Salute e benessere

Oltre 55mila bambini bresciani hanno una carie: sos dei dentisti

Fusardi e Bardellini: «Igiene, controlli e attenzione alle sostanze zuccherate. Il ciuccio sì, ma fino ai 2 anni». Allo studio progetti con le scuole per favorire la prevenzione
Nell'igiene orale è importante che i bambini vengano seguiti dagli adulti
Nell'igiene orale è importante che i bambini vengano seguiti dagli adulti

La prevenzione odontoiatrica inizia dalla culla, ma i numeri mostrano che la strada da percorrere è ancora lunga. Nella nostra provincia si stima che oltre 55mila bambini tra zero e 12 anni abbiano almeno un dente cariato e, tra questi, oltre 5mila non abbiano ancora compiuto sei anni.

Fusardi e Bardellini nella sede dell'Ordine del Medici di Brescia
Fusardi e Bardellini nella sede dell'Ordine del Medici di Brescia

Un fenomeno che ha spinto la Commissione Albo Odontoiatri dell’Ordine dei Medici di Brescia a rilanciare l’importanza dell’educazione alla salute orale e dei controlli precoci attraverso un convegno che si è tenuto nelle scorse settimane. Ne abbiamo parlato con il presidente Gianmario Fusardi ed Elena Bardellini, direttore della Scuola di specializzazione in Odontoiatria pediatrica dell’Università di Brescia.

Igiene orale dal primo dentino

L’igiene orale comincia molto prima di quanto si pensi: già attorno ai sei mesi, quando spunta il primo dentino da latte. «La bocca è una parte molto delicata del corpo e il rapporto con la sua cura si costruisce fin dai primi mesi di vita - spiega la professoressa -. Abituare il bambino alla pulizia quotidiana significa aiutarlo a vivere con serenità non solo l’igiene orale, ma anche i controlli dal dentista negli anni successivi».

Per la pulizia quotidiana è sufficiente uno spazzolino adeguato all’età, con testina piccola e setole morbide, accompagnato da una corretta quantità di dentifricio al fluoro: «Oggi le linee guida indicano invece dosaggi precisi di dentifricio: una quantità pari a un chicco di riso fino ai due anni e a un pisellino dai due ai sei anni».

Non trascurare i denti da latte

A pesare è anche un luogo comune ancora molto diffuso: l’idea che una carie su un dente da latte non sia un problema perché quel dente, prima o poi, cadrà. «È una convinzione sbagliata – chiarisce la prof.ssa Bardellini –. I denti da latte svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo del bambino: sono funzionali al corretto accrescimento del cranio».

Le conseguenze della trascuratezza non vanno sottovalutate: «Una carie non curata può provocare dolore, ascessi, infezioni e febbre, fino a rendere necessaria una terapia antibiotica che non è comunque risolutiva. Per questo anche i denti da latte devono essere controllati e curati»

Ciuccio sì o no

Poi c’è il capitolo ciuccio: «È una sorta di apparecchio al contrario, guida in maniera erronea lo sviluppo delle arcate dentarie. Fino ai due anni il bambino ha un bisogno fisiologico di suzione - spiega -. È un gesto che serve anche a liberare endorfina favorendo quindi il benessere e contribuisce al corretto sviluppo della muscolatura coinvolta nell’alimentazione».

Tuttavia il suo utilizzo non dovrebbe protrarsi troppo a lungo: «Anche il ciuccio con la forma più anatomica va abbandonato attorno ai due anni. Oltre questa età aumenta il rischio di sviluppare un morso aperto».

Per rendere meno traumatico il distacco, gli specialisti consigliano di non far sparire il ciuccio, bensì tagliargli la punta: in questo modo il bambino non lo percepisce più come gratificante e tende ad abbandonarlo spontaneamente

Quando spuntano i permanenti

Con la crescita arriva anche il desiderio di fare da soli. Intorno ai sei anni molti bambini chiedono di lavarsi i denti senza l’aiuto dei genitori, ma la supervisione dell’adulto resta indispensabile: «A quell’età compaiono i primi molari permanenti, che si trovano in una posizione difficile da raggiungere e pulire correttamente. Inoltre la manualità non è ancora completamente sviluppata».

Proprio in questa fase è importante prestare particolare attenzione all’igiene orale. «Non tutti sanno che i denti permanenti appena spuntati sono più vulnerabili perché meno mineralizzati – aggiunge –. Solo nel giro di un paio d’anni, grazie al continuo scambio di minerali con la saliva, completano il loro processo di maturazione e diventano più resistenti».

Zuccheri, attenzione alla frequenta

La prevenzione, però, non passa soltanto dall’igiene. Un ruolo altrettanto importante è giocato dall’alimentazione, insieme ai controlli periodici dal dentista. Sul fronte di cibo e bevande, la raccomandazione è quella di seguire le indicazioni del pediatra e di limitare il più possibile il consumo frequente di sostanze zuccherate.

«Prima di andare a dormire è bene evitare succhi di frutta, camomille zuccherate o l’abitudine di intingere il ciuccio in sostanze dolci – spiega –. Il problema non è soltanto la quantità di zucchero assunta, ma soprattutto la frequenza. Quando il consumo si ripete più volte nell’arco della giornata, il pH della bocca rimane a lungo su valori acidi, creando un ambiente favorevole allo sviluppo della carie»

Contro le carie, meglio limitare gli zuccheri
Contro le carie, meglio limitare gli zuccheri

Controlli periodici dai 2-3 anni

Anche i controlli periodici, si diceva, rivestono un ruolo fondamentale: «È importante che il bambino si abitui fin da piccolo ad andare dal dentista – sottolinea Fusardi – senza aspettare che il primo accesso coincida con un mal di denti o con un’urgenza. La visita deve essere vissuta come un momento di piacere e non come un’esperienza traumatica legata a disagio o dolore». Il primo incontro dovrebbe avvenire attorno ai 2-3 anni.

La prevenzione, infine, passa anche dai banchi di scuola. Per il presidente il mondo dell’istruzione può svolgere un ruolo importante nella diffusione di corretti stili di vita e di una maggiore attenzione alla salute orale fin dall’infanzia.

«Stiamo lavorando per sviluppare progetti ben strutturati in questo ambito e confido che vedano finalmente la luce l'anno prossimo – spiega –. Ben vengano anche le autonome iniziative dei singoli professionisti che, nel rispetto del Codice deontologico, decidano di mettere a disposizione le proprie competenze. È però fondamentale che lo facciano in modo gratuito e con finalità esclusivamente educative, senza che questi interventi diventino occasioni di promozione personale».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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