C’è chi scivola di soppiatto lungo il corridoio, schiacciandosi il più possibile contro il muro: le cuffie nelle orecchie, la musica a tutto volume, i passi che rimbalzano sul pavimento come un battito irregolare. C’è chi sospira di continuo, quasi come se recitasse una preghiera. C’è chi da solo non si muove di un millimetro, come se la presenza dell’amico o dell’amica rendesse possibile l’equilibrio. C’è chi alza le mani di continuo, con più o meno forza. Chi urla, chi sorride e tace, trincerato in una bolla schermata dall’apparenza.
Sono arrabbiati. Sono ansiosi. Sono depressi. Hanno paura dei rapporti, delle emozioni, delle parole non dette e non hanno la minima idea di come gestire tutto questo. Ma hanno iniziato a capire che possono chiedere aiuto. E, soprattutto, hanno iniziato a farlo. Ecco l’identikit della generazione scolastica under 18 che di grattacapi ne ha parecchi e da parecchio tempo, ma che ora ha trovato una porta alla quale bussare per tentare di stare meglio.




