In sostanza funziona così: i livelli di inquinamento, da un metro all’altro, sono pressoché identici. Ma se sei dentro quella riga (quella della ferrovia Milano-Venezia) sai che la tua terra è avvelenata, che non puoi lavorarci, che hai delle regole da rispettare e che il tuo nome è nell’elenco delle «vittime dei veleni». Se invece sei oltre quella linea, no. Un paradosso? Sì. Ancora più grosso se si pensa che entro dicembre c’è l’occasione per sistemare un disastro e - per il momento - non si sta muovendo neanche una foglia.
Le richieste delle associazioni ambientaliste
Il tema è quello degli ultimi vent’anni: i confini del Sito di interesse nazionale Brescia-Caffaro. E a ripresentarlo sul tavolo degli enti (Ministero della Transizione ecologica, Istituto superiore di sanità, Ispra, Ats, Arpa, commissario straordinario Mario Nova, Regione, Provincia e Comune) sono cinque associazioni. Marino Ruzzenenti per il Comitato popolare contro l’inquinamento zona Caffaro, Guido Menapace per il tavolo Basta Veleni, Marco Caldiroli per Medicina democratica, Claudia Cauzzi per il comitato Ambiente e salute Brescia e Stefania Baiguera per il comitato per l’ambiente Brescia sud hanno (ri)preso carta e penna e recapitato l’appello.




