Salute e benessere

Virus, traumi e ferite: quando portare i bambini al pronto soccorso

Lo spiega il dottor Arrighini, direttore del pronto soccorso pediatrico degli Spedali Civili. Nel 2025 quasi nove accessi su dieci sono stati per codici minori. I consigli alle famiglie
I consigli del pediatra su come comportarsi in caso di piccoli incidenti
I consigli del pediatra su come comportarsi in caso di piccoli incidenti

Rosso, arancione, azzurro, verde e bianco. La mappa a colori degli accessi al pronto soccorso pediatrico degli Spedali Civili racconta che solo un caso su 100 è un codice rosso e dieci sono arancioni. Tutti gli altri rientrano nelle fasce di minore priorità: 27 azzurri, 60 verdi e due bianchi. In totale, l’89% degli accessi riguarda situazioni meno gravi. Ma quando è davvero necessario portare un bambino al pronto soccorso? Lo abbiamo chiesto al direttore Alberto Arrighini.

Dottor Arrighini, con l’inizio della scuola cambia la routine dei bambini. Che consiglio si sente di dare alle famiglie?
Prima di tutto, non trascurare il sonno. I bambini che frequentano la scuola materna dovrebbero dormire tra le dieci e le 12 ore, quelli delle elementari tra le nove e le 11 e quelli delle medie tra le otto e le dieci. Un riposo adeguato aiuta il cervello a funzionare meglio: chi dorme a sufficienza ha un rendimento scolastico migliore e relazioni sociali più positive.

E se fanno fatica ad addormentarsi?
Il problema può essere legato anche all’uso serale di smartphone, tablet e altri dispositivi, che andrebbe evitato. Meglio leggere insieme una storia e creare una routine rilassante.

Alberto Arrighini, direttore del pronto soccorso pediatrico degli Spedali Civili
Alberto Arrighini, direttore del pronto soccorso pediatrico degli Spedali Civili

In autunno i virus tornano a circolare di più. Come possiamo proteggerci?
In realtà i virus non scompaiono nemmeno in estate. Contro l’influenza, però, abbiamo uno strumento importante: il vaccino, che raccomandiamo ai bambini perché protegge loro e, indirettamente, anche gli adulti che vivono al loro fianco.

La febbre continua a spaventare molti genitori.
È una paura che va ridimensionata. La febbre è una risposta fisiologica dell’organismo ai microrganismi, che spesso tollerano male le alte temperature. Se il bambino sta bene, le evidenze scientifiche ci dicono che non è necessario abbassarla a tutti i costi. Diverso è il caso in cui sia sofferente e poco reattivo: allora ben venga l’antipiretico, non tanto per far scendere il numero sul termometro, quanto per migliorare il suo stato generale.

E il rischio delle convulsioni febbrili?
È comprensibile che spaventino. Ma se durano meno di cinque minuti, fortunatamente, è molto difficile che lascino conseguenze. Nei bambini che hanno già avuto episodi di convulsioni febbrili, però, si tende ad essere più interventisti e ad evitare che la temperatura salga troppo.

Spesso alcune ferite si possono gestire serenamente in casa
Spesso alcune ferite si possono gestire serenamente in casa

Quali segnali, invece, possono indicare un problema respiratorio?
Bisogna fare attenzione quando il bambino respira molto velocemente, quando presenta un rientramento del giugulo o un allargamento delle narici durante la respirazione e quando fa fatica a parlare.

Succede di frequente?
Gli accessi, ma soprattutto i ricoveri per problemi respiratori, sono diminuiti grazie alla campagna di immunizzazione con anticorpi monoclonali contro il virus respiratorio sinciziale.

Qualche numero?
Nell’inverno 2023-2024 abbiamo registrato 65 ricoveri per bronchiolite da virus respiratorio sinciziale. Sono scesi a 32 nel 2024-2025 e a 16 lo scorso inverno.

E per quanto riguarda le gastroenteriti?
Anche in questo caso, più il bambino è piccolo, maggiori sono i rischi. L’aspetto da tenere sotto controllo è soprattutto l’idratazione: vomito e difficoltà a bere, oltre alle scariche liquide, possono portare a una perdita importante di liquidi. In questi casi raccomandiamo soluzioni reidratanti e, quando necessario, l’antipiretico.

I traumi sono tra le cause più frequenti di accesso al pronto soccorso. Quando è necessario rivolgersi all’ospedale?
I traumi importanti richiedono naturalmente una valutazione in pronto soccorso. A volte, però, si arriva anche per episodi più lievi. Pensiamo a una distorsione della caviglia: in molti casi possono bastare ghiaccio, un bendaggio, evitare di caricare l’articolazione e assumere un antinfiammatorio.

E quando il bambino batte la testa?
Dipende da come avviene la caduta. Se cade in avanti, il rischio di frattura è generalmente più basso. Se invece cade all’indietro, è bene applicare subito del ghiaccio e osservare con attenzione il suo comportamento nelle ore successive.

Cosa fare, invece, in occasione di un taglio?
In pronto soccorso abbiamo ridotto al minino il ricorso alla sutura. Quando possibile utilizziamo la sutura non sutura, con gli steri-strip. Se il taglio è piccolo e in una zona non sottoposta a trazione si può ricorrere ai cerotti disponibili in farmacia.

Infine, il pianto inconsolabile dei neonati. Molti genitori, preoccupati, si rivolgono al pronto soccorso.
La cosa più importante è non scuotere mai il bambino: si rischiano conseguenze molto gravi, fino alla cosiddetta sindrome del bambino scosso. In generale quando il pianto si prolunga, si può somministrare paracetamolo o ibuprofene (come se avesse la febbre); se nonostante questo continuasse, allora è prudente la valutazione del medico.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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