Cronaca

Under 18 arrabbiati, depressi e ansiosi: uno su due chiede aiuto

Il «piano Tironi» ha avviato lo sportello psicopedagogico per 158 istituti: «Ora otto milioni per le squadre sportive»
Supporto alla generazione under 18
Supporto alla generazione under 18
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C’è chi scivola di soppiatto lungo il corridoio, schiacciandosi il più possibile contro il muro: le cuffie nelle orecchie, la musica a tutto volume, i passi che rimbalzano sul pavimento come un battito irregolare. C’è chi sospira di continuo, quasi come se recitasse una preghiera. C’è chi da solo non si muove di un millimetro, come se la presenza dell’amico o dell’amica rendesse possibile l’equilibrio. C’è chi alza le mani di continuo, con più o meno forza. Chi urla, chi sorride e tace, trincerato in una bolla schermata dall’apparenza.

Sono arrabbiati. Sono ansiosi. Sono depressi. Hanno paura dei rapporti, delle emozioni, delle parole non dette e non hanno la minima idea di come gestire tutto questo. Ma hanno iniziato a capire che possono chiedere aiuto. E, soprattutto, hanno iniziato a farlo. Ecco l’identikit della generazione scolastica under 18 che di grattacapi ne ha parecchi e da parecchio tempo, ma che ora ha trovato una porta alla quale bussare per tentare di stare meglio.

Salute mentale

A dire «avanti, parliamone» sono gli operatori che nell’ultimo anno hanno lavorato al progetto «Scuola in ascolto», un’iniziativa voluta dall’assessore all’Istruzione, formazione e lavoro Simona Tironi, grazie a un finanziamento che – solo per gli istituti bresciani che hanno deciso di aderire – ammonta a 566.617 euro.

Come è andata? I numeri raccontano questa storia con più precisione: otto le reti territoriali che si sono costituite (quattro di ambito statale, due per le paritarie, altrettante nelle istituzioni formative con percorsi di istruzione e formazione professionale), per un totale di 158 scuole che hanno scelto di aderire, 73 spazi ascolto attivati e 75 professionisti coinvolti tra psicologi e pedagogisti. Il focus, però, è su quanti hanno scelto di avvicinarsi allo sportello: circa 31mila studenti su una platea di 62mila. Il 50%, uno su due.

Ogni colloquio è un piccolo ponte tra fragilità e sicurezze, tra il peso dell’adolescenza e la possibilità di una tregua. «Queste reti sono fondamentali, vanno allargate, perché la salute si costruisce da piccoli: dall’alimentazione alla prevenzione, dall’infanzia fino al lavoro – spiega Tironi –. Bisogna insegnare subito a conoscere se stessi, a fare scelte consapevoli, a prendersi cura della propria persona, a partire dalla mente».

Nei cortili e nei corridoi si susseguono microstorie: un ragazzo si lascia cadere a terra, respira a fondo, rilascia un peso invisibile; una studentessa annota parole che non osa pronunciare ad alta voce; un gruppo di amici osserva nervoso, ridendo a denti stretti, aspettando il turno allo sportello. Ogni piccolo gesto è una conquista, una tregua temporanea nella tempesta adolescenziale.

«Quello che è emerso è che la gran parte dei ragazzi non sa gestire la rabbia, ha un grosso problema con l’ansia e la depressione, fatica a costruire relazioni sane e a rapportarsi con gli altri – continua Tironi –. La politica adesso deve tradurre questi dati in strumenti concreti: spazi di ascolto, percorsi, progetti educativi, opportunità per prendersi cura di sé. E lo può fare in diversi modi, a partire proprio dalla scuola».

Comunità

Per questo lo sportello psicopedagogico è un tassello e insieme una spia prezioso, ma inserito in un percorso più ampio che l’assessorato all’Istruzione sta mano a mano traducendo in pratica, mettendo mano al portafoglio regionale. Un esempio? Due. «È fondamentale il lavoro sulle linee guida delle mense scolastiche – sottolinea l’assessore – perché con le gare al massimo ribasso il rischio è che ad abbassarsi sia anche la qualità del cibo. E in questo Regione vuole aiutare i Comuni».

Un altro fronte è quello sportivo: «Ho firmato una delibera che stanzia 8 milioni di euro per dare vita e sviluppare le squadre sportive delle scuole: anche questo significa sviluppare senso di appartenenza e salute e anche questo è fare prevenzione e occuparsi delle fragilità». Sguardi, ascolto, opportunità. Per fare vedere a ragazzi e ragazze che possono contare su qualcuno mentre imparano a contare su se stessi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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