Secondo i giudici di 29 Stati americani, Meta avrebbe disegnato le sue piattaforme social in modo che creino dipendenza tra bambini e teenager. E così Meta Platforms ha accettato di pagare un massimo di 16,68 miliardi di dollari per chiudere il processo.
La vicenda riaccende il dibattito sul rapporto tra social network e minori: da anni esperte ed esperti mettono in guardia sui rischi di un uso sempre più precoce e pervasivo dello smartphone. Ma quando si parla di adolescenti e social, attribuire una responsabilità è tutt’altro che semplice. Da una parte ci sono le piattaforme, accusate di avere costruito prodotti pensati per trattenere il più possibile l’attenzione delle persone, attraverso notifiche, algoritmi e meccanismi che possono favorire un utilizzo continuo. Dall’altra ci sono le famiglie, chiamate a stabilire regole e limiti, e una generazione cresciuta in un ambiente digitale che rende molto più difficile distinguere tra vita online e vita quotidiana.
E poi c’è una questione ancora più ampia: quanto i social siano causa dei problemi delle e dei giovani e quanto, invece, siano uno strumento che amplifica fragilità, insicurezze e difficoltà che esistevano già. Senza dimenticare che Meta non è l’unica grande piattaforma a rivolgersi a un pubblico giovanissimo: TikTok, YouTube e le altre realtà dell’economia digitale fanno parte dello stesso ecosistema.
Secondo te, di chi è la responsabilità?



