I medici di famiglia dovranno prestare servizio fino a 6 ore settimanali – con turni da almeno tre ore tra le 8 e le 20 per 48 settimane l’anno – nelle Case di Comunità. Il compenso sarà di 38,72 euro lordi l’ora, che potrebbero aumentare da regione a regione (il Veneto ha già definito 60 euro), e ai medici sarà data la possibilità di concordare l’articolazione delle ore. A stabilirlo è l’accordo sottoscritto dal Ministero della Salute, dalla Conferenza delle Regioni e dai sindacati Fmt e Fmmg (mentre non hanno firmato Snami e Smi).
L’accordo
Le trattative – nella sede della Struttura interregionale sanitari convenzionati (Sisac) a Roma – sono iniziate lunedì: vi hanno preso parte i rappresentanti della Sisac e i sindacati dei medici di famiglia. Obiettivo: definire l’accordo collettivo nazionale che disciplini la presenza dei medici nelle Case di Comunità i cui lavori, nel rispetto di quanto stabilito dal Pnrr, dovrebbero finire il 30 giugno. Un patto ponte – nell’attesa della stipula dell’accordo collettivo nazionale 2025-2027 prevista a settembre – reso necessario dal venir meno del decreto legge noto come Riforma Schillaci che intendeva introdurre il doppio canale (convenzione riformata e dipendenza) e la scuola universitaria di specializzazione in alternativa al classico corso regionale per diventare medico di famiglia.
La discussione è partita dall’atto di indirizzo secondo il quale i medici di famiglia devono prestare fino a sei ore di servizio nelle Case di comunità per 48 settimane l’anno. Lunedì ci sono state delle divergenze, poi martedì sera è arrivata la firma. Ma non di tutte le sigle. La novità dovrebbe entrare in vigore a fine mese. Sulla carta le ore sono al massimo 6, quindi potrebbero essere anche meno: a stabilirne la quantità sarà la Asst sentito il referente dell’Aft (Aggregazione funzionale territoriale).

Le reazioni
Francesco Falsetti, medico bresciano segretario della Fmt (Federazione medici territoriali) era presente alla trattativa a Roma: «Abbiamo salvato la libertà dei medici di famiglia e dei cittadini dalle posizioni estreme previste dal decreto del Ministro spinto dal presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e dell’assessore lombardo al Welfare Guido Bertolaso, che ne sono usciti sconfitti. I medici di famiglia restano convenzionati e hanno ottenuto l'impegno per un nuovo Accordo collettivo nazionale 2025-27».
È soddisfatto dell’accordo anche Angelo Rossi, segretario provinciale della Fimmg: «Ritengo positivo che ci sia stata una contrattazione e non sia stata calata dall’alto una decisione, ossia la Riforma Schillaci. Coinvolgendo i sindacati abbiamo dimostrato che si può arrivare al punto in meno di due giorni. Premesso che il monte ore verrà assegnato in primis ai medici del ruolo unico, che in Lombardia sono pochi ma altrove tanti, e poi a noi medici di famiglia, rimane ora aperta una questione: costruito il contenitore, bisogna definire il ruolo e il contenuto di ciò che si andrà a fare in Casa di cominutà e con quali strumenti. Su questi temi si apre la vera contrattazione».
Contrari
Giovanni Gozio, vicepresidente del consiglio provinciale Snami, si dice amareggiato «per il modus operandi di parte pubblica, che nei fatti non ha tenuto in minimo conto le organizzazioni sindacali e ha imposto un modello senza una reale trattativa. Un modello che introduce una dipendenza "mascherata" senza tutte le tutele doverose che la dipendenza prevede». Ribadito che «non si considera mai abbastanza il nostro impegno quotidiano in back-office, con un carico burocratico ormai intollerabile e le visite al domicilio dei pazienti più fragili», firmando questo accordo che prevede un surplus di ore «è come se si certificasse che noi medici di medicina generale fino ad oggi non abbiamo fatto abbastanza, quando invece, nella realtà, la medicina territoriale ha fatto ampiamente la propria parte per sostenere il sistema in condizioni di estrema difficoltà (carenza di medici e nodi organizzativi non dovuti a nostre mancanze)».
La mancata firma dello Snami, spiega, è quindi «un atto di coerenza. Rimaniamo comunque disponibili a un confronto serio per il rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale 2025-2027 (quello appena firmato è uno stralcio contrattuale) purché siano rimessi al centro della trattativa l’autonomia professionale, la libera scelta del cittadino, il superamento del ruolo unico e la valorizzazione della medicina generale come pilastro del Servizio sanitario regionale».




