati inseriti nella mappatura: per essere considerata un rifugio climatico, un’area verde deve garantire un adeguato livello di ombreggiamento, la presenza di sedute, almeno una fontana e l’accesso ai servizi igienici.

La guida comprende anche alcuni percorsi di trekking raggiungibili dalla città, con indicazioni sui tempi di percorrenza e sui livelli di difficoltà. A questo strumento si affianca la mappa delle fontanelle pubbliche, consultabile attraverso Bresciapp! e il portale dedicato.

L’obiettivo dichiarato dall’Amministrazione è costruire progressivamente una rete tanto capillare da consentire a ogni cittadino di raggiungere un rifugio climatico in cinque minuti da casa. Ogni anno il Comune intende intervenire su cinque luoghi, migliorandone ombreggiamento, sedute e servizi. Un nuovo spazio dovrebbe inoltre essere realizzato quest’anno nel parco Alberini.

Il Piano aria e clima prevede anche una mappa digitale e cartacea, collegata a un sistema WebGis, per localizzare i rifugi e individuare le aree maggiormente esposte.

La rete presenta però ancora alcuni limiti. Molti rifugi al chiuso sono biblioteche o centri diurni e possono accogliere le persone soltanto durante gli orari di apertura, spesso escludendo i fine settimana. La mappatura rappresenta quindi un primo passo, che dovrà essere accompagnato da una riflessione sull’accessibilità dei luoghi proprio nei momenti in cui il caldo è più intenso.

Non basta arrivare al rifugio

Con temperature molto elevate, anche pochi minuti trascorsi sotto il sole possono essere diventare complicati, soprattutto per anziani, bambini e persone con patologie. Per questo il Comune affianca alla rete dei rifugi l’azione «Muoversi nell’ombra», pensata per rendere più sicuri e confortevoli gli spostamenti.

Il progetto punta a creare corridoi ombreggiati lungo le vie più critiche della città, aumentando le alberature, rimuovendo asfalto dove possibile e riducendo le isole di calore. Non si interviene quindi soltanto sui luoghi nei quali sostare, ma anche sui percorsi necessari per raggiungerli.

In questa strategia rientra il depaving, cioè la sostituzione di superfici artificiali e impermeabili con verde, terra battuta o materiali capaci di assorbire l’acqua. La depavimentazione offre un doppio beneficio: aiuta il terreno a gestire le piogge intense e limita l’accumulo di calore. Una superficie asfaltata esposta al sole può infatti raggiungere temperature molto superiori rispetto a un suolo naturale e continuare a rilasciare calore anche nelle ore notturne.

Dal Castello alla stazione

Il Piano individua diversi ambiti nei quali il principio della depavimentazione può tradursi in interventi concreti. Uno dei principali è il Castello e il Colle Cidneo. L’azione denominata «Togliere l’assedio» prevede la riduzione del traffico, nuovi filari alberati, superfici drenanti, percorsi pedonali e una rigenerazione ecologica delle pendici. Tra gli obiettivi dichiarati ci sono la diminuzione delle isole di calore e l’aumento del verde e delle superfici capaci di assorbire l’acqua.

Un secondo ambito è il ring attorno al centro storico, per il quale il Piano prospetta una trasformazione orientata a più verde, ombra e superfici drenanti. 

C’è poi la zona della stazione ferroviaria. Il progetto «Ricucire Brescia» prevede alberature resistenti alla siccità e al vento, parcheggi più verdi e permeabili, superfici capaci di assorbire l’acqua piovana e nuovi spazi pedonali. L’obiettivo è rendere l’area più ombreggiata, sicura e adatta alla mobilità sostenibile.

Adattarsi a un clima già cambiato

Le azioni contro il caldo si inseriscono in una strategia più ampia. Il Piano aria e clima punta a ridurre le emissioni di anidride carbonica del 55% entro il 2030 rispetto al 2010. Per il Comune di Brescia e le sue società partecipate e controllate, il documento indica inoltre il traguardo della neutralità climatica entro il 2040.

Mitigare le emissioni resta fondamentale per evitare che il riscaldamento peggiori. Ma una parte del cambiamento è già in corso e rende inevitabili anche politiche di adattamento. Rifugi climatici, percorsi ombreggiati, alberature, superfici drenanti e depavimentazione non sono quindi interventi accessori: rappresentano gli strumenti con cui Brescia prova a rendere la città più vivibile durante estati che saranno sempre meno simili a quelle del passato.

Brescia Attiva

A chiedere che il Piano aria e clima non resti soltanto una cornice programmatica è anche Francesca Cocchi, portavoce di Brescia Attiva. Il gruppo ha sostenuto il documento predisposto dal Comune, ma lo considera l’avvio di un percorso che dovrà procedere con maggiore rapidità. «Pensiamo che sia un buon primo passo per iniziare a fare qualcosa di concreto – spiega la portavoce Francesca Cocchi –, ma è solo il primo passo: il percorso è lungo e dobbiamo accelerare, perché le continue ondate di calore che stiamo vivendo quest’estate sono il preludio di quello che ci aspetta nei prossimi anni». Secondo la portavoce, accanto alle misure immediate di adattamento è necessario introdurre il tema del caldo in ogni futura scelta urbanistica. «Ogni progetto che verrà realizzato nei prossimi anni sulla città deve tenere conto di questo impatto: bisogna capire quanto valga la pena aggiungere cemento in una zona e quanto, invece, possa essere utile riqualificarla in modo diverso, piantando alberi e creando aree più fresche».

Tra le proposte di Brescia Attiva ci sono più spazi verdi in tutti i quartieri, la rimozione dell’asfalto dove possibile e la trasformazione di alcune strade scolastiche in luoghi di incontro. «Vorremmo creare piazze e ambienti freschi, gratuiti, nei quali le persone possano trovare un po’ di sollievo rispetto al caldo di questi giorni», sottolinea Cocchi. Non soltanto rifugi nei quali fermarsi, dunque, ma una rete di spazi pubblici quotidiani progettati per offrire ombra e ridurre l’accumulo di calore. Un’impostazione che, secondo la portavoce, dovrebbe riguardare sia i grandi interventi sia le trasformazioni più minute nei quartieri.

Un altro fronte riguarda gli edifici. Brescia Attiva propone di rafforzare lo sportello energia, rendendolo anche itinerante, per raggiungere direttamente le diverse zone della città. «Molte case a Brescia hanno bisogno di essere riqualificate – osserva Cocchi –. In questi anni ci sono stati degli incentivi, ma non è sempre semplice capire come accedervi e come sfruttarli». Lo sportello dovrebbe quindi aiutare i cittadini a orientarsi tra agevolazioni e possibili lavori, spiegando «che cosa si può fare per rendere le abitazioni più efficienti dal punto di vista energetico e anche più resistenti alle ondate di calore e agli altri eventi atmosferici legati alla crisi climatica».

Per Cocchi, comunque, la responsabilità non può essere scaricata sulle persone. «Le scelte del singolo possono avere un impatto quando si uniscono nella collettività, ma la responsabilità non può ricadere solo sui cittadini», afferma. Durante una fase di caldo estremo, aggiunge, diventa difficile limitarsi a invitare le persone a rinunciare all’auto, al condizionatore o a utilizzare la bicicletta. La risposta, secondo la portavoce, deve quindi arrivare soprattutto da decisioni collettive e politiche, capaci di modificare la città e di affrontare le cause della crisi climatica a un livello più ampio

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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