C’è il toto candidati, certo. Ma più di tutto c’è il problema delle poltrone: di quelle attuali più che delle future. Ed è così che la marcia di avvicinamento al 2023 - anno chiave per i partiti perché in palio non c’è solo lo scranno di Palazzo Loggia, ma pure (e prima) quelli della Lombardia e di Roma - inizia con un grattacapo di non poco conto: dove piazziamo tutti? È questa la grande domanda che si pronuncia ad alta voce in caffè bipartisan e che inizia a condizionare le scelte dei singoli e dei partiti stessi. Il ragionamento su liste e consensi imbocca la via della concretezza, anche se (quasi) nessuno ci vuole ancora mettere la faccia: non è elegante parlarne. Però i conti si cominciano a fare. E forse di fronte a un problema bipartisan potrebbe esserci una soluzione bipartisan. Che si chiama Provincia.
Il gioco della sedia
Se lo scontro in Lombardia e in Loggia ce lo si gioca nudo e crudo sul filo dei consensi e dell’identikit del candidato che conquisterà lo scettro della leadership (perché sì, il candidato conta e su di esso si può costruire oppure no una coalizione ampia), l’appuntamento con il gioco della sedia che riguarderà le urne nazionali al debutto col taglio dei parlamentari è destinato a condizionare tutto il resto, con un effetto domino che rischia di creare lacerazioni non tanto tra schieramenti opposti, ma prima di tutto all’interno degli stessi gruppi politici.




