Salute e benessere

Perché si fa fatica a trovare farmacisti, ora che ne servono di più

Gli iscritti all’Ordine di Brescia aumentano, ma la professione apre molti sbocchi diversi dalla farmacia di comunità. Il presidente Rastrelli: «Dobbiamo costruire una risposta comune». Al via un progetto di orientamento che coinvolgerà le scuole superiori
Una farmacista al lavoro
Una farmacista al lavoro

Marmentino è senza dispensario farmaceutico dal primo agosto, dopo la decisione di Prosit Farma di sospendere il servizio per difficoltà nel reperire farmacisti. Una vicenda che, insieme ad altri bandi pubblicati dai Comuni per cercare professionisti, riporta in primo piano un problema che riguarda da tempo il settore sanitario: la carenza di personale. Un tema che coinvolge soprattutto gli infermieri, ma sempre più anche altre figure, tra cui i farmacisti. Ne abbiamo parlato con Francesco Rastrelli, presidente dell’Ordine dei farmacisti della provincia di Brescia.

Il paradosso

«Quando in un piccolo comune chiude, anche temporaneamente, un presidio farmaceutico, non si abbassa semplicemente una serranda – osserva Rastrelli –. Viene meno un punto di riferimento sanitario quotidiano, facilmente accessibile soprattutto per gli anziani, le persone fragili, chi vive solo e chi dovrebbe percorrere molti chilometri per raggiungere altri servizi. Il caso di Marmentino ci obbliga quindi a guardare oltre Marmentino».

La professione, sottolinea il presidente, vive da tempo un paradosso: «Mai come oggi abbiamo bisogno dei farmacisti e, nello stesso tempo, cominciamo a fare fatica a trovarli».

I numeri

I dati dell’Ordine bresciano fanno riflettere. Gli iscritti sono passati dai 1.415 del 2018 ai 1.600 del 2025, fino a raggiungere quota 1.617 al 28 aprile 2026: una crescita superiore al 14% in otto anni. Le donne sono 1.154, oltre il 71% del totale, mentre gli uomini sono 463. I farmacisti con meno di 35 anni sono 399 e diventano 648 considerando tutti gli iscritti con meno di 40 anni. Quasi la metà, 750, ha invece più di 45 anni.

«Sono numeri che testimoniano una comunità professionale numerosa e vitale, ma che non risolvono automaticamente il problema – considera Rastrelli –. Essere dottori in Farmacia non significa necessariamente essere disponibili a lavorare in una farmacia territoriale o ospedaliera. La laurea in Farmacia o in Chimica e tecnologia farmaceutiche apre oggi molti percorsi: industria, ricerca, distribuzione, servizi sanitari, informazione scientifica e attività regolatorie. La farmacia di comunità deve quindi tornare a essere una scelta professionale desiderata e non una destinazione accettata soltanto in mancanza di alternative».

Pro e contro della professione

Ma cosa significa, concretamente, lavorare in farmacia? «Significa garantire un servizio sanitario continuativo, con turni serali, notturni, domenicali e festivi. Significa lavorare spesso quando gli altri sono a casa con le proprie famiglie. Significa affrontare ogni giorno urgenze, richieste complesse, difficoltà nell’approvvigionamento dei medicinali, adempimenti burocratici e una crescente domanda di ascolto e orientamento. Significa frequentare corsi di aggiornamento obbligatori, anche fuori dall’orario di lavoro. Ma significa anche assumere responsabilità sanitarie sempre maggiori».

Il ruolo del farmacista, infatti, si è ampliato: «Alla dispensazione del farmaco si sono aggiunti vaccinazioni, screening, telemedicina, esami di prima istanza, monitoraggio delle cronicità, riconciliazione delle terapie e nuovi servizi di prossimità – sottolinea –. Il farmacista non è più soltanto il professionista che consegna correttamente un medicinale: è sempre più una figura che accompagna il cittadino nel proprio percorso di salute».

Da qui la necessità di «raccontare meglio la straordinaria dimensione umana della nostra professione», aggiunge il presidente: «Essere farmacista significa conoscere le persone per nome. Significa accorgersi che un anziano non sta bene, spiegare una terapia a chi non l’ha compresa, rassicurare una madre preoccupata, intercettare un uso non corretto dei medicinali e offrire una risposta quando gli altri servizi sono lontani o difficili da raggiungere. Significa, soprattutto nei piccoli paesi, essere parte della comunità».

La strategia

Francesco Rastrelli, presidente dell'Ordine dei Farmacisti
Francesco Rastrelli, presidente dell'Ordine dei Farmacisti

Serve un cambio di paradigma: «La carenza di farmacisti non può essere affrontata soltanto cercando qualcuno che copra un turno rimasto scoperto. Dobbiamo intervenire sulle cause e costruire una risposta comune tra Ordini professionali, Università, istituzioni, titolari di farmacia e rappresentanze professionali». «Dobbiamo entrare maggiormente nelle scuole e nelle Università, accompagnare meglio gli studenti nel passaggio dallo studio al lavoro e spiegare che quella del farmacista è una professione sanitaria profondamente cambiata, con grandi prospettive di sviluppo».

L’Ordine dei Farmacisti di Brescia sente fortemente questa responsabilità: «Dobbiamo difendere ogni presidio farmaceutico sia ospedaliero sia del nostro territorio, dalle farmacie della città fino a quelle delle valli e dei Comuni più piccoli. Ma dobbiamo, contemporaneamente, difendere e valorizzare le persone che rendono possibile quel presidio».

Il nuovo progetto

Ai farmacisti collaboratori il presidente Rastrelli rivolge un messaggio particolare: «Voi non siete semplicemente il “personale che manca”. Siete professionisti sanitari indispensabili. Senza la vostra competenza, disponibilità e presenza quotidiana, la rete di prossimità della quale tutti giustamente andiamo orgogliosi non potrebbe esistere». Per riuscirci «dobbiamo tornare a far innamorare i giovani di questa professione e ricordare a noi stessi che, prima ancora delle farmacie, vengono i farmacisti. Perché sono loro, ogni giorno, ad accendere le luci, ad aprire quella porta e a trasformare un luogo nel quale si dispensano farmaci in un luogo nel quale una comunità si sente un po’ più sicura e un po’ meno sola».

Con questa consapevolezza l’Ordine sta lavorando a un nuovo progetto di orientamento rivolto agli studenti delle classi terze, quarte e quinte delle scuole superiori: «Già in passato avevamo proposto iniziative simili, ora l’intento è lanciare un progetto più strutturato. Proprio in questi giorni stiamo raccogliendo le adesioni degli istituti bresciani disponibili a farci incontrare gli studenti». Sul futuro Rastrelli non ha dubbi: «Il Servizio sanitario – conclude – avrà bisogno di tecnologia, digitalizzazione, telemedicina e intelligenza artificiale. Ma avrà ancora più bisogno di persone capaci di stare accanto alle persone».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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