Salute e benessere

Mangiare lentamente aiuta davvero a dimagrire?

Cervello, ormoni e consapevolezza influenzano molto più di quanto pensiamo le quantità consumate a tavola. Ecco perché velocità, attenzione e percezione della sazietà possono fare la differenza nel rapporto con il cibo e nella gestione del peso corporeo
Federica Federici Signori, biologa nutrizionista
Mangiare lentamente è una buona abitudine, semplice ed efficace
Mangiare lentamente è una buona abitudine, semplice ed efficace

Conta davvero come mangi, oltre a cosa e quando mangi? Uno dei problemi più comuni dei nostri giorni è la rapidità. Facciamo tutto velocemente e non abbiamo mai davvero tempo per niente.

Mangiamo di corsa, distratti dall’ennesimo video, reel o serie tv, e non riusciamo a considerare quanto mangiamo e i nostri segnali di sazietà e fame nel modo corretto. Questo ci porta inevitabilmente a sottostimare quanto mangiamo e i momenti in cui lo facciamo.

Perché sì, mangiare lentamente può aiutare davvero il dimagrimento. Ma non è magia metabolica o un trucco dietetico: è semplicemente l’effetto della consapevolezza e della presenza a tavola su sazietà, segnali del nostro corpo e comportamenti alimentari.

Mangiare lentamente non accelera il metabolismo

Mangiare lentamente ci aiuta ad essere consapevoli di quanto siamo sazi
Mangiare lentamente ci aiuta ad essere consapevoli di quanto siamo sazi

No, come anticipato, mangiare piano non racchiude alcuna magia metabolica. Non aumenta il dispendio calorico e nemmeno cambia il nostro metabolismo in modo significativo. E allora perché mangiare con calma, masticando lentamente ogni boccone, può davvero aiutarci a perdere peso? La risposta la possiamo trovare interrogandoci su quanto mangiamo. Ma non a spanne, o in modo indicativo.

Quanto mangiamo davvero? Quanto siamo consapevoli di quello che consumiamo quando siamo a tavola, in quale porzione, o in quale momento del giorno «cerchiamo qualcosa» da armadietti, frigo, dispensa o cassetti dell’ufficio, senza nemmeno dargli peso?

La verità scientifica che supporta la teoria secondo cui mangiare piano può aiutare a dimagrire è legata direttamente al tempo: il nostro corpo ha infatti bisogno di almeno 15-20 minuti dall’inizio del pasto – e dalla prima masticazione – per iniziare ad attivare i segnali di pienezza

L’equazione, quindi, è facile: se mangi in meno di 20 minuti finisci il piatto ben prima che arrivino i segnali. E questo porta a una maggiore facilità nell’eccedere con la porzione. Se invece mangiamo lentamente, intercettiamo prima la sazietà e ci fermiamo dopo aver mangiato meno cibo. Facile, vero?

Ormoni e segnali: cosa succede nel corpo

Quando mangi, il tuo corpo attiva una serie di segnali che regolano fame e sazietà. Non si tratta solo di avere «lo stomaco pieno», ma di una vera e propria comunicazione tra l’intestino – e il sistema digerente – e il nostro cervello.

Protagonisti di queste comunicazioni sono soprattutto la leptina, un ormone in grado di contribuire alla sazietà nel lungo periodo, la grelina, l’ormone che al contrario stimola la fame, e alcuni peptidi intestinali, come GLP-1 e CCK, che vengono rilasciati durante il pasto e che hanno il compito di segnalarci che stiamo mangiando a sufficienza.

Mangiare lentamente non è l'unica soluzione, è importante mangiare in modo equilibrato
Mangiare lentamente non è l'unica soluzione, è importante mangiare in modo equilibrato

Anche in questo caso però il punto chiave è il tempo: se mangiamo lentamente diamo modo a tutti questi segnali di attivarsi e arrivare al cervello mentre stiamo ancora mangiando, facendoci percepire la sazietà in modo preciso e portandoci quindi a terminare naturalmente il pasto. Al contrario, la velocità è nostra nemica. Il pasto viene terminato ancora prima che i segnali abbiano «fatto effetto» e il risultato è una sensazione di sazietà «in ritardo», che spesso porta a mangiare ben oltre il necessario.

Il fattore più importante è la consapevolezza

Ma al di là di ormoni e metabolismo, il vero cambiamento avviene a livello comportamentale. Mangiare lentamente significa, prima di tutto, essere più presenti durante il pasto.

Spesso mangiamo di corsa, distratti dallo smartphone
Spesso mangiamo di corsa, distratti dallo smartphone

Quando rallentiamo possiamo uscire dalla modalità del pilota automatico e iniziamo davvero a prestare attenzione a quello che stiamo facendo. E gli effetti sono molto concreti: mastichiamo di più, il piatto è più saporito, sentiamo meglio sapori e consistenze. Di fatto, diventiamo consapevoli anche di quando siamo sazi, ascoltando i segnali del corpo. È quello che cerca di insegnare la disciplina chiamata mindful eating, un approccio che aiuta a ridurre il mangiare in modo distratto e permette di evitare abbuffate inconsapevoli.

La scienza ci mostra una tendenza chiara: chi mangia più lentamente consuma meno calorie nello stesso pasto e, nel tempo, avrà un peso corporeo mediamente inferiore. Però mangiare lentamente non è comunque l’unica soluzione o il miracolo, perché è necessario mangiare in modo equilibrato e avere uno stile di vita sano. Se la dieta è sbilanciata o le porzioni sono eccessive, rallentare il ritmo del pasto non è sufficiente a ottenere un cambiamento significativo. Il come mangi aiuta, ma non sostituisce totalmente il cosa e quando.

Una strategia semplice da integrare

Mangiare lentamente può sì aiutare a dimagrire, ma in modo indiretto. Funziona? Sì, perché migliora la percezione della sazietà, riduce l’introito calorico spontaneo e aumenta la consapevolezza del pasto. Non è un miracolo, ma sicuramente è una delle strategie e abitudini più semplici ed efficaci da integrare. Inizi oggi?

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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