Nessuno lo dice in modo esplicito, ma nella cittadella industriale di via Nullo, epicentro del Sito di interesse nazionale Caffaro, tutto (letteralmente) ora dipende dalla delicatissima partita a scacchi che si sta consumando tra la Procura e la Caffaro Brescia, l’azienda oggi in liquidazione che sta via via traghettando il suo «addio» alla città, previsto in via definitiva entro ottobre (anche se i macchinari per la produzione sono spenti ormai da mesi). Ed è in questa partita che si giocano i problemi aperti, e più urgenti, di Caffaro.
Nel giorno dell’insediamento del neocommissario Mario Nova - portamento british, concretezza di chi ha trascorso la vita professionale da dirigente nella pubblica amministrazione, un passato prossimo alla direzione generale dell’Ambiente in Lombardia - tutti gli occhi sono puntati sull’epilogo che dovrebbe consumarsi nell’arco di «poche settimane»: l’intesa (o lo strappo) tra Procura e azienda. Non è un caso se durante la conferenza stampa di ieri a Palazzo Loggia - con tanto di collegamento streaming con Roma - nessuno ha accennato minimamente alla tempistica. Anzi, tutti hanno dribblato la domanda riepilogando l’iter del Progetto operativo di bonifica. Impossibile, infatti fare pronostici. Troppo diverse le due strade, troppo diverse le procedure, troppo larga la forbice temporale tra un’opzione e l’altra.




