Salute e benessere

Riforma della Disabilità, sos dei sindacati: 10mila pratiche inevase

Cgil, Cisl e Uil esprimono preoccupazione per i diritti dei fragili che rischiano di rimanere sulla carta. Chiedono efficienza del sistema e risposte tempestive: «Pesa la carenza di operatori e strutture, temiamo che sempre più medici rinuncino a compilare i certificati»
Alcuni rappresentanti dei tre sindacati bresciani preoccupati dall'andamento della sperimentazione
Alcuni rappresentanti dei tre sindacati bresciani preoccupati dall'andamento della sperimentazione

Tempi di risposta ancora troppo lunghi, procedure complesse, costi che continuano a gravare sulle persone più fragili e misure incerte.

Nonostante qualche miglioramento rispetto a un anno fa, la sperimentazione della Riforma della disabilità - avviata nel Bresciano il primo gennaio 2025 - continua a destare preoccupazione. A evidenziarlo, con una posizione unitaria, sono Cgil, Cisl e Uil, e in particolare i rappresentanti della Funzione pubblica, dei pensionati e dei Patronati.

Il sistema non era pronto 

L’effetto, denunciano, è che i diritti rischiano di rimanere sulla carta: molte persone, scoraggiate dagli ostacoli delle nuove procedure, rinunciano a presentare la domanda o, se la presentano, devono attendere mesi prima di vedersi riconosciuto quanto spetta loro. All’origine delle criticità, sostengono, vi sono la carenza di operatori e strutture, l’assenza di una reale presa in carico delle persone fragili e la scarsa integrazione tra ambito sanitario e sociosanitario.

In sintesi, il sistema non era pronto per l’avvio della sperimentazione, nel gennaio 2025, e non lo è nemmeno oggi, a loro avviso, per affrontare le novità entrate in vigore a giugno. Ossia il fatto che le pratiche degli over 70 con almeno una condizione di non autosufficienza da questo mese tornino in capo alle Asst, che quindi si riprenderanno i medici che avevano messo a disposizione dell’Inps.

Nuove preoccupazioni

Le preoccupazioni riguardano diversi aspetti. Le Asst riusciranno a farsi carico delle nuove incombenze in una fase segnata dalla cronica carenza di personale? Non sarebbe stato preferibile mantenere nettamente distinti i due percorsi, uno per gli over 70 e uno per gli under 70? E ancora: i medici di famiglia continueranno a compilare i certificati medici introduttivi o sceglieranno di non farlo più?

Per i medici di medicina generale la procedura è laboriosa, richiede tempo e, in questa nuova fase, prevede che venga specificato se la persona è affetta da almeno una malattia cronica e se presenta condizioni cliniche che, anche in relazione all’età, comportano una progressiva riduzione delle normali funzioni fisiologiche, con il rischio di una perdita dell’autonomia nelle attività fondamentali della vita quotidiana. Una valutazione che deve tenere conto anche del contesto sociale, ambientale e familiare della persona.

I certificati medici introduttivi

Alcuni medici, raccontano, hanno già smesso di rilasciare questi certificati indispensabili per far partire la pratica di accertamento della disabilità. Altri, invece, ne avrebbero aumentato il costo fino a oltre 200 euro.

Una spesa tutt’altro che trascurabile per persone fragili che avviano la procedura senza alcuna garanzia di ottenere il riconoscimento sperato. Anche perché, sempre secondo quanto riferito dai sindacati, le maglie si sarebbero fatte più restrittive: persone che fino a un anno fa, a parità di condizioni, avrebbero avuto accesso all'assegno di accompagnamento oggi rischiano di vedersi respingere la domanda.

Pratiche evase, al palo e in lavorazione

Numeri Inps alla mano aggiornati a fine aprile, i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil fanno sapere che le pratiche ancora senza risposta sarebbero più di 10mila. Nel dettaglio i certificati introduttivi presentati dal primo gennaio 2025 sono 30.892 (quattromila in meno rispetto al passato), i certificati finali emessi 20.294, le pratiche in lavorazione 5.713.

Meno di dieci sarebbero, invece, i progetti di vita avviati nel primo anno: sulla carta rappresentano il cuore della Riforma che nessuno contesta, ma nella realtà faticano a decollare per via, ancora una volta, della carenza delle figure professionali che dovrebbe comporre le commissioni multidimensionali che si riuniscono nelle Case di comunità: mancano - sostengono - i medici, ma anche gli psicologi e gli assistenti sociali e quelli presenti sono oberati di lavoro.

Il ruolo dei patronati

Agli sportelli dei patronati emerge ogni giorno lo stesso quadro: cittadini disorientati e informazioni spesso insufficienti. Per questo i sindacati hanno intensificato l’attività di supporto e ricordano un passaggio della procedura non chiaro a tutti: dopo l’invio del certificato medico introduttivo il richiedente ha 90 giorni di tempo per rivolgersi a un patronato e inserire nella pratica i propri dati socioeconomici.

Il caso della Valcamonica

Emblematico, secondo i sindacati, il caso della Valcamonica. In un anno e mezzo l’Inps non è riuscita ad attivare una commissione sul territorio e i cittadini che presentano domanda per il riconoscimento della disabilità sono ancora costretti a spostarsi in città per le visite. L’Istituto ha promesso che la commissione sarà operativa a Darfo entro la fine di giugno. Una promessa che i sindacati si augurano venga finalmente mantenuta.

Per i sindacati la priorità è ora rendere il sistema bresciano più efficiente e in grado di dare risposte tempestive ai cittadini. Chiedono inoltre che venga riconosciuto e valorizzato il ruolo delle parti sociali chiamate, sostengono, a sopperire alle mancanze delle istituzioni.

In tal senso hanno chiesto – come avevano fatto e ottenuto in passato – un incontro con tutti gli attori coinvolti al fine di fare prossimamente il punto sulla situazione alla luce della novità introdotta a giugno. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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