L’immagine simbolo sta nella sfilata dei ciclopici silos accasciati a terra, stesi, quasi in segno di resa. Ma attraversare l’isolato industriale - un quartiere di 110mila metri quadrati - somiglia quasi a una «via crucis»: le tappe sono scandite dai sei cantieri che, in contemporanea, stanno «sfasciando» il sito e che - pezzo dopo pezzo - iniziano a «cancellare» la Caffaro che fu.
Produzione ferma da giugno 2020


Fase uno: gli aspiratori di veleni


Si sta poi mettendo a punto l’impianto di trattamento dove, attraverso un circuito idraulico ed elettrico, tutte le tubazioni dei pozzi (che servono per l’emungimento delle acque) andranno infine a confluire. Sulla grande lastra in cemento, nel mezzo della cittadella, restano le impronte di altri quattro grandi ciclindri: era la casa di altrettanti serbatoi già arrivati alla fine di questo ciclo di decommissioning.
Come saranno trattate le sostanze chimiche? L’acqua di falda che verrà pescata attraverso i pozzi che disegnano la barriera idraulica dove sarà trattata? All’interno di enormi vasche di contenimento che, in questo momento, sono in costruzione proprio dove un tempo si stagliavano ulteriori container: lì ci sarà infatti l’impianto di trattamento in cui verranno inseriti i serbatoi dei reagenti e i reattori che serviranno per la riduzione chimica e l’abbattimento del cromo esavalente e dei clorati. Dopo il trattamento, l’acqua «viaggerà» quindi verso lo scarico.Cromo, Pcb, mercurio

Ma i Pcb? Se il pozzo 9 replicherà il trattamento per l’abbattimento di cromo VI e clorati con bisolfito (con una sezione dedicata al mercurio), il pozzo 8 andrà ad «aiutare» il lavoro del sito numero 7, intervenendo cioè su mercurio, Pcb e sostanze organiche volatili. E, se tutto procede come ora secondo il cronoprogramma, la nuova diga anti-veleni (depurazione delle acque inclusa) sarà in azione dalla primavera 2023.



