Comincia con un po’ di sangue sullo spazzolino. Un segnale facile da ignorare, soprattutto perché spesso non c’è dolore. Eppure la parodontite può avanzare in silenzio, consumando progressivamente i tessuti che sostengono i denti fino, nei casi più gravi, a provocarne la perdita. Per saperne di più ci siamo affidati a Sara Geretto, vicepresidente di Andi (Associazione nazionale dentisti italiani) Brescia e della Commissione Albo Odontoiatri dell’Ordine dei Medici.

Dottoressa Geretto, che cos’è la parodontite e cosa accade a denti e gengive?
La parodontite – storicamente nota come piorrea o malattia parodontale – è una patologia infiammatoria cronica ad eziologia batterica. È provocata dalla prolificazione di specifiche specie batteriche organizzate nel cosiddetto biofilm orale (placca e tartaro sopra e sottogengivale). Quando la malattia si sviluppa, l’infezione e la reazione infiammatoria dell’organismo provocano la distruzione progressiva dei tessuti di supporto del dente, il parodonto. Si formano così le cosiddette tasche parodontali, spazi patologici tra gengiva e dente dove si accumulano i batteri, l’osso si riassorbe e le gengive si ritirano, portando nei casi non trattati alla mobilità e alla perdita dei denti.
Quanto è diffusa questa malattia?
Secondo i dati ufficiali della Sidp (Società italiana di Parodontologia e implantologia), in Italia la parodontite colpisce circa il 60% della popolazione adulta. Parliamo di 20 milioni di italiani sopra i 35 anni. Circa 8 milioni presentano forme più gravi ed estese.
Quali sono le fasce d’età più colpite?
La parodontite insorge prevalentemente tra i 35 e i 40 anni e la sua prevalenza e gravità tendono ad aumentare con l’avanzare dell’età (con picchi importanti dopo i 50-65 anni). Tuttavia, esistono anche forme ad esordio precoce o particolarmente aggressive che possono colpire individui giovani e persino adolescenti.
Quali sono i primi sintomi da non ignorare?
Nelle fasi iniziali la parodontite può decorrere in maniera silente e poco dolorosa. I principali campanelli d’allarme precoci sono: il sanguinamento gengivale durante lo spazzolamento, la masticazione o spontaneo; l’arrossamento, il gonfiore e la sensazione di bruciore alle gengive; le alitosi persistente (alito cattivo) o il sapore sgradevole in bocca.
E i sintomi tardivi, che si presentano in fase avanzata?
Denti che sembrano più lunghi per via della recessione gengivale; spostamento dei denti o apertura di nuovi spazi tra i denti denominati diastemi; mobilità dentale e difficoltà o dolore durante la masticazione; ascessi parodontali con presenza o fuoriuscita di pus dalla gengiva.
Il sanguinamento delle gengive può avere anche altre cause?
Il sanguinamento è sempre il principale indicatore di un’infiammazione in corso (gengivite o parodontite). Studi evidenziano che chi nota sanguinamento durante l’igiene orale ha un rischio dalle 3 alle 8 volte maggiore di ricevere una diagnosi di malattia parodontale. Tuttavia, il sanguinamento può essere favorito o aggravato anche da gengivite semplice (infiammazione superficiale e reversibile); variazioni ormonali fisiologiche (gravidanza, pubertà, ciclo mestruale, uso di contraccettivi); manovre di spazzolamento errate o uso di spazzolini con setole troppo dure; assunzione di determinati farmaci, come anticoagulanti, antiaggreganti, alcuni antiipertensivi; carenze vitaminiche o patologie sistemiche della coagulazione.
Quali sono i principali fattori di rischio della parodontite?
La parodontite è una malattia multifattoriale. I fattori principali includono la scarsa igiene orale domiciliare, che permette l’accumulo e il consolidamento della placca batterica. C’è poi il fumo di sigaretta, uno dei fattori di rischio ambientali più potenti: riduce la vascolarizzazione e le difese immunitarie locali, spesso mascherando il sanguinamento e accelerando la distruzione ossea. Altri fattori di rischio sono la familiarità e predisposizione genetica, che influenzano la risposta infiammatoria e la suscettibilità individuale; le patologie sistemiche, in primis il diabete mellito (specialmente se non ben compensato), ma anche obesità, patologie cardiovascolari, ipertensione e osteoporosi; lo stress psicofisico e le alterazioni immunitarie, che modificano la risposta infiammatoria del corpo. Inoltre possono incidere restauri o protesi inadeguate e affollamento dentale: creano zone in cui la placca si accumula ed è difficile da rimuovere.
Come si può fare prevenzione? Quali comportamenti quotidiani suggerisce?
La parodontite si può e si deve prevenire. Innanzitutto con igiene orale domiciliare impeccabile: lavare i denti almeno 2-3 volte al giorno dopo i pasti principali con spazzolino (manuale o elettrico) con tecnica corretta. C’è bisogno anche di pulizia interdentale quotidiana attraversi l’utilizzo regolare di scovolini (della misura adatta) o filo interdentale, fondamentali poiché lo spazzolino non raggiunge gli spazi tra dente e dente. È fondamentale, poi, effettuare visite di controllo e sedute di igiene orale professionale periodiche. Si raccomanda, inoltre, uno stile di vita sano: abolire il fumo, seguire una dieta equilibrata e mantenere sotto controllo la glicemia.
Come viene effettuata la diagnosi?
La diagnosi clinica si basa sul sondaggio parodontale: il dentista utilizza una sonda millimetrata e la inserisce delicatamente nel solco gengivale attorno a tutti i denti per misurare la profondità delle tasche, rilevare il sanguinamento e valutare la mobilità. Vengono, inoltre, eseguite radiografie mirate per analizzare la quantità e l’anatomia dell’osso riassorbito attorno alle radici.
Come si cura oggi?
La terapia si articola in fasi sequenziali. Il primo passo indispensabile per tutti i pazienti è la terapia non chirurgica: comprende la rimozione meccanica profonda di placca e tartaro sopra e sottogengivale eseguita con strumenti ultrasonici, manuali e l’utilizzo di polveri sopra e sottogengivale accompagnata dall’istruzione all’igiene orale e dal controllo dei fattori di rischio, come fumo e diabete. Segue una rivalutazione: a distanza di alcune settimane si verifica la risposta dei tessuti e la chiusura delle tasche. La terapia chirurgica è necessaria solo nei casi in cui, dopo la fase non chirurgica, persistano tasche profonde o difetti ossei. È prevista, inoltre, la terapia parodontale di supporto, che prevede controlli e sedute professionali periodiche (ogni 3-6 mesi) personalizzate a vita.
Si può guarire?
La parodontite è una malattia cronica: non si «guarisce» nel senso che si fa ricrescere spontaneamente tutto l’osso perduto. Tuttavia, la patologia si può arrestare e controllare completamente. Con la terapia adeguata e un mantenimento costante, l’infiammazione si controlla, le tasche si chiudono e il processo di distruzione si blocca, permettendo al paziente di mantenere i propri denti naturali.
Quali possono essere le conseguenze della mancata cura e il loro impatto sulla salute generale del paziente?
Ci sono effetti nel cavo orale come la distruzione progressiva dell’osso, la mobilità accentuata dei denti, gli ascessi ricorrenti e, infine, la perdita spontanea o l’estrazione dei denti, con compromissione della masticazione, dell’estetica e della vita di relazione. Ma c’è anche un impatto sulla salute generale della persona.
In che senso?
I batteri e i mediatori infiammatori presenti nelle tasche parodontali passano nel circolo sanguigno. La parodontite può quindi peggiorare il controllo della glicemia e aumentare il rischio di complicanze diabetiche. Relativamente all’apparato cardiovascolare, può aumentare il rischio di ipertensione arteriosa, aterosclerosi, infarto del miocardio e ictus. In gravidanza la parodontite e la gengivite aumentano significativamente il rischio di parto prematuro e di nascita di bambini sottopeso. Possono, infine, esserci correlazioni con malattie respiratorie, osteoporosi e il peggioramento di malattie reumatiche.




