Salute e benessere

Cos’è il progetto di vita, quanti ce l’hanno e come si richiede

È il fulcro della Riforma della disabilità che la nostra provincia sta sperimentando. Ne sono stati realizzati 114. Se ne parla sabato 26 settembre in un convegno dell’Ordine dei medici. Ecco l’intervista al sociologo di Ats Brescia, Gillini, tra i relatori dell’incontro
Nel Bresciano è in corso la sperimentazione della Riforma della disabilità
Nel Bresciano è in corso la sperimentazione della Riforma della disabilità

Non più la persona con disabilità chiamata ad adattarsi a ciò che già esiste, ma sostegni costruiti attorno alle sue aspirazioni, ai suoi bisogni e alle sue scelte. È il cambio di prospettiva alla base del progetto di vita, cardine della Riforma della disabilità, sperimentata nel Bresciano dal gennaio 2025. Un principio che ora deve tradursi nella quotidianità: come funziona? Chi può accedervi? Quale ruolo hanno i medici di famiglia? E a che punto siamo sul territorio?

Sono alcuni dei temi al centro del convegno promosso dall’Ordine dei Medici di Brescia, in programma sabato 26 settembre alle 8.30 nella sala conferenze di via Lamarmora 167, in città (gli interessati possono partecipare come uditori o collegandosi da remoto alla diretta streaming, attraverso il link disponibili sul sito dell’Ordine).

L’obiettivo, sottolinea il presidente Germano Bettoncelli, è «promuovere un cambiamento di paradigma nel modo di concepire la disabilità, superando approcci prevalentemente clinico-assistenziali e valorizzando una prospettiva fondata sui diritti, sui talenti, sulle aspirazioni e sull’autodeterminazione».

In vista dell’appuntamento ne abbiamo parlato con Giovanni Maria Gillini, sociologo e dirigente della Struttura complessa Governo e integrazione col sistema sociale di Ats Brescia, tra i relatori del convegno.

Gillini, Brescia è una delle nove province italiane nelle quali il primo gennaio 2025 è partita la sperimentazione del Decreto legislativo 62/2024. Complice la carenza di medici legali, l’avvio non è stato semplice. Oggi come sta andando?

Il percorso previsto dalla Riforma si articola in quattro fasi. La prima riguarda il certificato medico introduttivo e inizialmente ci sono state difficoltà nell’inserimento dei dati. La seconda, affidata all’Inps, porta alla certificazione unica: in questo caso le criticità hanno riguardato soprattutto la comprensione del target e la gestione delle domande. La svolta è arrivata a giugno, quando le pratiche degli over 70 con almeno una condizione di non autosufficienza sono tornate in capo alle Asst, che già in passato svolgevano questo lavoro. Una soluzione sollecitata da Ats e Prefettura. Ora l’Inps sta smaltendo gli arretrati.

Quali sono in questo momento i tempi di attesa?

Al massimo 90 giorni dalla presentazione della domanda. I tempi sono più brevi per i malati oncologici e i minori.

La terza fase è quella del progetto di vita. Quali sono i numeri?

Quattordici progetti di vita completati nel 2025 e un centinaio nel primo semestre del 2026.

Sono numeri piccoli.

Il dato va contestualizzato. A richiedere il progetto di vita sono soprattutto persone alle prese con un bisogno emergente o una situazione particolarmente complessa. Nel Bresciano, inoltre, esiste già una rete sociosanitaria e sociale molto sviluppata, con alcune migliaia di cittadini inseriti in percorsi individualizzati. Pensiamo al «Dopo di noi», dedicato all’autonomia abitativa: coinvolge 200 persone che sperimentano la vita in appartamenti condivisi.

In più siamo all’inizio.

La sfida è far conoscere questa opportunità alle famiglie e spiegare loro come accedervi.

Ma, con il progetto di vita, che cosa cambia concretamente rispetto al passato?

Si parte dalle aspirazioni dell’individuo e si guarda alla sua vita nel suo insieme: con chi abita, dove lavora, come sta, quali relazioni ha. Il decreto legislativo 62/2024 prevede infatti un percorso personalizzato e partecipato, fondato sulla volontà e sulla capacità di scelta. Significa entrare in un dialogo profondo con la rete che lo accompagna.

Chi costruisce il progetto?

La valutazione è affidata a un’équipe multidimensionale composta da assistenti sociali, medico di famiglia, specialisti, operatori, volontari e familiari. Ma il protagonista è il diretto interessato: non è un semplice destinatario degli interventi, ne è il titolare.

Qual è il ruolo del medico di famiglia?

Fa parte dell’équipe e porta una conoscenza importante dell’assistito. Quando si affrontano insieme aspetti sanitari, sociali, abitativi e relazionali, il confronto tra professionalità diverse diventa essenziale.

Come si presenta la richiesta?

Ci si può rivolgere al Pua della Casa di comunità, al Comune di residenza, all’Ufficio di piano o all’Inps. Da lì parte una valutazione che prende in considerazione gli aspetti sanitari, relazionali, abitativi e lavorativi, in un’ottica pluriennale.

C’è un limite d’età per presentare la domanda?

Settant’anni.

E la quarta fase?

È la definizione del budget, cioè delle risorse necessarie per dare concretezza a quanto stabilito. Oggi è ancora, per certi aspetti, una sorta di «lista della spesa». La normativa dovrà chiarire meglio questo passaggio per arrivare a uno strumento più flessibile e coerente con lo spirito della Riforma.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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