Forse mai come in quest’estate che si sta per chiudere la maggior parte di noi ha compreso quanto siano importanti gli alberi. C’è chi non ha mai smesso di dirlo, ma a volte anche un’estate così difficile – tra caldo estremo, chicchi di grandine grandi quanto una palla da tennis e venti fortissimi – può avere aspetti positivi. «Nelle nostre città – dice il dottore agronomo Fiorenzo Pandini –, l’albero non è solo elemento decorativo grazie alle sue insostituibili funzioni di termoregolazione e alle capacità di ossigenazione di filtraggio sulle polveri sottili; la presenza di filari e parchi urbani è preziosa. Gli alberi riducono l'effetto "isola di calore", abbattono le polveri sottili e ossigenano l’aria, garantendo anche la presenza di diversi animali altrimenti esiliati in campagna».
Ma non è tutto così facile come può sembrare, non basta piantare un albero o godere dell’ombra di quelli piantati «quando c’era il re»: «Questa transizione ecologica urbana convive con un drammatico rovescio della medaglia – continua Pandini –: la pericolosità per crolli da sbrancamenti (cedimenti) di chioma o da sradicamento. Gli eventi meteorologici sempre più estremi in questo non ci aiutano, ma un albero può essere pericoloso a prescindere dalla sollecitazione ventosa estrema».

«Questo ce lo spiega la fitostatica che è la disciplina tecnica studiata nelle facoltà di scienze agrarie e di scienze forestali proprio per permettere ai futuri dottori agronomi e dottori forestali di occuparsi di diagnostica e di progettazione delle migliori cure colturali a beneficio di un verde sicuro e frequentabile nelle nostre città».
Il paradosso del bosco urbano
Bisogna parlare anche di sicurezza: «Il focus si sposta sulla sicurezza quando l’albero perde il suo equilibrio biomeccanico. Un albero di precaria stabilità in un bosco cade senza fare notizia; quando invece cade o si sbranca in una via del centro cittadino o nel giardino di una scuola, ecco che può trasformarsi in tragedia.
È bene sapere a titolo statistico che fanno più morti e feriti gli alberi che cadono in città che non le rapine – dice l’agronomo –. Il problema esiste soprattutto quando l’albero viene considerato solo come oggetto estetico dell’architettura urbana e non come soggetto biologico che va gestito e curato». E quindi violenti temporali e raffiche di vento possono sradicare o spezzare esemplari anche storici che sembravano fino a poche ore prima solidissimi. «Il meteo estremo è spesso solo il grilletto – sintetizza Pandini – che spara innescato da parassitologie, errori di piantagione, difetti di crescita o lesioni da scavi e potature».
La fragilità delle piante urbane
Sono quattro i fattori critici: patologie del legno come funghi, agenti di carie legnose (Ganoderma o Fomes) che degradano la cellulosa e la lignina di radici, tronco e branche, riducendo in maniera invisibile all’esterno la resistenza meccanica della pianta (da qui la necessità delle analisi agronomiche); malformazioni di crescita, che creano punti deboli di facile cedimento sotto l’azione del vento o anche solo per il peso dell’albero che aumenta; apparati radicali lesionati per manutenzioni; inidoneità di piantagione dato che «nel 60% delle realizzazioni urbane – sottolinea Pandini – pare che si ricorra a progettisti che non hanno nessuna competenza botanica e agronomica e questo porta l’albero a vivere "murato vivo" con l’albero che poi muore o che cade senza radici».

Come prevenire? Non tutto è perduto: «Se il Comune si attiva con i regolari controlli agronomici che guidano poi le cure di gestione e anche gli abbattimenti selettivi» sottolinea l’agronomo.
Le perizie agronomiche
«La sfida moderna non è abbattere gli alberi per azzerare il rischio, ma gestirli attraverso la scienza agronomica – spiega Pandini –: lo strumento chiave è il monitoraggio tramite la diagnostica del Visual Tree Assessment (Vta)». Come funziona? «L’agronomo esegue un primo screening visivo per identificare i sintomi di debolezza; se emergono anomalie si passa all'analisi con diversi strumenti che ci danno immagini, grafici o valori utili a interpretare la robustezza dell’albero.

Immaginiamo le analisi del sangue, i diagrammi di un elettrocardiogramma o le immagini di una ecografia, il quadro è lo stesso e la diagnostica è il risultato a vantaggio della sicurezza». Tutto questo per dire che gli alberi lungo le strade sono molto belli, ma non vanno dimenticati o trattati come arredo immutabile della città. E l’appello va soprattutto ai Comuni, ai proprietari di grandi alberi e a chi non accetta tagli selettivi se necessari: «Molti investono da anni in una progettazione lungimirante della gestione del verde urbano scegliendo la "pianta giusta al posto giusto", preferendo specie adeguate e resilienti ai cambiamenti climatici dotandole di spazi vitali adeguati per la radicazione, abbandonando le potature drastiche, come le capitozzature, che creano affastellamenti di chioma o infezioni di funghi cariogeni che trasformano il legno in una massa spugnosa friabile senza solidità e censendo, controllando e programmando le cure del patrimonio arboreo in base allo status di classe di propensione al cedimento dell’albero». E conclude: «Il verde urbano non può prescindere dalla sicurezza e quando è solo il folklore a guidare le scelte della politica o dei cittadini ecco che il verde urbano vive male, dura poco e costa molto».




