Salute e benessere

Siamo ossessionati dal sonno, ma come si fa a dormire bene davvero?

Dai cuscini ergonomici, ai materassi intelligenti, ai tracker che misurano le fasi della notte, alle app per la respirazione, fino alla routine di «wind down» per rilassarsi: tutti i trucchi
Giulia Camilla Bassi
Dormire bene non riguarda solo gli esseri umani
Dormire bene non riguarda solo gli esseri umani

Il concetto del «dormir bene», oggi, non si limita più a una lunga notte ristoratrice. No, ha ampliato i propri confini e si è trincerato dietro riti e strumenti sempre più sofisticati. Un intero ecosistema di abitudini, oggetti e tecnologie: dai cuscini ergonomici, ai materassi intelligenti, ai tracker che misurano le fasi della notte, alle app per la respirazione, fino alla routine di «wind down» per rilassarsi, luci calde, rumori bianchi e perfino sistemi per regolare la temperatura del letto. Insomma, il riposo è diventato uno spazio da progettare attentamente. La promessa? Svegliarsi migliori di come ci si è coricati. Più lucidi, più produttivi, più belli perfino: pelle distesa, occhiaie attenuate, gambe meno gonfie, mente pronta, umore stabile, energia da spendere subito. Il sonno non è più solo recupero, ma una sorta di trattamento notturno totale, capace di agire sul corpo, sull’aspetto, sulla concentrazione e sulla tenuta emotiva.

Una trasformazione che senza ombra di dubbio racconta molto del nostro tempo e del nostro bisogno di controllare ogni fase della nostra quotidianità, per trasformarla in un’eccellente prestazione. Ma visto che dormire, innegabilmente, fa bene (e molto) ecco alcuni tool, strategie e consigli per migliorare le proprie ore di sonno.

Le basi

Prima ancora degli strumenti, ci sono le basi. La regola più semplice è spesso la più trascurata: preparare il corpo al sonno, prima di infilarsi sotto le coperte. La cosiddetta routine di «wind down» nasce proprio dalla consapevolezza che creare una routine, o una «zona cuscinetto» tra la giornata e la notte, può decisamente migliorare la qualità del sonno. Le regole? Abbassare le luci in tutta la casa, mettere da parte il telefono (questa è una regola fondamentale), leggere qualche pagina, fare una doccia calda, dedicarsi a pochi minuti di respirazione o stretching leggero e abolire ogni tipo di schermo o device.

Un altro capitolo fondamentale è quello della temperatura. Dormire in una stanza troppo calda rende il riposo più fragile, favorisce i risvegli notturni e quella sensazione di sonno mai davvero profondo. Se il nostro consiglio è quello di climatizzare bene la stanza e usare biancheria in fibre naturali come lino, cotone o bambù, i veri amanti della tecnologia si sono già convertiti allo smart bed. Letti intelligenti o coprimaterassi hi-tech che trasformano il materasso in una piattaforma connessa che non si limita più a sostenere il corpo, ma lo osserva, lo misura e, in alcuni casi, interviene per migliorarne il comfort.

Alcuni modelli, infatti, integrano sensori per rilevare movimenti, respirazione, battito cardiaco e qualità del sonno; altri permettono di regolare inclinazione di testiera e pediera, impostare programmi di rilassamento, modificare la rigidità o dialogare con altri dispositivi della casa. Tutto controllabile e personalizzabile via app, non serve dirlo. Uno degli esempi più noti è Eight Sleep, arrivato anche in Italia, che propone un sistema connesso (a partire da 2999 euro) da applicare al letto per regolare caldo e freddo durante la notte.

Ci sono molti modi per dormire profondamente
Ci sono molti modi per dormire profondamente

Ma attenzione: più il letto diventa intelligente, più dipende da software, connessione, aggiornamenti, app e servizi esterni. E può succedere che l’oggetto pensato per migliorare il riposo finisca, paradossalmente, per disturbarlo, come accaduto durante un down globale di Aws, la divisione di Amazon che fornisce infrastrutture cloud a moltissimi servizi digitali nel mondo. In quell’occasione, il malfunzionamento della rete non ha riguardato solo piattaforme online, app o sistemi aziendali, ma anche dispositivi domestici connessi: compresi alcuni letti smart, rimasti bloccati o impossibili da regolare proprio nel cuore della notte.

Il controllo

L'uso del cellulare prima di coricarsi è sconsigliato - Foto Pexels © www.giornaledibrescia.it
L'uso del cellulare prima di coricarsi è sconsigliato - Foto Pexels © www.giornaledibrescia.it

l capitolo forse più diffuso, però, è quello degli sleep tracker. Smartwatch, smart ring, fasce, app e sensori da materasso promettono di raccontarci che cosa succede mentre dormiamo: quante ore abbiamo riposato, quanto tempo abbiamo trascorso in sonno leggero, profondo o Rem, quante volte ci siamo svegliati, com’era il battito, quanto abbiamo recuperato. Tutti strumenti che possono essere utili, soprattutto per individuare alcuni pattern ricorrenti: andare a letto troppo tardi, dormire meno durante la settimana, cenare pesante, bere alcol la sera, allenarsi troppo vicino all’orario del sonno.

Monitorati sul lungo periodo, i dati possono aiutare a capire che cosa migliora o peggiora il riposo. Ma hanno anche un limite importante: non sono dispositivi medici e non «leggono» davvero il sonno come farebbe un esame specialistico. Ed è qui che torna il tema dell’ossessione. Perché se la prima cosa che facciamo al mattino è controllare il punteggio del sonno, quel numero può condizionare tutta la giornata. Magari ci sentivamo discretamente riposati, ma l’app ci informa che la notte è stata mediocre. E allora, sì, iniziamo a sentirci stanchi. Non a caso si parla, sempre più spesso, di «ortosonnia», cioè la ricerca rigida e quasi ossessiva del sonno perfetto. Il paradosso è evidente: nel tentativo di dormire meglio, finiamo col pensare così tanto al sonno, da renderlo meno ristoratore.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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