Salute e benessere

Sbiancamento dei denti: cosa funziona davvero e quando non basta

Fusardi e Geretto della Commissione albo Odontoiatri dell’Ordine dei Medici illustrano le tecniche a disposizione insieme al collega Barabanti, con una premessa: «Prima di modificare l’aspetto è necessario verificarne lo stato di salute»
I denti possono diventare più bianchi con alcune accortezze
I denti possono diventare più bianchi con alcune accortezze

Denti bianchi e un sorriso da copertina sono il desiderio di molti. Anche perché, tra pubblicità e personaggi televisivi, l’idea di una dentatura perfetta entra ogni giorno nelle case e spinge sempre più persone a chiedere consiglio al proprio dentista. Per affrontare questo tema e sfatare falsi miti ci siamo rivolti al presidente e alla vicepresidente della Commissione albo Odontoiatri dell’Ordine dei Medici di Brescia, rispettivamente Gianmario Fusardi e Sara Geretto, e al neopresidente eletto di Italian academy of esthetic dentistry, il bresciano Nicola Barabanti, docente a contratto dell’Università degli Studi di Brescia, dove coordina il master in Odontoiatria digitale.

Prima la salute

Innanzitutto una precisazione: un sorriso può essere davvero bello solo se è sano. Come spiega  il dottor Fusardi, «colore, forma e posizione dei denti possono essere condizionati da abitudini quotidiane, usura, traumi, vecchie ricostruzioni, malocclusioni o vere e proprie patologie. Ogni trattamento deve, quindi, partire da una diagnosi odontoiatrica: prima di modificare l’aspetto dei denti è necessario verificarne lo stato di salute e comprendere quale risultato sia realmente ottenibile».

L’obiettivo deve essere un sorriso naturale e armonico
L’obiettivo deve essere un sorriso naturale e armonico

I denti possono essere più o meno bianchi per diversi motivi. Barabanti e Geretto distinguono tra cause intrinseche, legate per esempio alla composizione dello smalto, e cause esterne, come una scarsa igiene quotidiana e professionale, il fumo e il consumo di cibi e bevande pigmentanti.

Riprendendo il concetto espresso dal presidente, precisano, inoltre, che «se lo smalto è sano, non sempre serve lo sbiancamento: può essere sufficiente rimuovere professionalmente le macchie». Quando invece è necessario intervenire, le opzioni sono diverse. Con una premessa: «Non esiste un trattamento migliore in assoluto: ogni caso deve essere valutato singolarmente».

Cosmetici o dispositivi medici

La sostanza utilizzata per sbiancare i denti è il perossido di idrogeno. «I prodotti acquistabili senza prescrizione – spiegano – sono cosmetici: contengono meno dello 0,1% di perossido di idrogeno e hanno quindi un’efficacia limitata. Quelli con concentrazioni comprese tra lo 0,1% e il 6%, e in particolare quelli professionali sopra il 6%, invece, sono dispositivi medici e devono essere applicati su indicazione dello stesso odontoiatra o direttamente dallo stesso».

Per essere bianchi i denti devono essere sani
Per essere bianchi i denti devono essere sani

Sui prodotti cosmetici l’invito del presidente è a mantenere alta l’attenzione: «Non tutto ciò che si acquista online è sicuro – avverte Fusardi –. Esistono articolo neppure recanti il marchio CE che costituiscono un vero e proprio rischio per la salute di chi li usa».

Sbiancamento professionale

Con i dispositivi medici, lo sbiancamento professionale può essere eseguito in due modi: direttamente nello studio dentistico oppure a domicilio, sempre sotto il controllo dell’odontoiatra. Nel primo caso il professionista applica sui denti un gel sbiancante con una concentrazione adeguata. Nel trattamento domiciliare, invece, come spiega il dottor Barabanti, «viene realizzata una mascherina su misura dopo aver rilevato l’impronta dei denti o effettuato una scansione. La mascherina viene consegnata al paziente insieme alle siringhe contenenti il gel. A casa si inserisce una piccola quantità di prodotto negli appositi spazi e si indossa la mascherina secondo le indicazioni ricevute».

Geretto, Fusardi e Barabanti nella sede dell'Ordine dei Medici
Geretto, Fusardi e Barabanti nella sede dell'Ordine dei Medici

La durata varia in base al caso e alla concentrazione utilizzata: in genere il trattamento prosegue per una settimana o 10-15 giorni e, considerato che l’effetto non è permanente, può essere ripetuto nel tempo, sempre dopo una valutazione del dentista. Il costo di questo trattamento si aggira in genere su alcune centinaia di euro.

Fin qui, però, si è parlato di sbiancamento: «Una procedura che agisce sul colore, ma non modifica né la forma né la posizione dei denti. Può essere eseguita anche in presenza di ricostruzioni sui denti frontali e non presenta particolari controindicazioni purché effettuato in paziente maggiorenne. L’effetto indesiderato più frequente è una sensibilità transitoria – spiega Barabanti –. Inoltre otturazioni, corone e ricostruzioni in resina non cambiano colore insieme ai denti naturali e potrebbero, quindi, dover essere sostituite o corrette al termine del trattamento».

Stando alle stime fornite da Fusardi, «circa 100mila bresciani avrebbero già effettuato uno sbiancamento, mentre sarebbero almeno 500mila i bresciani interessate ad avere o mantenere denti più bianchi. Il desiderio di un sorriso estetico è quindi molto diffuso come strumento di accettazione e di affermazione sociale ad ogni età, ma non sempre lo sbiancamento è sufficiente».

Quando lo sbiancamento non basta

Esistono poi trattamenti che vanno oltre lo sbiancamento. Il primo livello, prosegue Barabanti, «è rappresentato dalle ricostruzioni adesive in resina composita, attraverso le quali è possibile correggere piccoli difetti, denti usurati o fratturati, spazi e irregolarità di forma. Si tratta generalmente di interventi conservativi, perché consentono di aggiungere materiale limitando la rimozione di tessuto dentale sano».

Lo sbiancamento va sempre supervisionato da un professionista
Lo sbiancamento va sempre supervisionato da un professionista

Nei casi in cui le alterazioni siano più estese si può valutare di passare al secondo livello, ossia l’applicazione di faccette adesive, rivestimenti sottili «come una lente a contatto» realizzati prevalentemente in ceramica e applicati sulla superficie esterna dei denti. «Con le faccette non si interviene soltanto sul colore, ma anche sulla forma, sulla posizione e sull’assetto complessivo del sorriso», chiarisce Barabanti. In alcune situazioni il trattamento può essere preceduto da un riallineamento ortodontico, «così da ridurre la quantità di tessuto dentale da modificare e ottenere un risultato più stabile e naturale».

«Il passaggio dallo sbiancamento alle ricostruzioni e quindi alle faccette – precisa Fusardi – non deve essere interpretato come una semplice scelta tra trattamenti di costo diverso. Costo che passa da alcune centinaia di euro fino ad alcune migliaia, tanto più che le faccette spesso si applicano a multipli di almeno sei». «Aumentando la complessità del problema e le aspettative del paziente – prosegue – crescono, infatti, anche la necessità di diagnosi, pianificazione e competenze specifiche».

Approccio medico

«Un trattamento complesso eseguito senza una corretta pianificazione può risultare inutilmente invasivo, sacrificare tessuto dentale sano e non risolvere le cause del problema - spiega il presidente». Trattandosi di interventi irreversibili e soggetti a potenziale rinnovo nel corso della vita, il paziente deve avere piena consapevolezza attraverso una informazione adeguata. La tecnologia digitale consente oggi di migliorare ulteriormente la pianificazione: «Possiamo simulare al computer il risultato finale prima di iniziare il trattamento – aggiunge Barabanti –. La simulazione aiuta il paziente a comprendere le possibilità e i limiti della terapia, ma non sostituisce la diagnosi e non può trasformare in indicato un trattamento che non lo è».

L’obiettivo finale non dovrebbe essere quello di ottenere denti artificialmente bianchi o tutti uguali, ma un sorriso armonico, proporzionato al volto e compatibile con la salute della bocca: «Un intervento ben eseguito non deve essere evidente nè appariscente: il risultato deve presentarsi come naturale», sottolinea Barabanti. La dottoressa Geretto conclude: «Non esistono scorciatoie. Un sorriso luminoso richiede diagnosi, pianificazione e i tempi necessari: difficilmente si ottiene in poche ore».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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