Il doloroso paradosso delle abitazioni vuote, ma non utilizzabili

Difficile fare un conteggio preciso, ma il fenomeno riguarda sia Brescia sia il territorio provinciale
Alloggi turistici: nel capoluogo ci sono 565 strutture extralberghiere - © www.giornaledibrescia.it
Alloggi turistici: nel capoluogo ci sono 565 strutture extralberghiere - © www.giornaledibrescia.it
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La bolla è ormai esplosa da qualche anno. Perché tra locazioni alle stelle, affitti brevi e case vuote l’emergenza edilizia si è diffusa a macchia d’olio. E si percepisce anche nel capoluogo, dove oggi (secondo i dati di Regione Lombardia) si contano ben 565 strutture extralberghiere.

Si tratta soprattutto di appartamenti che un tempo erano affittati a famiglie, studenti o lavoratori e che invece ora sono stati dirottati sul business degli affitti brevi. Una tendenza che contribuisce alla moria di alloggi a disposizione in città.

L’extralberghiero oggi nel Bresciano vale il 60% delle presenze, mentre nel 2015 era solo il 53% nel 2015. E a fronte di un calo vertiginoso di case in affitto a lungo termine, sono cresciute le locazioni stagionali. Basti pensare che a Desenzano nel 2025 le case vacanze hanno abbondantemente superato le mille unità. Nel 2023 erano 949, nel 2024 erano già cresciute a 1.068 e si sono consolidate lo scorso anno.

Le case vacanze - che offrono quasi 5mila posti letto solo a Desenzano - sono anche i primi contribuenti della tassa di soggiorno, che nella località gardesana vale 2 milioni di euro. A Sirmione - diventato uno di simboli italiani dell’iperturismo - le strutture extralberghiere sono invece 800, a Toscolano Maderno 608, a Manerba del Garda 442. Nelle aree più ambite dai flussi turistici i dati sono ovunque considerevoli: Salò ospita 377 strutture extralberghiere, Gardone Riviera 234, San Felice del Benaco 217. E risalendo il lago più grande d’Italia lo scenario non cambia: a Tignale sono 447, a Tremosine 433.

Secondo il report di Regione Lombardia il lago di Garda ospita la cifra mostre di 5.950 strutture extralberghiere (e solo una minima parte appartiene a campeggi o altre tipologie di alloggi). Il diritto di ogni proprietario di decidere come e quanto affittare la propria abitazione si scontra col problema di desertificazione sociale e commerciale di quegli stessi Comuni. Non si tratta comunque di un fenomeno locale, circoscritto al Garda o al Bresciano in generale: in Italia si registra un paradosso abitativo nel quale circa il 30% delle abitazioni risulta non occupato ma la disponibilità di alloggi a prezzi accessibili è pressoché nulla.

In questo quadro già emergenziale si aggiunge poi il capitolo degli alloggi pubblici, molti dei quali nel Bresciano restano ancora vuoti (dei circa 5000 alloggi del Servizio Abitativo Pubblico e del Servizio Abitativo Sociale in città risulta inutilizzato il 15% circa)

I numeri assoluti dell’inutilizzo crescono se si amplia il raggio d’indagine al territorio provinciale. Gli alloggi Sap di proprietà Aler nel Bresciano sono 6246, ma 582 non sono abitati. A questi si somma un numero difficilmente quantificabile di case di proprietà dei singoli comuni, che fa ipotizzare un carnet di alloggi vuoti superiore al migliaio. Una tempesta perfetta, allora, quella in cui si fondono le contraddizioni del mercato privato e di quello pubblico.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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