Le case popolari non bastano. E ogni anno sono sempre di più le persone che bussano alla porta. Nel capoluogo, per 58 alloggi messi a bando da Aler, sono arrivate 1.292 domande: oltre ventidue richieste per ogni abitazione disponibile. La pressione cresce anche nel resto della provincia, tanto che complessivamente le domande hanno raggiunto quota 2.517, a fronte di 169 alloggi Sap (58 in città, 111 in provincia). Non è la misura esatta del bisogno abitativo, ma è difficile non leggere in questi numeri il segno di una distanza crescente tra chi cerca una casa popolare e le abitazioni che possono essere assegnate.
I numeri, però, vanno maneggiati con cautela. È il primo avvertimento del presidente dell’Azienda lombarda per l’edilizia residenziale (Aler) di Brescia, Cremona e Mantova, Amedeo Ghidini, che invita a non confondere le domande con le famiglie effettivamente in attesa. «Tantissime persone presentano la doppia domanda, ad Aler e al Comune. Fare banalmente la somma aritmetica non è corretto». E nemmeno tutte le richieste protocollate si traducono in un diritto all’assegnazione.
C’è anche chi rinuncia
La graduatoria nasce dalle dichiarazioni dei richiedenti, elaborate dal sistema regionale. Le verifiche effettive arrivano quando si procede all’assegnazione. E lì il quadro cambia (spesso anche di parecchio). «Più del 40% delle pratiche che lavoriamo non porta all’assegnazione». Non significa necessariamente che quattro persone su dieci siano prive dei requisiti, tantomeno che non abbiano bisogno di una casa. C’è anche chi perde posizioni dopo i controlli, chi viene escluso e chi rifiuta l’appartamento proposto. «Banalmente, il 10% rifiuta» conferma Ghidini. In quel caso si esce dalla graduatoria e bisogna ripresentare domanda al bando successivo.

Un’altra precisazione riguarda proprio le graduatorie. Non chiamatele «liste d’attesa»: non lo sono. Perché non durano indefinitamente: scadono con la pubblicazione del nuovo bando. Ma nel frattempo - tra un bando e l’altro - gli alloggi continuano a essere assegnati. È una parte del sistema che sfugge alla fotografia annuale: abitazioni recuperate e rimesse a disposizione, senza necessariamente passare da un nuovo avviso pubblico.
Il piano di manutenzione finanziato dalla Regione rimette in circolo quest’anno cento appartamenti. Alcuni sono già disponibili, altri in ristrutturazione. Secondo il presidente, «nell’intervallo tra due bandi potranno tornare nel circuito delle assegnazioni tutti e cento gli alloggi», considerando anche la quota destinata alle emergenze abitative e alle sistemazioni temporanee. Il prossimo bando è previsto in primavera.
Le case in attesa di ristrutturazione
E poi ci sono gli sfitti, terreno sul quale il dibattito pubblico rischia spesso di inciampare. A Brescia Aler possiede 2.970 alloggi. Quelli vuoti in attesa di manutenzione (ma senza il denaro per poter azionare gli interventi necessari) sono 96: poco più del 3% del patrimonio cittadino. Un conteggio distinto dai cento appartamenti già in ristrutturazione. In provincia il numero sale a circa 292. Non tutti, però, saranno necessariamente recuperati.

Come mai? Perché in alcune zone della provincia, nessuno vuole andare ad abitare. Il presidente cita ad esempio Pertica Bassa, dove alcuni appartamenti, pur essendo a disposizione, rimangono orfani ormai di bando in bando.
«Investire ulteriormente in quella zona non ha senso. Le risorse del prossimo Piano casa andranno indirizzate soprattutto dove la pressione abitativa è maggiore». C’è infine un meccanismo meno intuitivo: più inquilini lasciano le case popolari, più aumenta il lavoro necessario per riassegnarle. Ogni appartamento restituito richiede verifiche e spesso interventi sugli impianti. E la mobilità delle famiglie, osserva il presidente, è oggi maggiore rispetto al passato.
Così il patrimonio gira, le graduatorie scadono, gli appartamenti vengono recuperati e assegnati. Ma le richieste continuano a crescere. È qui che il problema delle case popolari supera quello della loro gestione: anche facendo funzionare meglio ciò che già esiste, resta da capire come dare una risposta a chi continua a rimanerne fuori. Perché si possono accelerare le assegnazioni, recuperare gli sfitti, ridurre i tempi della manutenzione. Ma non si possono assegnare case che non ci sono.




