A volte tornano, o non sono mai passati di moda. Come la «filovia» di Desenzano, antenata del moderno tram che presto sfilerà a Brescia; o la Festa degli alberi che animava la vita scolastica dagli anni ’50, e che in tempi di riscaldamento globale e clima torrido prende un valore aggiunto; o ancora la Vittoria Alata, di cui si celebrano i 200 anni del ritrovamento, ma che lungo due secoli conobbe un’ininterrotta valorizzazione come simbolo della città.
Sono solo alcuni dei temi proposti dal nuovo numero della rivista Biesse, il periodico bimestrale edito da Fondazione Negri e dedicato alla storia della provincia bresciana, in edicola da domani, giovedì 10 settembre in abbinamento col Giornale di Brescia, a 8 euro più il prezzo del quotidiano.
«Ogni numero un dialogo con i lettori e le loro memorie di famiglia, i vissuti degli avi e i luoghi mutati nel corso del tempo – sottolineano nell’editoriale l’editore Mauro Negri e il direttore Marcello Zane –. Naturalmente con le straordinarie immagini custodite negli archivi della Fondazione Negri, in grado di suscitare ogni volta emozioni e documentare così le dinamiche del vivere».
Dentro e fuori le mura

Come da tradizione, la rivista affronta temi che riguardano la città e il territorio. Dentro e fuori le mura, quindi, e anche dopo le mura, nell’articolo che racconta la nascita di via Calatafimi sul tracciato dell’antica fortificazione, e quello dedicato alle case della Congrega di via Carducci. Trait d’union tra capoluogo e provincia è invece la Vittoria Alata, di cui si raccontano alcune tra le innumerevoli versioni (monumenti, statuette celebrative, manifesti e cartoline) lungo i due secoli dal ritrovamento del bronzo romano dietro il Capitolium, fino ad oggi.
Brescia fa rima con industria: ecco un approfondimento sulle officine di Francesco Glisenti, stabilite a Villa Carcina nel 1859; e le straordinarie immagini delle officine Togni in città, in cui le merci giungevano direttamente su vagoni ferroviari. E a proposito di trasporti, questa volta dedicati alle persone, la storia del filobus di Desenzano che fino al 1932 collegava la stazione ferroviaria al centro storico.

Dalle strade (ferrate) alle pietre: a Brescia si allargò piazza del Duomo, demolendo nel 1929 alcuni edifici a fianco della Rotonda (c’era pure una stireria), per far «respirare» il monumento romanico. In provincia, ecco le immagini del 1915 del Forte di Valledrane, a poca distanza dall’allora confine con l’Austria al Caffaro. E le due chiese di Corticelle, di cui si documentano i restauri del 1931.
Tempo libero e vita culturale

Non solo lavoro: i bresciani amano anche godersi la vita. Come testimoniano i menù d’epoca, stilati su cartoncini riccamente decorati, dai ristoranti che li proponevano ai loro clienti (l’Hotel Brescia, l’Albergo Gallo) o predisposti per cerimonie pubbliche e private (il banchetto sociale del Club Liberale di Brescia, del 1900; il XXXII Congresso del Club Alpino Italiano, del 1901).
Tra le curiosità proposte dagli chef, il «brodo alla siberiana» e le «uova alla Granduca», oltre a sterminate liste di secondi piatti. Per chi si accontentava, potevano bastare gli insaccati prodotti dal Salumificio di Giovanni Marniga, in via Milano, che dopo la seconda guerra mondiale ridusse l’attività alla vendita al dettaglio di prodotti dei norcini.
Ampio spazio al Teatro di Salò voluto da Carlo Pisoni e inaugurato nel 1873, che per quasi un secolo rappresentò il cuore della vita culturale e operistica della riviera bresciana del Garda. Tra le «star» ospitate, Cesco Baseggio ed Emma Gramatica.



