Adamello, ghiacciaio a rischio: la neve resiste solo oltre i 3.200 metri
Mancano poche settimane alla fine del periodo estivo, e per molte persone sono già terminati gli ultimi scampoli di vita in spiaggia o di rilassamento nelle zone alpine. Tra i diversi accadimenti e attività che si ripetono spesso in estate in montagna non tutti verranno ricordati con piacere. Il rialzo dei prezzi delle strutture ricettive, l’affollamento eccessivo di alcune località, e i comportamenti irrispettosi tristemente osservati nei confronti degli ambienti naturali si tende a rimuoverli senza rimpianti dalla memoria.
Dalle stesse forme della natura di montagna, e dalla memoria delle condizioni del passato come riferimento fondamentale da mantenere, traggono invece spunto in estate anche alcune attività scientifiche come il monitoraggio dei ghiacciai, che per il gruppo dell’Adamello si sono concluse pochi giorni fa. Il 2025 è l’anno internazionale dei ghiacciai, e le misure effettuate permettono di aggiornare le condizioni del ghiacciaio più esteso delle Alpi inserendolo in un circuito scientifico di scala e di significato locale e globale.
Report
A fornirci le informazioni appena raccolte e riportate in un report preliminare è il glaciologo camuno Amerigo Lendvai, rilevatore del Servizio glaciologico lombardo, che è salito in quota ed ha elaborato una serie di dati in collaborazione con l’associazione Meteopassione. Dopo la stagione invernale che rappresenta il periodo di accumulo, è importante monitorare i ghiacciai anche alla fine di quella di ablazione, solitamente estesa dalla fine di maggio e l’inizio di giugno fino al termine del mese di agosto, anche se le condizioni degli ultimi anni segnano il suo prolungamento verso le fine di settembre e la prima metà di ottobre.

«Prima delle fine del mese di agosto – riferisce Lendvai – quindi potenzialmente oltre un mese prima dalla fine della stagione di ablazione, il bilancio di massa sul ghiacciaio dell’Adamello risulta già ampiamente negativo in maniera diffusa. Si rilevano valori negativi addirittura sul Pian di neve che dovrebbe invece rappresentare il bacino di accumulo. La neve stagionale resiste, insieme a parte di quella residua dello scorso anno, solo a quote superiori a 3.200 metri».
In che forma hanno potuto influire in quota le recenti precipitazioni che hanno interessato vaste zone della provincia di Brescia? «Si tratta di precipitazioni cadute su tutta la superficie del ghiacciaio solo in forma liquida, quindi sull’andamento stagionale non hanno apportato alcun beneficio».
Ondate di caldo
Quali sono le condizioni attuali? «La neve caduta nel corso dell’inverno 2024-2025, in quantità lievemente sopra la media, è stata interamente persa a seguito delle ondate di caldo avvenute dei mesi di giugno e di agosto. Il mese di luglio, durante il quale si sono depositati discreti accumuli fino alla quota di 2.800 metri, ha rappresentato solo una pausa temporanea che non ha tuttavia potuto compensare le forti anomalie termiche del mese precedente e di quello successivo.
La media di quest’ultima estate è quindi comparabile a quella degli ultimi anni, tutti fortemente anomali rispetto alla media degli ultimi 15 anni, già loro volta sopra la media climatica di un più lungo periodo».
A quando bisogna risalire nel tempo per riscontrare condizioni diverse? «Gli ultimi anni che hanno evidenziato condizioni di equilibrio di massa sul ghiacciaio dell’Adamello sono stati il 2013 e 2014. Nei periodi estivi di quegli anni le temperature medie sono state di 3 gradi centigradi inferiori rispetto a quelle che abbiamo rilevato nel 2025». Preoccupazioni si addensano in quota.
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