Case di comunità, Rossi e Cominelli: «Bene, ma restano preoccupazioni»

Per il segretario provinciale della Federazione italiana dei medici di medicina generale e la consigliera regionale del Pd il modello è convincente, ma rimangono carenze
La Casa di comunità in via Marconi - © www.giornaledibrescia.it
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«Ben vengano le Case di comunità, ma è bene che i medici di famiglia rimangano nei loro studi, connessi – magari con reti e portali funzionanti – con queste nuove strutture».

A ribadirlo è Angelo Rossi, segretario provinciale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), che precisa: «Con telemedicina e telemonitoraggio si punti a far viaggiare le informazioni più che i pazienti (costretti a fare riferimento a Cdc che si trovano anche a 20-30 km da casa) e i medici, già oberati di lavoro.

Continuità assistenziale

Nelle Cdc ha senso che risieda la continuità assistenziale. Anche perché non c’è spazio per i medici di famiglia. Nella Bassa e nelle Valli oltretutto sono pochi e quelli che si sono hanno una media di 1.800 assistiti ed è meglio che stiano nei loro ambulatori connessi con l’hub delle Cdc, specialmente se organizzati in forma associata con studi già aperti 10-12 ore al giorno».

Del resto «anche l’Acn prevede che i medici di famiglia si mettano a disposizione dei Distretti per un numero definito di ore solo se non raggiungono il massimale di 1.500 assistiti. E in Lombardia mediamente ogni medico ne ha 1.600, con punte elevate nelle zone più scoperte».

Giudizio positivo

Rossi lavora come medico di famiglia a Leno, dove la Cdc è aperta da tempo. Il suo giudizio, nei confronti dei servizi offerti, è positivo: «Per le problematiche socioassistenziali c’è uno sportello unico. Mi riferisco, ad esempio, ad attivazione di presidi, assistenza domiciliare integrata, dimissioni protette e messa in lista per l’ingresso in Rsa». Il segretario parla anche di «buona connessione con gli infermieri di famiglia» e, tornando al discorso di prima, aggiunge che «sarebbe molto utile se dessero una mano ai medici di famiglia nei loro studi».

Carenze

Il modello delle Cdc convince anche Miriam Cominelli, consigliera regionale del Pd, ma secondo lei «la Regione non ha colto fino in fondo l’occasione per rilanciare davvero la sanità territoriale. Un’esigenza emersa con forza durante la pandemia: il nostro sistema resta troppo ospedalecentrico, mentre gli ospedali dovrebbero essere riservati alle acuzie, affidando al territorio la presa in carico dei cronici».

Cominelli riconosce l’impegno delle Asst che «stanno facendo il possibile per portare avanti i lavori e attivare i servizi», ma resta il nodo del personale: «La carenza di infermieri è già oggi seria, e il trend per i prossimi anni non lascia presagire miglioramenti. Una Regione come la nostra avrebbe dovuto avviare da tempo un confronto serio con il governo, invece di arrivare impreparata al momento in cui le Cdc devono essere riempite. La programmazione andava fatta meglio e servono misure di welfare per rendere più attrattive le zone periferiche».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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