Famiglie sfrattate e anziani senza alloggio: a Brescia è emergenza casa

Sfratti e difficoltà a trovare un tetto: «Diritti per Tutti» porta alla ribalta tre casi emblematici in città
Il picchetto di Diritti per tutti - © www.giornaledibrescia.it
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Un operaio con quattro figli che non riesce a trovare un’abitazione in affitto, tre anziani che nonostante l’alta posizione in graduatoria non ottengono un alloggio, una coppia in difficoltà costretta a rateizzare il debito per l’affitto. Tre storie diverse, che animano un’umida mattina di dicembre – l’ennesima fatta di tensioni e trattative in città – simbolo paradigmatico dell’emergenza abitativa a Brescia.

In via San Polo

Quella di Hamdi, 46enne dell’Egitto, è una vicenda particolare ma emblematica: da quattro anni in affitto nell’ala di una vecchia cascina in via San Polo, si è trovato ieri mattina a un passo dalla strada. Lo scorso novembre il vicino, suo connazionale, ha acquistato l’appartamento e ne ha chiesto l’immediato sgombero. Lui, operaio metalmeccanico con contratto a tempo indeterminato a Torbole Casaglia, può permettersi un’abitazione e da tempo si è mosso, eppure trova solo porte sbattute in faccia.

«Quando dico che ho una famiglia con quattro minori, tra i 3 e gli 11 anni, scompaiono tutti. Io ho sempre pagato regolarmente e voglio continuare a farlo». Mostra anche le prove: chat che si concludono sempre con le informazioni sulla sua famiglia. Poi nessuna risposta. «Chiediamo solo il tempo di trovare qualcosa, sto cercando anche in provincia». Hamdi e la sua famiglia sono riusciti a guadagnare due mesi, anche grazie al picchetto organizzato ieri da «Diritti per Tutti». Lo sfratto è rinviato al 12 febbraio. Ma restano i problemi cronici di una bolla – quella edilizia ed abitativa – esplosa da tempo anche a Brescia.

Non solo. L’uomo, da 22 anni in Italia, è inserito nella lista dell’agenzia per la casa del comune di Brescia, ma non ci sono alloggi disponibili. «Questa storia è paradigmatica, perché non stiamo parlando di inquilini morosi che non vogliono o non possono pagare, ma dell’effetto dell'emergenza abitativa – spiega Umberto Gobbi di «Diritti per Tutti» –; pur avendo capacità reddituali per pagarsi un’altra casa in affitto, le famiglie non le trovano perché il mercato non offre nient’altro».

Via Inganni e Torre Raffaello

Un altro tassello del composito puzzle sullo scenario abitativo in città arriva da via Inganni, dove ieri mattina l’ufficiale giudiziario è arrivato per sfrattare tre anziani di origini senegalesi da molto tempo residenti a Brescia. In affitto dal 2015, qualche mese fa si è abbattuta la scure quando la società proprietaria dell’appartamento è fallita e la banca ha proceduto al pignoramento.

I tre anziani, che sono tutti in buone posizioni nella graduatoria Aler anche se non ci sono alloggi disponibili, sono così costretti a lasciare l’abitazione. «Abbiamo chiesto almeno di temporeggiare in attesa dell’asta e della vendita in cambio di un’indennità per l'occupazione della casa», aggiunge Gobbi dopo aver ottenuto il rinvio al 15 gennaio. Per il futuro i tre anziani sono disposti anche a vivere insieme in una stanza alla casa Marcolini Facella, ma tutte le strutture di co-housing sono sature.

A chiudere l’intensa mattinata di ieri, caratterizzata da picchetti senza scontri né tensioni con le forze dell’ordine, l’associazione è riuscita ad ottenere la rateizzazione di un debito accumulato da una famiglia residente nella torre Raffaello che si era trovata in difficoltà dopo la malattia della donna e la perdita del lavoro dell’uomo.

La situazione

A Brescia oggi si contano 2.156 alloggi del Servizio Abitativo Pubblico (Sap) e quasi 300 stabili del Servizio Abitativo Sociale (Sas) per un totale di circa 2.400 alloggi comunali. Allo stato attuale ne sono però vuoti 476: se 304 sono malmessi e necessitano di manutenzione o ristrutturazione, 172 sono liberi in attesa di assegnazione. Saranno questi ultimi, pronti per essere abitati, a essere presumibilmente assegnati rientrando nel prossimo bando pubblico di febbraio (nel bando di primavera erano disponibili 52 alloggi, 40 di proprietà comunale e 12 di Aler).

E poi ci sono, appunto, gli alloggi Aler: nel capoluogo se ne contano altri 2.578, ma 231 sono inutilizzati. In sostanza, solo nella città di Brescia sono 707 le case vuote, a fronte di circa 5.000 stabili di proprietà pubblica: il 15% resta dunque disabitato.

I numeri assoluti dell’inutilizzo crescono se si amplia il raggio d’indagine al territorio provinciale. Gli alloggi Sap di proprietà Aler nel Bresciano sono 6.246, ma 582 non sono abitati. A questi si somma un numero difficilmente quantificabile di case di proprietà dei singoli Comuni, che fa ipotizzare un carnet di alloggi vuoti superiore al migliaio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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