Ambiente

Perché gli alberi piantati lungo la tangenziale sono così piccoli

Si tratta di una tecnica di coltura precisa, che rende gli esemplari più resistenti e accelera i tempi della natura nella formazione di un bosco. Ha anche a che fare con la selezione naturale e la competizione tra piante
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

Le nuove piantumazioni in via Parma lungo la Sud © www.giornaledibrescia.it
Le nuove piantumazioni in via Parma lungo la Sud © www.giornaledibrescia.it

La curiosità è stata tanta. Le critiche, anche solo mormorate al tavolino di un bar o scritte nei commenti alla notizia sui social, pure. L’intervento di riforestazione per mitigazione ambientale di alcune aree a ridosso della tangenziale Sud, di proprietà del Comune e della Provincia di Brescia, ha fatto discutere, soprattutto a causa delle piccole dimensioni delle piante messe a dimora. C’è chi li ha definiti «stropei» con tono canzonatorio, usando il termine dialettale per paragonali ai ramoscelli di salice che si usano per legare le viti. Ma un motivo dietro la scelta di piantare alberi così giovani c’è, ed è una tecnica colturale assodata.

Ne abbiamo parlato con Camilla Bianchi, assessora all’ambiente del Comune di Brescia, e Graziano Lazzaroni, dirigente del Verde urbano. Le fasce di mitigazione della tangenziale, che in totale occupano 17 ettari, sono state piantumate con latifoglie, come bagolaro, roverella, faggi, tigli e arbusti autoctoni. «Sono state messe a dimora piante forestali di uno o due anni, con una densità di 1.500-1.800 piante per ettaro – dicono Bianchi e Lazzaroni – sapendo che il 20% è destinato a morire».

Attenzione però: non è uno spreco, ma un metodo di coltivazione per «accelerare quel che fa la natura»: in sostanza si mettono in competizione le piante tra loro, per far sì che si affranchino meglio. Un intervento molto diverso da quello che si fa in viali e parchi al quale siamo più abituati.

Lungo i viali e nei parchi

In ambiente urbano vengono messe a dimora piante «pronto effetto», e cioè essenze di 5-6 anni con un tronco del diametro di circa 14-16 centimetri. Queste, come dice il nome, sono già impalcate e con una zolla radicale già formata. «Il problema – spiegano Bianchi e Lazzaroni – è che vanno curate in maniera intensiva per 3-4 anni: vengono da un vivaio nel quale venivano innaffiate regolarmente, nutrite, trattate e protette. Quando vengono inserite in un terreno per loro nuovo, a volte poco profondo o ospitale, dove trovano anche ostacoli come asfalto e tubazioni, subiscono uno choc. E questo fa fermare la loro crescita per diverso tempo. Hanno quindi bisogno di essere irrigate e accompagnate». Anche i costi non sono indifferenti: una pianta da vivaio costa circa 120 euro, se si aggiungono le cure si arriva a circa 500 euro a pianta.

Un bell’investimento se si conta che lungo le strade del Comune di Brescia ci sono circa 19mila esemplari curati da aziende esterne (la Loggia non ha giardinieri propri). Alternativa però non c’è. Non si possono certo mettere a dimora piante troppo piccole su un viale, sia per l’effetto estetico che per la funzionalità: servirebbe troppo tempo per permettere alle piante di cominciare «ad arredare» o a fare ombra.

Il bosco urbano della Volta dall'alto © www.giornaledibrescia.it
Il bosco urbano della Volta dall'alto © www.giornaledibrescia.it

La riforestazione

Totalmente diverso il discorso per le aree di mitigazione. Dopo l’approvazione della legge 10 del 2013, che promuove la riforestazione non solo come piantumazione generica ma come strategia integrata nella pianificazione urbana, si è passati dal mettere a dimora filari di piante lungo le strade e nei parchi alla creazione di boschi urbani, per ottenere effetti positivi sull’ambiente e il benessere dei cittadini.

Il Comune di Brescia negli ultimi tre anni ha piantumato una superficie totale di 27 ettari: 17 lungo la Sud e 10 con il progetto «Un filo naturale». Per fare una forestazione intensiva, però, bisogna applicare lo stesso metodo che si mette in atto in montagna: piantare essenze piccole, di un anno al massimo e con un costo di un euro a esemplare, e molto vicine tra loro, con una densità di circa 1.600-2.000 esemplari all’ettaro.

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Riforestazione lungo la tangenziale Sud

Poche cure

La Provincia, che si è occupata della messa a dimora e che ha in capo le cure colturali per 6 anni, interviene solo per evitare che il rovo prolifichi, innaffiando con parsimonia in caso di estrema siccità. In capo al Broletto anche il cambio degli shelter, cioè quelle piccole scatole in materiale biodegradabile che proteggono la piantina dall’eccessivo irraggiamento e dalle erbe infestanti, oltre a stimolarla a cercare la luce crescendo in altezza.

Si crea, insomma, un bosco stabile e molto meno esigente: «Un esempio – dicono dal Comune – si può osservare lungo la ciclabile del Mella, dove tra il 1995 e il 2000 è stato fatto un intervento di riforestazione urbana».

Selezione naturale

«In sostanza anticipiamo quanto farebbe la natura in 60-80 anni – spiega Lazzaroni – mettendo a dimora centinaia di piante di diverse specie e con cure meno intensive». Come detto si mette in conto che qualcuna di queste giovani piante non ce la farà e che, dopo qualche anno, sarà necessaria una selezione (in base alla vicinanza o alla bellezza dell’esemplare), ma il fatto di inserire piante diverse, tra le quali alcune che preparano e fanno maturare il terreno per quelle più esigenti e durature – come la quercia, il carpino o il frassino – accorcia i tempi della formazione del bosco.

I numeri

Il progetto è condotto dal Settore strade della Provincia di Brescia ha un valore complessivo di 3,5 milioni di euro (finanziati da Regione Lombardia) e punta a bilanciare l’impatto infrastrutturale della terza corsia attraverso la riqualificazione verde del territorio. L’obiettivo è anche migliorare la qualità dell'aria tramite l'assorbimento di carbonio, incrementare la biodiversità locale e creare una barriera naturale contro l'inquinamento acustico.

L’operazione è figlia della collaborazione tra la Provincia, Centro Padane, il Comune di Brescia e l’Ersaf, che ha fornito il supporto tecnico e il materiale vegetale certificato. Dopo i primi 5-6 anni il bosco sarà consegnato al Comune per la fruizione pubblica.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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