Veleni Caffaro, LivaNova deve versare 250 milioni entro un mese
L’intera somma stabilita dalla Corte d’Appello di Milano da versare entro trenta giorni, come fideiussione in attesa dell’ultimo grado di giudizio: quello della Cassazione. In cifre: 453 milioni per tutti e tre i siti infestati, di cui ben 250 solo per il disastro ambientale causato nel Sin Caffaro Brescia. L’attesa sentenza sul ricorso depositato da LivaNova contro il Ministero è lapidaria: la multinazionale nata nel 2015 dalla fusione tra Sorin (scorporata nel 2004 da Snia, il colosso della chimica ritenuto direttamente responsabile della contaminazione della nostra provincia) e Cyberonics dovrà vincolare quella cifra al risarcimento del danno provocato. Perché - come stabilito dal Tribunale di Milano - vale il principio «chi inquina paga».
La ripartizione
Una vittoria a tutti gli effetti per il Ministero dell’Ambiente, ricorso in appello dopo che, nel 2016, si era visto rigettare la richiesta danni allora stimata in 3,43 miliardi. Dopo il pronunciamento della Corte d’Appello che ha quantificato il danno sui tre siti (Brescia, Grado-Marano e valle del fiume Sacco) in 453 milioni di euro, LivaNova si è appellata in Cassazione. Non solo: siccome l’obiettivo del dicastero di via Cristoforo Colombo puntava all’escussione forzata della somma, la multinazionale ha fatto richiesta di sospensiva al Tribunale di Milano. Che nei giorni scorsi ha depositato la sentenza: quei soldi devono essere versati come fideiussione. Fine della discussione.
Quello legato al Sito di interesse Brescia-Caffaro è senza dubbio il conto più salato. Ed è la stessa sentenza a riportare la sintesi dei costi e delle attività associate alla «riparazione del danno ambientale causato dalle attività delle società riconducibili al gruppo Snia nel sito di interesse nazionale Brescia-Caffaro»: 137.860.674,61 euro per riparazione primaria, 109.989.258,86 per capitale fruttifero e 2.136.015,29 per riparazione compensativa. Totale: 249.985.948,76 euro.
Come saranno usati i soldi

In particolare, le voci del risarcimento includono anche i cento ettari di terreni agricoli inclusi nel perimetro del Sin, quelli cioè sdraiati da via Milano lungo la tangenziale ovest e fino alla ferrovia: a queste aree sarebbero destinati 15 milioni di euro con i quali realizzare gli interventi di bioremediation, ovvero piantumazioni in grado di assorbire e degradare i Pcb, un procedimento ipotizzato all’interno dello studio redatto dall’Ersaf che stima così i tempi di risanamento in sessant’anni.
Altri 26 milioni sono stati poi chiesti per i 359 ettari di campi compresi tra la zona industriale di via Labirinto e Capriano del Colle. È bene ricordare che non tutta la cifra destinata a Brescia è da considerare «a disposizione» della città, a cui resteranno circa una trentina di milioni. Non andrà cioè sommata direttamente ai fondi già stanziati per la bonifica del sito industriale. Il Ministero, infatti, calcola che parte del risarcimento che si appresta ad incassare da LivaNova lo ha già anticipato proprio attraverso gli stanziamenti erogati in questi anni.
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