Salute e benessere

E se ci fosse un’altra pandemia? «A Brescia un’esercitazione all’anno»

Emilia Lanfredini, direttrice sanitaria di Ats: «Sappiamo cosa fare e chi deve farlo. Abbiamo numerosi strumenti di sorveglianza attiva». La Conferenza Stato-Regioni ha approvato da poco il piano nazionale 2025-2029
Un'infermiera al lavoro in Terapia intensiva - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Un'infermiera al lavoro in Terapia intensiva - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

E se dovesse scoppiare un’altra pandemia? «Per prima cosa vorrei rassicurare tutti: esiste un Piano pandemico a livello nazionale, regionale e locale». A dirlo è Laura Emilia Lanfredini, direttrice sanitaria di Ats Brescia. Il documento (riferito agli anni 2021-2023) è in vigore e operativo, anche se necessita di un aggiornamento.

«A memoria – aggiunge – un Piano nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale esiste almeno dal 2002, con, a cascata, i Piani regionali e locali». Come suggerisce il nome, lo strumento nasce per affrontare una pandemia influenzale, ritenuta dagli esperti lo scenario più probabile, ma resta valido per tutti i patogeni a trasmissione respiratoria.

Il nuovo Piano strategico operativo di preparazione e risposta a una pandemia da patogeni respiratori per il periodo 2025-2029 è stato per mesi al centro del confronto tra Ministero della Salute, Ministero dell’Economia e Regioni. L’approvazione della Conferenza Stato-Regioni è avvenuta nei giorni scorsi. Seguiranno aggiornamenti anche a livello regionale e locale. Nel frattempo restano validi gli strumenti in vigore. 

Laura Emilia Lanfredini, direttore sanitario di Ats Brescia
Laura Emilia Lanfredini, direttore sanitario di Ats Brescia

Quattro fasi pandemiche

In sintesi: «Sappiamo cosa fare e chi deve fare cosa in ciascuna delle quattro fasi pandemiche dichiarate dall’Organizzazione mondiale della sanità». Ossia: la fase inter-pandemica, periodo tra le pandemie influenzali; quella di allerta, in cui viene individuato un nuovo ceppo virale che inizia a circolare nell’uomo; la fase pandemica, che scatta quando il virus si diffonde a livello globale, e quella di transizione, che corrisponde al periodo di ritorno graduale alla fase inter-pandemica.

In Ats ad occuparsi della questione è il Dipartimento per la Programmazione, accreditamento, acquisto delle prestazioni sanitarie e sociosanitarie (Paapss) in sinergia con le Malattie Infettive.

Simulazioni 

Per verificare l’efficacia e la prontezza del sistema, ogni anno viene organizzata un’esercitazione che coinvolge anche le Asst. Nel 2024, ad esempio, era stato simulato un aumento dei casi di polmonite tra gli ospiti delle Rsa, con la conseguente necessità di ricovero negli ospedali del territorio. In parallelo, il Dipartimento veterinario aveva ricevuto segnalazioni simulate di uccelli morti nei parchi, così da testare la capacità di risposta anche sul fronte ambientale.

Nel 2025, invece, Ats aveva gestito una finta comunicazione del Ministero della Salute relativa a un’influenza sconosciuta, inizialmente diffusa nei Paesi del Sud-Est asiatico.

Come osserva Lanfredini, si tratta di «occasioni utilissime per individuare eventuali criticità e capire dove sia necessario aggiornare le procedure. In generale, dopo il Covid, i nostri operatori sono preparati, ma a volte basta un cambiamento nell’organizzazione per creare un ostacolo. È quindi bene risolvere i problemi prima».

Monitoraggio di farmaci e mascherine

Dal 2024 in Lombardia è, inoltre, attivo un sistema informativo regionale di monitoraggio: «Si tratta di una piattaforma informatica per monitorare il Piano pandemico regionale e i Piani pandemici locali delle Ats e delle Asst – spiega Lanfredini –. Riporta tutte le azioni previste dai Piani e consente la verifica della corretta attivazione di tali azioni ai vari livelli. Sulla piattaforma, Ats può visualizzare oltre al proprio Piano, anche i Piani delle Asst del proprio territorio».

La foto di Gabriele Strada simbolo della pandemia di Covid
La foto di Gabriele Strada simbolo della pandemia di Covid

Non solo: «La piattaforma consente anche di monitorare le scorte di farmaci e presidi, come mascherine, guanti e camici, disponibili sul territorio regionale e ridistribuirli in base alle necessità e alle scadenze, in un’ottica di ottimizzazione delle risorse». E ancora: Ats esegue annualmente degli audit, sia in sede sia nelle Asst, sullo stato di implementazione dei Piani pandemici.

Sorveglianza attiva 

In Lombardia resta attiva una rete articolata di sistemi di sorveglianza attiva, strumenti fondamentale per monitorare in tempo reale, da diversi punti di vista, la situazione. Come spiega il direttore sanitario, tra gli strumenti principali c’è il Sistema di sorveglianza delle malattie infettive (Smi), attraverso il quale le Ats ricevono le segnalazioni da parte di tutti i medici del territorio.

È ancora operativo anche il sistema di sorveglianza Covid, che registra ricoveri e dimissioni e l’esito delle analisi dei tamponi per individuare le varianti circolanti. A questo si affiancano il flusso dei ricoveri in terapia intensiva per patologie respiratorie e il report aggiornato sugli accessi e sulle sindromi respiratorie nei pronto soccorso lombardi.

Un ruolo sempre più rilevante è svolto inoltre dal sistema di sorveglianza basato sulle acque reflue, che consente di monitorare la diffusione degli agenti patogeni attraverso l’analisi delle acque di scarico. Attualmente vengono ricercati i principali virus respiratori: influenza, Covid e virus respiratorio sinciziale.

A livello nazionale è invece attiva la rete Respirivirnet, dedicata alla sorveglianza epidemiologica e virologica delle sindromi respiratorie, che consente di rilevare il numero di nuovi casi settimanali. In Lombardia collaborano all’inserimento dei dati 400 tra medici di medicina generale e pediatri di libera scelta; di questi, circa 150 effettuano anche tamponi a campione sui pazienti con sintomi respiratori, contribuendo così a monitorare la circolazione virale.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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