Elezioni 2023, i bivi del Pd tra alleanze e attendismo

Il puzzle che guarda alle elezioni del 2023 inizia a farsi largo e a scalare la lista degli ordini del giorno nelle segreterie dei partiti. Un triplo appuntamento, quello del prossimo anno, che intreccia Politiche, Regionali e Amministrative e che, proprio per questo, le regie politiche sanno di dover affrontare se non in contemporanea quantomeno con una visione d’insieme. Per la strategia politica, certo. Ma soprattutto per tentare di posizionare i nomi giusti al posto giusto, facendo anche i conti con una platea di poltrone che, a livello nazionale, si presenterà assai ridotta rispetto alla scorsa tornata.
Ecco perchè diventa quasi impossibile sciogliere del tutto il nodo Loggia senza che in parallelo venga affrontato il tema Lombardia. Ed ecco perchè i partiti stanno conducendo i primi incontri sempre su due fronti: Politiche e Regionali, Regionali e Amministrative.
Il rebus dell'asse Pd-M5s
Per il Pd il 2023 elettorale è un anno chiave. A livello nazionale dovrà misurare i consensi lasciati in eredità dalle nuove alleanze strette in questi ultimi anni, prima fra tutte quella con il MoVimento 5 stelle.
Una stretta di mano che se per le Regionali «va consumata» subito (facendo così entrare ufficialmente i pentastellati nella coalizione di centrosinistra per fare fronte comune contro una Lombardia in cui il centrodestra sembra inespugnabile), sui territori in vista delle Comunali - dove un equilibrio di coalizione esiste già - non è così scontata o, comunque, non necessariamente lo è (per il momento) già dal primo turno.
La metamorfosi della coalizione in Loggia
Quel che è certo, comunque, è che il fronte del perimetro della coalizione andrà affrontato. E non fra molto tempo. In molti, sia tra i Dem sia nella squadra di Giunta (l’ultima è stata Laura Castelletti nell’intervista rilasciata al GdB) e tra i banchi del Consiglio comunale dell’attuale centrosinistra, sostengono che si debba «partire dall’alleanza di oggi, senza modificare una squadra e un metodo che hanno funzionato».
Ma la squadra di oggi, in realtà, è difficilmente replicabile. In primis perchè il «sistema delle civiche» si è scompaginato e nuove forze politiche hanno fatto il loro ingresso anche in città. Benzoni è in Azione e l’obiettivo è portare il simbolo sulle schede elettorali per la Loggia. Dionigi Guindani, che ha abbandonato la civica Bpp, ha già portato in Aula la formazione di Italia Viva. Guido Galperti ha «salutato» la Civica per Del Bono sindaco entrando nella compagine di Guindani, anche se sempre con un ruolo civico e non (almeno formalmente) di partito.
Non si sa come (e con chi) evolverà l’esperienza della Sinistra, che in questo momento trova il suo punto di riferimento in Marco Fenaroli. Insomma: di fatto, «l’attuale coalizione» di cui si parla come una squadra «da conservare intatta» già non esiste più: è mutata nel corso di questi anni di mandato. E con questa metamorfosi il centrosinistra dovrà fare i conti, diktat o non diktat.
L’endorsement per Del Bono in Regione

I sindaci della Lombardia, capitanati dal numero uno di Milano, Beppe Sala, avrebbero già pronta nel cassetto una lettera di endorsement per il sindaco di Brescia e aspetterebbero solo il momento giusto (e il placet ufficiale del livello regionale) per consegnarla alle agenzie di stampa.
Le settimane dell'attendismo
Ma cosa dice il diretto interessato? Intervistato a «Punti di vista» su Teletutto, il sindaco Emilio Del Bono ripercorre i capisaldi del suo mandato (abbraccio verde alla città, pedonalizzazioni, estensione delle Zone a traffico limitato nel centro storico, riduzione del carico urbanistico), ma sulle sue prospettive future non si espone.
Sull’ipotesi (remota) di un possibile terzo mandato sulla scia di una proposta che al momento non è ancora ufficializzata in una proposta di legge (l’unica depositata riguarda infatti solo i piccoli Comuni), ribatte: «Oggi il terzo mandato non è possibile perchè la legge non lo prevede. È vero che l’unica figura vincolata ai due mandati è quella dei sindaci, ma non credo si legiferà per modificare questa regola nei prossimi mesi: il Governo sta aprendo un dibattito sui piccoli Comuni, non ho notizie diverse».Per quanto riguarda poi il suo impegno in Regione il numero uno di Palazzo Loggia glissa: «Non lo so: è un tema che in questo momento mi vede più spettatore che protagonista. Ad oggi nessuno me l’ha chiesto direttamente nè io ho chiesto di fare il candidato presidente: non ho particolari apprensioni, manca un anno e sto proseguendo con impegno quotidiano a lavorare per la città». Sulla Loggia, invece, ribadisce quanto già esplicitato mesi fa: «Nella mia Giunta ci sono fior fior di assessori: credo che all’interno della squadra di governo della città ci siano i possibili candidati sindaco».
Avere l’assessore regionale all’Agricoltura Fabio Rolfi come possibile avversario non spaventa Del Bono: «Ha già governato la città - dice - mi pare che stiano riproponendo le stesse persone del 2008 che, a mio parere, non hanno governato bene. Si tratta di una riproposizione del modello che i bresciani hanno già conosciuto». Alleanza con il M5s sì o no? «Non lo so: non si è aperto ancora nessun tavolo in questo senso - confessa il sindaco -. Noi si ripartirà con il grande partito della città e quindi con la coalizione attuale, credo che non sia la stagione degli schieramenti preconfezionati: i cittadini vogliono sapere con quale politica si prosegue».Vero: nel Pd e nel centrosinistra sono molte le questioni ancora in sospeso e altrettante quelle di cui - con destrezza - le compagini non sono ancora entrate nel merito. Altrettanto vero è che, proprio per questo, a più di qualcuno questo «immobilismo» inizia a stare stretto. Ed è a un passo dal tirare la giacca a una segreteria cittadina bollata come «troppo attendista e poco incisiva».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
