Le temperature superiori alla norma preoccupano, ma il vero rischio è la siccità. Lo sottolinea il presidente di Confagricoltura Brescia, Giovanni Garbelli, che lancia un appello: «Serve iniziare il prima possibile a chiudere i prelievi dai laghi e dai bacini, per immagazzinare acqua».
La situazione, al momento, non è critica: «Le semine dei cereali autunno vernini hanno avuto la giusta dose di acqua - sottolinea Garbelli - ma l’anno scorso abbiamo iniziato ad irrigare a marzo, e se la situazione dovesse ripetersi è necessario iniziare a immagazzinare acqua, preservando i livelli dei grandi laghi ma anche di bacini e laghetti montani».
Per far fronte al mutamento climatico, cambiano intanto anche le colture. «Già l’anno scorso, siamo in attesa dei dati precisi, nella nostra provincia c’è stato un record di semine di cereali autunno vernini che consentono di utilizzare meno acqua, a discapito del mais che nel 2022 ha sofferto di più la siccità. Ma non seminare mais nella nostra provincia implica effetti sia economici, anche a livello internazionale, sia ambientali: il mais è quello che fa più verde, produce più ossigeno e cattura più anidride carbonica».
Fanno più paura le temperature elevate o la mancanza d’acqua? «Se l’estate è più calda del normale, l’irrigazione può limitare i danni - conclude il presidente -. Ma le temperature elevate d’inverno, e il pericolo di arrivare a primavera senza acqua sono un bel problema. Non solo per l’agricoltura in pianura, ma anche per le nostre valli: gli allevatori sono senza fieno, le stalle sono in crisi, la siccità rappresenta il vero rischio».



