La lezione sulle piante di Giovanni Storti e Stefano Mancuso è uno show

Con lo spettacolo «Lunga vita agli alberi» ha preso il via #nonsoloscienza 2026, il progetto per avvicinare i giovani alle materie scientifiche di Fondazione del Teatro Grande e Fondazione della Comunità Bresciana
  • La lezione sulle piante di Giovanni Storti e Stefano Mancuso
    La lezione sulle piante di Giovanni Storti e Stefano Mancuso - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
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Metti sul palco del Teatro Grande un comico e attore d’esperienza come Giovanni Storti (sì, quello di Aldo, Giovanni e Giacomo) e Stefano Mancuso, neuroscienziato e divulgatore; aggiungi gli studenti delle secondarie come pubblico, battute e tante nozioni su alberi, piante e natura.

Il risultato è spettacolo di un’ora e mezza che fa ridere, riflettere e che sa coinvolgere fino alla fine un pubblico difficilissimo, abituato a clip e video brevi, come i reel e gli shorts. Ieri mattina, con lo spettacolo «Lunga vita agli alberi», ha preso il via #nonsoloscienza 2026, il progetto di Fondazione del Teatro Grande e Fondazione della Comunità Bresciana per avvicinare alle materie scientifiche.

Sul palco del Grande

Teatro, scienza e comicità s’incontrano per insegnare ai giovanissimi il ruolo degli alberi nella vita del pianeta. Dopo la colonna sonora di «Lo chiamavano Trinità», il primo ad entrare in scena è Giovanni, accolto da un’ovazione con applausi e gridolini.

«Venire a teatro è come bigiare» esordisce rivolgendosi ai ragazzi. Poi spiega il leitmotiv dello spettacolo:«Siamo qui a parlare di alberi – dice – perché il mio vicino Attilio vuole abbattere il tiglio per realizzare un campo da padel».

A questo punto entra in scena Stefano Mancuso. I due, con perfetti tempi comici e una complicità che solo l’affinità d’intenti regala, snocciolano fatti, studi e curiosità che, a turno, divertono, indignano o fanno ammutolire il giovane pubblico. Senza dimenticare di coinvolgerlo con domande.

La vita sul pianeta

Ecco che i ragazzi scoprono che, a differenza «delle loro idee confuse», le piante rappresentano l’87% della vita sul pianeta, i microrganismi il 13%, i funghi l’1,2% e gli animali (umani compresi) solo lo 0,3%. E aggiungono che le persone non sono così tante, ma che hanno un impatto «spaventoso» sul pianeta «consumando risorse in modo non più sostenibile». Solo cento anni fa non era così.

Via via che lo spettacolo fila Storti e Mancuso dimostrano la straordinarietà degli esseri vegetali: le radici di una pianta di segale messe in fila sono lunghe 635 km, come la distanza tra Milano e Napoli, e le radici alla ricerca di nitrato d’ammonio sanno uscire da un labirinto senza sbagliare percorso.

Qualche «no» dispiaciuto si è levato dalla platea quando hanno raccontato la storia di Donald Currey, che fece tagliare l’albero più vecchio del mondo, Prometheus di oltre quattromila anni, per studiarlo; il silenzio sgomento è calato quando hanno raccontato che negli anelli di tutte le piante esistenti nel 1965 si trova traccia delle bombe nucleari (pare da mille a 2mila) sganciate in quell’anno durante test atomici. Da lì – dicono – è partito l’Antropocene, l’attuale epoca geologica, caratterizzata dall’impatto dominante dell’attività umana sul pianeta.

Lo spettacolo

Il clou lo si raggiunge quando Giovanni veste i panni del bombo (che poi essendo femmina è «una bomba» dicono) mentre Mancuso ne spiega la centralità nell’impollinazione. E per dimostrarlo Giovanni scende in platea armato di un bazooka di tubi sparacoriandoli.

Alla fine, per tornare allo scopo dello spettacolo, i ragazzi registrano un videomessaggio: «Attilio, salva il tiglio!» urlano. Dalla regia parte «What a wonderful world» di Joey Ramone e gli applausi chiudono la mattinata.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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