Vaccini in età adulta: quali, quando e perché

Nell’età adulta i vaccini finiscono spesso ai margini della prevenzione. Dopo quelli dell’infanzia, si tende a considerarli un tema esclusivamente pediatrico o legato alle emergenze. Ma la protezione immunitaria non è per sempre: per molte malattie sono necessari richiami periodici e, nel tempo, l’offerta vaccinale è stata aggiornata e ampliata sulla base delle evidenze scientifiche e dell’evoluzione demografica.
Da qui il concetto di «calendario vaccinale per la vita»: un percorso che accompagna ogni persona nelle diverse fasi dell’esistenza, assicurando continuità nella protezione contro tetano, influenza, pneumococco, papillomavirus ed herpes zoster. Uno strumento per ridurre complicanze, ricoveri e conseguenze a lungo termine, soprattutto tra chi convive con malattie croniche o ha superato i 65 anni. Abbiamo approfondito l’argomento con Deborha Pezzola, direttrice facente funzione della Struttura complessa Vaccinazioni e sorveglianza malattie infettive dell’Asst Spedali Civili, intervenuta nelle scorse settimane alla «Milano... Vaccina 2026» a ritirare un premio relativo all’offerta vaccinale inclusiva proposta in contesti extra-sanitari.
Dal tetano al papillomavirus
«Tra le vaccinazioni da non dimenticare - spiega - c’è il richiamo del Dtp, difterite-tetano-pertosse, gratuito per tutti e da effettuare ogni dieci anni. È una protezione che tende a essere trascurata in età adulta, ma resta fondamentale». Un capitolo a parte riguarda il papilloma virus. «Entro il compimento del ventisettesimo anno la Regione offre gratuitamente, sia agli uomini sia alle donne, la vaccinazione contro l’Hpv, principale responsabile del tumore della cervice uterina, il primo carcinoma riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della Sanità come interamente legato a un’infezione».
L’Hpv è un virus molto diffuso: l’infezione, nella maggior parte dei casi, è asintomatica e si risolve spontaneamente. In una quota minoritaria può però cronicizzare e favorire lo sviluppo di lesioni precancerose che, se non intercettate attraverso Pap test o Hpv test e adeguatamente trattate, possono evolvere in un tumore.
«La prevenzione si fa prima di tutto con il vaccino - sottolinea Pezzola - che viene offerto attivamente a ragazze e ragazzi a 11 anni ed è comunque gratuito fino a 26 anni e 364 giorni. Anche in età adulta resta quindi un’opportunità importante da conoscere e cogliere, insieme agli screening». Chi fosse interessato può rivolgersi ai centri vaccinali o al proprio medico di famiglia.
Il fuoco di Sant’Antonio
Altri due vaccini vengono offerti gratuitamente in Lombardia agli over 65 e alle categorie considerate a rischio: quello contro lo pneumococco, batterio che può provocare otite e sinusite e, nei casi più gravi, polmonite, meningite e sepsi, e quello contro l’Herpes zoster, più noto come Fuoco di Sant’Antonio. Quest’ultima è una malattia causata dalla riattivazione del virus della varicella, contratto in genere durante l’infanzia e rimasto silente nei gangli nervosi e nel midollo spinale. «Si possono effettuare in qualsiasi momento fissando un appuntamento in un centro vaccinale o in farmacia tramite il portale PrenotaSalute, oppure rivolgendosi direttamente al medico di famiglia», spiega la dottoressa Pezzola.
Nel territorio dell’Asst Spedali Civili, lo scorso anno, tra i nati nel 1960 ai quali sono state proposte entrambe le vaccinazioni per età, il 13,4% ha aderito a quella contro lo pneumococco e il 7% a quella contro l’Herpes zoster. Nel 2024 la risposta era stata più sostenuta: il 15% dei nati nel 1959 aveva scelto il vaccino contro il Fuoco di Sant’Antonio. Quanto allo pneumococco, nel Bresciano le somministrazioni effettuate tra l’inizio di ottobre e l’inizio di gennaio sono state 22.400, delle quali quasi 13mila eseguite dai medici di famiglia; in Lombardia il totale supera le 167mila dosi.
Da adulti si ricorre anche alla vaccinazione contro l’influenza e contro il Covid. In questa stagione l’adesione a quest’ultima è stata contenuta, mentre quella contro l’influenza ha toccato un livello record: al 13 gennaio sono 237.352 i bresciani vaccinati e 2,2 milioni i lombardi.
Il riconoscimento

Merita un focus il progetto premiato a Milano: nel 2025, con l’uso di un camper, gli Spedali Civili di Brescia hanno implementato un modello di offerta vaccinale in contesti opportunistici e non convenzionali, con l’obiettivo di promuovere la percezione della vaccinazione come un atto semplice, sicuro e accessibile. L’approccio ha previsto interventi mirati per diversi target di popolazione, con l’intento di ridurre le disuguaglianze nell’accesso ai servizi vaccinali e favorire una maggiore adesione.
L’operazione ha fatto tappa in luoghi come l’università, la mensa cittadina per i senza dimora, mercati, sagre e feste locali, il palazzo di giustizia, presso le caserme delle forze dell’ordine cittadine e negli istituti penitenziari di Canton Mombello e Verziano. Nel complesso sono state vaccinate 1.207 persone. I vaccini più frequentemente somministrati hanno incluso: Hpv, DTp e DTpaIPV e anti-pneumococco.
«L’approccio nei contesti non sanitari - commenta la dottoressa Pezzola - ha facilitato l’accesso e migliorato la percezione della vaccinazione, in particolare tra i gruppi più vulnerabili o meno propensi a recarsi nei centri vaccinali tradizionali. Questo modello dimostra l’efficacia delle strategie di prossimità nel migliorare la copertura vaccinale e nel promuovere equità e fiducia nei confronti di questa pratica di prevenzione sanitaria».
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