Un raffreddore, il mal di gola o qualche linea di febbre spesso bastano per spingere molte persone a recuperare l’antibiotico avanzato da una vecchia cura, senza consultare il medico. Altri interrompono la terapia appena si sentono meglio, convinti che il farmaco abbia già fatto il proprio dovere. Errori comuni, ma pericolosi: gli antibiotici agiscono solo contro le infezioni batteriche e, se usati male, possono risultare inefficaci, provocare effetti collaterali e alimentare l’antibiotico-resistenza, rendendo le infezioni sempre più difficili da curare. Ne abbiamo parlato con Andrea Patroni, infettivologo responsabile del Comitato infezioni ospedaliere dell’Asst Valcamonica.
Dottor Patroni, quando gli antibiotici sono davvero necessari e in quali casi, invece, non servono?
Gli antibiotici sono necessari quando è presente un’infezione batterica accertata. Non servono, invece, se il problema è causato da un virus. Raffreddore, mal di gola e tosse, nell’80% dei casi, hanno infatti origine virale: assumere un antibiotico in queste situazioni non aiuta a guarire più rapidamente.

Quali sono gli errori più frequenti commessi dai pazienti?
Il primo è l’automedicazione. Capita spesso che una persona recuperi dall’armadietto un antibiotico avanzato da una cura precedente e decida di assumerlo senza consultare il medico. Un altro errore frequente è prendere antibiotici per disturbi di origine virale, come il raffreddore. Ci sono poi il mancato rispetto delle dosi e degli orari prescritti e l’interruzione anticipata della terapia.
Se un antibiotico deve essere assunto tre volte al giorno, non è corretto prenderlo soltanto al mattino e alla sera pensando che non faccia differenza. Allo stesso modo, non bisogna sospendere la cura appena ci si sente meglio.
Quali rischi si corrono assumendo un antibiotico in modo scorretto?
I rischi principali sono tre. Il primo è l’inefficacia della terapia, che può verificarsi quando il farmaco non viene assunto correttamente o viene sospeso troppo presto. Il secondo riguarda gli effetti collaterali. Prendere un antibiotico rimasto in casa, senza indicazione medica, può essere pericoloso perché il farmaco potrebbe interagire con altre terapie in corso oppure non essere adatto all’infezione presente. Il terzo rischio è lo sviluppo dell’antibiotico-resistenza. Quando un batterio viene esposto a una quantità insufficiente di farmaco, per esempio perché non si rispettano dosi e orari, può diventare resistente a quell’antibiotico o ad altri medicinali della stessa classe.
Che cosa significa antibiotico-resistenza e perché rappresenta un problema?
L’antibiotico-resistenza si verifica quando i batteri diventano capaci di sopravvivere all’azione di un antibiotico. Questo rende le infezioni più difficili da curare e può ridurre le possibilità di trattamento. Nel mondo, ogni anno, circa cinque milioni di persone muoiono per infezioni associate a batteri resistenti agli antibiotici. Per questo questi farmaci devono essere usati con cautela, soltanto quando sono necessari e rispettando con precisione dosi, orari e durata della terapia.
Quali sono le infezioni più difficili da curare a causa dell’antibiotico-resistenza?
Tutti i batteri possono sviluppare resistenza. Attualmente, tra le infezioni che possono provocare le complicazioni più gravi ci sono quelle urinarie, le polmoniti e le setticemie.




