Cronaca

L’agronomo: «Il riscaldamento globale porta al collasso di certe piante»

Fiorenzo Pandini commenta lo studio guidato dall’Eth di Zurigo. «Stanno “cuocendo” betulle, faggi, carpini, cedri, abeti e querce, ecco quali dovremmo invece piantare in città»
Alberi in autunno - © www.giornaledibrescia.it
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«Questo è solo uno degli aspetti che rende sconveniente l’utilizzo di certe piante»: così l’agronomo e Fiorenzo Pandini commenta lo studio guidato dall’Eth di Zurigo.

Oltre all’effetto sulle temperature cosa bisogna tener presente?

Il riscaldamento globale sta portando al collasso di certe piante. Stanno «cuocendo» betulle, faggi, carpini, cedri, abeti e querce. La temperatura fa sì che il fogliame richieda un tale afflusso di linfa che la pianta non può soddisfare. Bisogna quindi scegliere essenze che sono più resistenti al caldo. Le conifere, soffrono le condizioni di caldo e, infatti, stanno deperendo. A loro si preferisce l’abete di Douglas.

Lei che si occupa delle piante dei Comuni, questi stanno facendo un ragionamento sulle essenze o si affidano ai grossisti?

Alcuni Comuni più attrezzati sì: è un fatto di organizzazione. Brescia, per esempio, ha nella sua struttura agronomi e periti agrari, quindi lo fa. Comuni piccoli che si rivolgono, per progettazioni o riqualificazioni, al dottore agronomo o forestale, pure. Perciò evitano di conservare testardamente certe specie e le sostituiscono con più idonee.

Per lei, quindi, è conveniente investire in una consulenza?

L’albero in città non è un fatto architettonico, ma agronomico. Che poi sia curato l’aspetto estetico e del colore va bene, ma in seconda battuta. Bisogna mettere a dimora piante sostenibili, capaci di sopportare le condizioni ambientali. L’agronomo evita che mettano piante in condizioni sbagliate.

Non parla solo di essenze?

Non solo bisogna mettere a dimora una pianta idonea al clima, ma nel luogo giusto e dopo aver preparato una buca di piantagione idonea. Non si può pensare di piantare un leccio, tanto per fare un esempio, in una buca di mezzo metro, senza pensare a come sarà tra 50 anni. La scelta di specie è uno dei temi.

Quali specie consiglia?

Il platano, ma quello resistente al cancro colorato, il tiglio, il celtis bagolaro –solo se c’è spazio –, prugnoli o lagerstroemia. Nel Nord d’Europa usano per le strade pioppi e salici, costano poco, ma dopo una quindicina d’anni, in caso di lavori, li cambiano. Tengono piantagioni giovani sulle strade, le grandi alberature solo nei parchi. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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